"Per amore della propria terra di origine ha generosamente accettato, in condizioni di emergenza, di candidarsi raccogliendo l'invito unanime di varie forze politiche, sociali e culturali che gli hanno chiesto di concorrere in una campagna elettorale che si è preannunciata sin dall'inizio molto in salita.Sono state elezioni molto particolari, convocate in fretta e furia dal presidente uscente Occhiuto, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia. Sono sempre più i cittadini che si allontanano dalla partecipazione alla politica, forse perché la ritengono ormai ridotta a una sommatoria di calcoli e convenienze. Questo ci amareggia e ci spinge a metterci in discussione e a fare ancora di più per dimostrare che no, non siamo 'tutti uguali' nel modo di intendere la politica. Sono convinto però che questa dedizione e questo impegno non siano stati vani, perché Pasquale è riuscito a costruire in pochissimo tempo un nuovo percorso politico, con programmi e proposte che ci consentiranno di avere posizioni forti e chiare dall'opposizione e ci aprono a un futuro di speranza, per lavorare alla Calabria che verrà.A Occhiuto auguro buon lavoro: noi vigileremo affinché le urgenze dei calabresi rimangano sempre al primo posto".
Queste le parole di Giuseppe Conte a commento del risultato elettorale relativo al rinnovo del Consiglio regionale della regione Calabria. Il risultato di queste elezioni è stato commentato dalla destra anche come una risposta alle manifestazioni pro Gaza che hanno visto sfilare milioni di persone in tutta Italia.
Che cosa c'entra Gaza con la Calabria? Vallo a sapere. Eppure secondo alcuni tale risultato sarebbe una conferma del consenso nei confronti del governo Meloni,,, pertanto, facendo indirettamente intendere che la premier sarebbe favorevole al genocidio in corso in Palestina!
Queste, invece, alcune delle ragioni reali del voto anticipato in Calabria.
Le dimissioni di Roberto Occhiuto dalla presidenza della Regione hanno segnato il punto più basso di una parabola politica che, fin dall'inizio, ha mostrato crepe profonde. Lungi dall'essere un gesto di coraggio o di responsabilità istituzionale, la mossa è stata un tentativo disperato di preservare un ruolo e una posizione di potere ormai compromessi.
La sua decisione di lasciare l'incarico è arrivata in un momento delicatissimo, con un'inchiesta della procura di Catanzaro che coinvolge anche membri del suo entourage. Le tensioni interne al centrodestra calabrese si sono ormai trasformate in un vero e proprio scontro aperto: da un lato, chi ancora prova a difendere la linea dell'ex presidente; dall'altro, una crescente fetta di dirigenti che ne hanno prese le distanze, probabilmente stanchi delle ombre giudiziarie e del logoramento politico.
La scelta di anticipare il voto regionale ha un chiaro valore tattico: evitare che le indagini arrivassero a conclusione prima della naturale scadenza del mandato elettorale, scansando il rischio di un impatto devastante sulla campagna. Un gesto che molti analisti interpretano come un segnale di debolezza più che di abilità strategica. Occhiuto aveva ricevuto un avviso di proroga indagini di sei mesi, a partire dal 24 maggio. Il termine naturale, era così il 24 novembre e lui è riuscito ad imporre il voto già ad ottobre e quindi prima della scadenza.
Nonostante la vittoria netta, rimane la possibilità che per Occhiuto il ciclo politico possa non proseguire. Infatti, in definitiva, più che di un colpo di teatro, la sua si tratta di una resa mascherata da gesto politico. Il tentativo di mantenere il controllo rischia di trasformarsi in un boomerang, proprio in vista della conclusione delle indagini e degli eventuali sviluppi giudiziari.
Ripetiamolo. L'essersi dimesso per Occhiuto è stato un fatto studiato nei minimi particolari. Così facendo, non ha potuto reiterare il reato e ciò lo mette al riparo dalla possibilità tecnica di una eventuale misura cautelare, anche se rimane l'interdizione dai pubblici uffici, visto che il reato per cui potrebbe finire a giudizio è quello di peculato. Le decisioni tattiche del riconfermato presidente alla regione Calabria sono supportate anche da un altro motivo: la Procura che lo sta indagando non è certo guidata da un magistrato che possa essere etichettato come toga rossa.
Comunque, tra poco più di un mese, quando si chiuderanno le indagini sapremo se quelle appena riportate siano solo speculazioni o anticipazioni. Non resta che attendere. Per il momento, giustamente, i (post) fascisti festeggiano. Dopo, si vedrà.


