Nuova bufera politica negli Stati Uniti sul caso Jeffrey Epstein. Una commissione del Congresso ha emesso una citazione a comparire (subpoena) nei confronti della ministra della Giustizia Pam Bondi, chiedendole di testimoniare sotto giuramento nell'ambito dell'indagine sulla gestione dei documenti legati al finanziere condannato per reati sessuali.
La convocazione è stata disposta dalla House Oversight Committee, la commissione di vigilanza della Camera dei Rappresentanti, che intende interrogare Bondi a porte chiuse il 14 aprile. I parlamentari vogliono chiarimenti su come il Dipartimento di Giustizia abbia raccolto, esaminato e reso pubblici i milioni di pagine di documenti relativi al caso Epstein.
La citazione verte sul sospetto che il Dipartimento di Giustizia abbia oscurato o trattenuto informazioni sensibili, tra cui i nomi di figure influenti che avrebbero avuto rapporti con Epstein.
Il finanziere, morto nel 2019 in carcere mentre era detenuto con l'accusa di traffico sessuale di minori, aveva costruito negli anni una rete di relazioni con leader politici, imprenditori e personaggi di primo piano dell'élite internazionale.
I membri del Congresso sostengono che molte delle parti oscurate nei documenti pubblicati vadano oltre le limitate eccezioni consentite dall'Epstein Files Transparency Act, la legge approvata quasi all'unanimità dal Congresso nel novembre scorso per rendere più trasparenti gli atti dell'inchiesta.
Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre deciso di non pubblicare una parte consistente del materiale, sostenendo che sia coperto da privilegi legali.Un portavoce del Dipartimento ha definito la convocazione della commissione “completamente inutile”, spiegando che i parlamentari hanno già avuto accesso a versioni integrali non censurate dei documenti in una struttura del ministero.
Secondo Washington, Bondi e il suo vice Todd Blanche dovrebbero comunque partecipare a un briefing riservato con la commissione già mercoledì, nell'ambito del confronto sull'attuazione della legge sulla trasparenza dei file Epstein. Il portavoce ha aggiunto che la ministra continua a incontrare membri del Congresso per discutere la gestione dei documenti e fornire chiarimenti.
Bondi ha dichiarato che oltre 500 avvocati del Dipartimento di Giustizia sono stati impegnati in tempi molto stretti per analizzare l'enorme mole di materiale legato al caso.
Le autorità hanno ammesso che ci sono stati errori nella pubblicazione iniziale dei file, ma respingono con decisione le accuse secondo cui sarebbero stati protetti individui potenti.
Il dossier Epstein continua però a rappresentare un problema politico anche per l'amministrazione. La questione ha infatti accompagnato Bondi per tutta la sua permanenza alla guida del Dipartimento di Giustizia sotto la presidenza di Donald Trump.
Lo scorso luglio alcuni sostenitori dello stesso Trump avevano accusato la ministra di aver insabbiato informazioni, dopo che il Dipartimento aveva annunciato che non sarebbero stati diffusi ulteriori documenti relativi alle indagini.
La vicenda ha riacceso anche l'attenzione sui vecchi rapporti tra Trump ed Epstein. L'ex presidente ha sempre sostenuto di aver interrotto ogni relazione con il finanziere anni prima della condanna del 2008 e ha dichiarato di non aver mai visto prove di traffico sessuale.
Finora Trump non è stato accusato da alcuna autorità giudiziaria di reati legati al caso Epstein.
Un caso ancora politicamente esplosivo
A distanza di anni dalla morte di Epstein, il suo dossier resta uno dei più controversi e politicamente sensibili negli Stati Uniti.
La testimonianza richiesta a Pam Bondi potrebbe ora diventare un nuovo capitolo di una vicenda che continua a sollevare una domanda centrale: quanto si sa davvero della rete di relazioni costruita dal finanziere e chi, eventualmente, è stato protetto dal silenzio dei documenti ancora segreti.


