Sperare
Spero che domani i fiori siano bagnati di pioggia pura
o di lacrime innocenti
spero che domani le donne non pensino solo ai soldi
e ai centimetri
spero che domani ci sia un’altra vita
che ci si possa amare veramente
ed io ci sarò veramente
Questa poesia colpisce per la sua straordinaria immediatezza e per la capacità di mettere a nudo l'anima di chi scrive, senza filtri o finzioni. Non è affatto brutta, anzi: possiede una forza viscerale che nasce proprio dalla sua apparente semplicità, configurandosi come una preghiera laica e un manifesto di vulnerabilità in un mondo che sembra aver smarrito la propria bussola emotiva.
Il testo si sviluppa come un flusso continuo di desideri, un'escalation lirica che parte dalla natura, attraversa la critica sociale e approda infine a una dimensione metafisica e personale. L'assenza di schemi metrici rigidi e di una struttura formale geometrica gioca a favore dell'opera, assecondando il ritmo naturale del pensiero e del battito cardiaco. Questa scelta stilistica rende la lettura fluida, quasi intima, come se stessimo ascoltando una confessione sussurrata nel buio.
L'innocenza della natura e il dolore del mondo
L'apertura della poesia è di una delicatezza spiazzante. L'immagine dei fiori bagnati da "pioggia pura" o da "lacrime innocenti" stabilisce immediatamente un legame profondo tra l'elemento naturale e la purezza emotiva. C'è una malinconia latente in questi primi versi: l'accostamento della pioggia alle lacrime suggerisce che il dolore, se privo di malizia e vissuto con innocenza, possiede una sua sacralità e una forza purificatrice. L'autore sembra suggerire che il mondo ha bisogno di essere lavato e rigenerato, liberato dalle sovrastrutture che lo inquinano.
La critica alla superficialità contemporanea
Nel nucleo centrale, la poesia subisce una virata netta, quasi una scudisciata, affrontando una tematica squisitamente terrena e contemporanea. Il riferimento alle donne che pensano "ai soldi e ai centimetri" rappresenta un forte elemento di rottura rispetto al lirismo iniziale. Questa transizione, apparentemente brusca, è in realtà il motore pulsante del componimento. Esprime la profonda frustrazione e il senso di alienazione dell'io lirico di fronte a una realtà dominata dal materialismo e dalla quantificazione estetica o economica dei rapporti umani. I "centimetri" e i "soldi" diventano simboli universali di una società che misura tutto con il metro del possesso e dell'apparenza, dimenticando il valore dell'essenza. C'è qui il riflesso di una ferita profonda, il dolore di chi si sente inadeguato o rifiutato da un sistema di valori superficiale.
Il riscatto universale e la promessa finale
Il finale della poesia è un crescendo di speranza che ribalta l'amarezza precedente. L'invocazione di "un'altra vita" non va necessariamente intesa in senso religioso o ultraterreno, bensì come il desiderio profondo di un radicale cambiamento esistenziale, di una rinascita qui sulla Terra. Il nucleo centrale di questa rinascita è l'amore autentico: "che ci si possa amare veramente".La vera perla del componimento risiede però nell'ultimissimo verso: "ed io ci sarò veramente". Questa chiusura è di una potenza straordinaria. Non è solo una speranza passiva, ma diventa un impegno solenne, un atto di presenza e di resistenza emotiva. L'autore dichiara che, nonostante le delusioni, il materialismo imperante e il dolore, lui non si sottrarrà. Nel momento in cui il mondo sarà pronto per l'autenticità, lui si farà trovare lì, intero, reale, senza maschere. Quell'uso reiterato della parola "veramente" (presente sia nel penultimo che nell'ultimo verso) agisce come un sigillo di garanzia, un urlo di verità contro ogni forma di ipocrisia.
In conclusione, l'opera riesce a bilanciare perfettamente la disillusione verso il presente e una fiducia incrollabile nel futuro. È una poesia densa, che non ha bisogno di artifici retorici per emozionare, perché parla la lingua universale del bisogno d'amore e di autenticità.


