Sono trascorsi 6 anni da quando, nel 2019, l’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese pubblicò il documento "China’s National Defense in the New Era, testo programmatico della strategia militare e geopolitica di Pechino nel contesto dell'Era Digitale.

Questa pubblicazione si inseriva in un quadro di crescente competizione tra le superpotenze globali, con gli Stati Uniti e la Cina che si contendono l’egemonia mondiale in ambiti militari, economici e tecnologici. Infatti, la Cina, sotto la guida del presidente Xi Jinping, ha adottato un approccio strategico di rafforzamento delle proprie capacità militari, finalizzato a tutelare la sovranità nazionale, gli interessi strategici e a proiettare potenza nel contesto internazionale.

Il documento evidenzia come Pechino percepisca le minacce esterne in modo molto diretto, identificando i “separatisti” di Taiwan, del Tibet e dello Xinjiang come le principali fonti di instabilità. La questione di Taiwan rappresenta il nodo centrale delle tensioni regionali, con la Cina che considera l’isola una provincia ribelle da riunificare sotto il controllo di Pechino.
La dichiarazione sottolinea anche che “Paesi esterni alla regione conducono frequenti ricognizioni ravvicinate sulla Cina per via aerea e marittima ed entrano illegalmente nelle acque territoriali cinesi e nelle acque e nello spazio aereo vicino alle isole e alle barriere coralline cinesi, minando la sicurezza nazionale della Cina“.

In questo quadro, il documento definisce gli obiettivi prioritari della difesa nazionale, tra i quali leggiamo (testualmente): "opporsi e contenere la indipendenza di Taiwan” e "reprimere i sostenitori di movimenti separatisti come gli indipendentisti del Tibet e la creazione del Est Turkistan”, "salvaguardare i diritti e gli interessi marittimi della Cina" e "tutelare l’unità territoriale".

Il documento del 2019 stabilisce tre grandi traguardi temporali per lo sviluppo delle capacità militari cinesi.  
Entro il 2020, l’obiettivo era raggiungere la "meccanizzazione" con un significativo potenziamento dell'informatizzazione e delle capacità strategiche. Si trattava di dotare le Forze Armate di strumenti avanzati di combattimento, integrando tecnologia e capacità di combattimento tradizionali.
Entro il 2035, la Cina puntava a completare la modernizzazione della propria dottrina militare, della struttura organizzativa e degli armamenti, avvicinandosi a uno standard di forza armata moderna e innovativa, rinnovando completamente le capacità operative, di personale e tecnologiche.
Il traguardo più ambizioso è rappresentato dal 2049, centenario della fondazione della Repubblica Popolare, quando Pechino ambisce a trasformare l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) in una forza militare di livello mondiale, capace di operare efficacemente in scenari complessi e in grado di sostenere confronti di pari capacità con altre potenze.
Inoltre, nel 2020 è stata introdotta una fase intermedia per il 2027, che mira ad accelerare lo sviluppo integrato e la capacità di operare in ambienti di guerra moderna dominati dall’intelligenza artificiale e dalla guerra elettronica.

Le implicazioni geopolitiche e strategiche del documento "China’s National Defense in the New Era" sono importanti.
La strategia militare cinese si inscrive in un processo di riqualificazione della propria presenza internazionale, che mira a garantire la sicurezza degli interessi nazionali e a rafforzare il ruolo di Pechino come potenza globale.
La crescente capacità militare cinese rappresenta una sfida diretta agli Stati Uniti, che tradizionalmente hanno dominato gli scenari di sicurezza globale. Come evidenziato dallo stesso documento, la Cina si impegna a "contrastare le operazioni di ricognizione e le intrusioni straniere nelle proprie acque e nello spazio aereo", considerandole minacce dirette alla sovranità.

L’espansione delle capacità militari cinesi ha anche implicazioni per la stabilità regionale e globale. La presenza militare nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale, le esercitazioni navali e la modernizzazione delle forze terrestri sono segnali chiari di un’attitudine sempre più assertiva. La Cina mira a creare un ambiente in cui possa difendersi efficacemente da interventi esterni e, allo stesso tempo, esercitare una crescente influenza nella regione Asia-Pacifico e oltre.

