Esteri

FdI smonta le fake news russe sul conflitto in Ucraina

In occasione dall'anniversario dei 4 anni dallo scoppio del conflitto in Ucraina, il centro studi di fdi, vero fiore all'occhiello del partito della premier, ha preparato un dossier assai accurato che svela tutte le fake news che la propaganda russa ha sparso a piene mani in questi anni, spacciandole per verità. 

"4 anni di lotta per la libertà" è il titolo del dossier lungo 33 pagine che viene presentato in una sala Zuccari gremitissima ( decine di persone sono costrette a rimanere fuori per eccessiva capienza) con ospiti di eccezione a cominciare dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovan Battista Fazzolari, che suo malgrado viene coinvolto nella solita stucchevole strumentalizzazione sul referendum, con buona pace degli inviti alla moderazione da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella pochi giorni fa al Csm. Ad una precisa domanda un pò provocatoria di un giornalista prima del convegno sul come voterebbe Putin al referendum, Fazzolari in maniera altrettanto provocatoria ha semplicemente detto che in Russia non esiste la separazione delle carriere e quindi giocoforza non potrebbe che votare no. Questa affermazione ha scatenato le opposizione che hanno accusato in maniera assolutamente strumentale Fazzolari di aver paragonato chi vota no a Putin.  La solita polemica che mira ad avvelenare i pozzi e che riporta il confronto sul referendum ai toni polemici che nulla hanno a che fare col merito della riforma della giustizia, attesa da decenni.

Il convegno che ha visto la partecipazione anche del presidente del Copasir Lorenzo Guerini e dei direttori Claudio Cerasa, del Foglio, Mario sechi di Libero, di Federico Rampini del Corriere della Sera, in collegamento da New York, del youtuber russo Anton Sokol, del giornalista Vladislav Maistroux, oltre alla presenza in sala della sorella della premier Arianna Meloni e dei capigruppo di camera e senato Galeazzo Bignami e Lucio Malan. 

"Agli albori dell’invasione russa dell’Ucraina, la Russia riteneva di poter conquistare l’intera Nazione in pochi giorni. Come riferito da un militare russo catturato dagli ucraini, il Presidente Vladimir Putin era convinto che la Russia sarebbe riuscita a conquistare l’intera Ucraina in 3 giorni, tanto che le scorte di viveri distribuite ai soldati erano tarate su quel lasso di tempo1. Una narrativa non nuova, infatti nel 2014 – in un colloquio con l’allora Presidente della Commissione UE Josè Barroso – Putin aveva affermato: «Se voglio prendo Kiev in due settimane».
Questa convinzione si basava su valutazioni dell’intelligence di Mosca, con scenari prospettati dal Servizio federale per la sicurezza e dal Ministro della Difesa Sergej Sojgu, secondo cui l’esercito russo avrebbe rapidamente imposto un cambio di regime a Kiev, imponendo una leadership filorussa e chiudendo il conflitto in tempi brevi." si legge nel dossier. Ma come ha giustamente fatto notare Fazzolari le cose sono andate ben diversamente grazie all'eroica resistenza ucraina e all'appoggio di Usa e Ue. Ma sull'Europa il sottosegretario svela un retroscena, riconoscendo il merito del premier di allora Mario Draghi e del presidente Sergio Mattarella di avere tenuto subito la barra dritta di fronte invece alle prime incertezze di Francia e Germania.

«Da questa guerra la Russia sta uscendo fortemente ridimensionata. Più dura la guerra, peggio è per Mosca… È oggettivamente complicato, per chi ha scatenato questa guerra, dichiarando che sarebbe durata pochi giorni, chiuderla senza avere nemmeno il controllo del Donbass che era uno dei pretesti utilizzati per scatenarla», ha ricordato il ancora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari. Mentre Lorenzo Guerini ha ribadito come sia assolutamente necessario che anche l'opposizione mantenga fermo il suo sostegno alla causa ucraina ( alludendo non solo ai cinque stelle evidentemente ma anche ad una parte del suo stesso partito). 

"Il governo è sempre stato molto compatto sul sostegno a Kiev», ha ricordato Fazzolari, precisando che «abbiamo messo più volte la fiducia su più provvedimenti anche per ragioni di tempo e di semplicità, ma non c’è mai stato un problema nella maggioranza sul sostegno all’Ucraina». E ancora: «In tutto questo gioco di trattative il pericolo più grande che abbiamo è quello di giungere alla fine a una pace tra Mosca e Kiev senza aver inglobato pienamente l’Ucraina nel contesto europeo, nel nostro sistema di difesa o nel nostro sistema dell’Unione Europea». «È interesse dell’Italia e dell’Europa che l’Ucraina resista» poiché il destino del Paese aggredito e quello del vecchio continente sono complementari."

Il dossier sembra smontare anche la narrazione che vuole la Russia vicinissima alla vittoria, considerando che al gennaio 2026, la Russia ha conquistato circa 75.000 km² di territorio ucraino (circa il 12% del Paese) e ne controlla circa 120.000 km² (circa il 20%) se si includono Crimea e parti del Donbass, già sotto occupazione russa prima del 2022.
Secondo un’analisi dell’Institute for the Study of War (ISW) del 2 febbraio 2026: «È improbabile che, verso Slovyansk, le forze russe rispettino le scadenze che si sono posti per la primavera 2026 senza ricevere rinforzi aggiuntivi o declassare l'offensiva di Kupyansk. Le forze russe hanno raggiunto Lyman per la prima volta nel novembre 2025 a seguito di intensificate operazioni offensive nella zona ma non sono state in grado di consolidare questi successi e compiere progressi tatticamente significativi vicino o all'interno di Lyman stessa nei mesi successivi. L'ISW continua a ritenere che le forze russe siano almeno a diversi mesi di distanza dal poter iniziare un'offensiva terrestre contro la Cintura delle Fortezze ucraine da nord o da est.

Autore Vincenzo caccioppoli
Categoria Esteri
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