Uno degli sviluppi più importanti riguarda il varo di nuove portaerei di tecnologia avanzata. Nel 2019, la Cina ha completato la sua seconda portaerei, la Shandong, basata su tecnologia domestica e dotata di sistemi di propulsione e di combattimento migliorati rispetto alla prima unità, Liaoning. Questa nave, lunga circa 315 metri, rappresenta un passo fondamentale nel rafforzamento della capacità di proiezione di potenza in mare aperto.
Nel 2022, Pechino ha varato la sua terza portaerei, la Fujian, che si distingue per il sistema di propulsione ad energia elettrica e per la tecnologia di antenna radar AESA di ultima generazione, che permette di migliorare significativamente le capacità di comando e controllo.
Parallelamente, la Marina cinese ha varato le navi della classe Type 055, tra le più grandi e tecnologicamente avanzate al mondo. Queste fregate, lunghe circa 180 metri, sono equipaggiate con missili ipersonici, sistemi di difesa antimissile e radar a lunga gittata AESA, offrendo capacità di combattimento multidominio e di controllo delle aree marittime strategiche.
Inoltre, ha intensificato la costruzione di sottomarini di nuova generazione. Nel 2020, ha introdotto i sottomarini di classe Hualong (tipo 094A), dotati di missili balistici per la deterrenza nucleare strategica, e di classe Yuan, con capacità di operare in profondità e dotati di sistemi di combattimento stealth per operazioni di lunga durata.

Le esercitazioni navali di massa, spesso condotte nel Mar Cinese Meridionale, mostrano la capacità della Cina di testare queste nuove unità e armi in scenari di alta intensità.
Nel 2021, la PLAN ha condotto esercitazioni con oltre 50 unità navali, inclusi i nuovi cacciatorpediniere di classe Type 055 e i sottomarini nucleari di classe Hualong, esercitazioni che hanno come obiettivo la verifica e il consolidamento delle capacità di combattimento e di deterrenza strategica.

 La Cina ha anche investito considerevolmente nella ricerca e sviluppo di missili, come gli ipersonici DF-17, che possono manovrare in volo per aggirare i sistemi di difesa antimissile occidentali.

Lo sviluppo militare cinese è significativo anche per le tecnologie di guerra elettronica e di intelligence avanzata. 
La Cina ha sviluppato reti di sensori integrati, costituiti da sistemi satellitari, droni, navi e piattaforme terrestri, che raccolgono dati in tempo reale su segnali, immagini e comunicazioni. Questi sensori sono collegati tramite reti di telecomunicazioni sicure, permettendo una sorveglianza continua e ad alta risoluzione di vaste aree strategiche.
La flotta satellitare cinese di nuova generazione include satelliti ad alta risoluzione ottica e radar SAR (Synthetic Aperture Radar), capaci di operare anche in condizioni di maltempo o oscurità. Questi satelliti forniscono intelligence tattica e strategica su movimenti militari, infrastrutture e installazioni nemiche.
I sistemi di jamming di ultima generazione sono in grado di disturbare e neutralizzare segnali radar, comunicazioni satellitari e reti di comando nemiche a centinaia di chilometri di distanza. Possono essere installati su piattaforme mobili come veicoli blindati, navi e aerei, e sono dotati di capacità di targeting intelligente per concentrare le interferenze su obiettivi specifici.
Sono stati sviluppati nuovi sistemi di intercettazione per monitorare comunicazioni nemiche e segnali elettronici, grazie a sistemi di intelligenza artificiale e machine learning capaci di analizzare grandi volumi di dati raccolti dalle reti di sensori e satelliti. Questi sistemi AI consentono anche di coordinare i droni EW autonomi di nuova generazione e i sistemi di combattimento aereo equipaggiati con sensori di guerra elettronica, in modo che possano operare in modo indipendente o integrato (sciame).

La Cina, fino ad oggi sulla difensiva, ha iniziato a trasformarsi in una potenza militare in grado di intervenire a livello mondiale, come lo sono gli USA e la Russia, e intende farlo entro il 2049, seguendo un preciso progetto di innovazione tecnologica e riforma strutturale delle proprie forze armate.
Il "China’s National Defense in the New Era" del 2019 (link ) rappresenta un documento chiave per comprendere la visione strategica di Pechino, che combina un forte senso di sovranità con una politica di modernizzazione militare altamente ambiziosa, con implicazioni profonde per la sicurezza internazionale, il bilanciamento dei poteri e la stabilità regionale.