Domanda pleonastica perché non farsi sottrarre quattrini dalla cassa è compito normale di qualsiasi amministrazione ed è compito primario ed inderogabile dell’amministrazione fiscale soprattutto se la continuità e l’entità della ruberia all’erario crea l’emergenza sistemica di cassa ed impedisce di “governare” (ma così non la pensano Istituzioni e Politici).

Il 17 ottobre il Consiglio dei Ministri n.146 vara la Manovra di bilancio 2026 (il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028) obbligatoriamente modesta, la più modesta almeno dal 2014 sottolinea l’Osservatorio dei conti pubblici italiani guidato dal dott. Cottarelli, perché non ha soldi per finanziarla, deve rispettare il percorso concordato di risanamento dei conti pubblici e le “nuove regole europee permettono sì un più graduale aggiustamento del deficit rispetto al passato, ma una volta concordato il percorso di rientro, come definito dal sentiero della cosiddetta “spesa netta”, impongono che “la manovra deve essere quasi interamente finanziata da misure di copertura, al contrario di quanto spesso era avvenuto in passato”.

Il Comunicato stampa del Cdm spiega che la manovra “non comporta un aumento del disavanzo pubblico, è responsabile e sostenibile, conferma il percorso di risanamento dei conti dello Stato con la priorità verso i redditi più bassi, il lavoro dipendente, il ceto medio, la famiglia, le imprese attraverso misure mirate. Sostiene il potere d’acquisto delle famiglie, rafforza il sistema sanitario e favorisce la competitività delle imprese” ed elenca le misure.

Il Premier Giorgia Meloni presenta in conferenza stampa la "manovra seria ed equilibrata, che va letta nel solco delle precedenti; vale 18,7 miliardi, è più leggera delle precedenti (pesa la situazione complessiva” e “ricorda che nel 2026 le casse dello Stato verseranno 40 miliardi per il superbonus, più del doppio della legge che stiamo varando"); risponde “ai bisogni concreti di famiglie, imprese, lavoratori ed ha quattro priorità: sostegno alla natalità, taglio del fisco, contributi alle famiglie e aumento dei fondi per la sanità". Puntualizza che l'incremento delle spese per la difesa "verrà coperto con misure aggiuntive rispetto alla legge di Bilancio". E intervistata dal Sole24h chiarisce che “abbiamo fatto quello che era possibile fare con le risorse a disposizione. Avremmo voluto fare di più da subito, ma avremmo potuto farlo solo se i conti dello Stato non fossero stati gravati dalle misure scellerate che abbiamo ereditato”.

Il Ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti puntualizza che “tutti hanno capito che non c’è un’opera di aumento della pressione ma di redistribuzione a sostegno dei più deboli (“per quanto riguarda le pensioni minime, abbiamo previsto un incremento di 20 euro mensili”). E riconferma che “l’impegno del Governo è proseguire da un lato nell’azione di sostegno del potere di acquisto delle famiglie, delle imprese e per il sociale, dall’altro assicurare la sostenibilità della finanza pubblica.

Essa è coerente con il percorso della spesa netta indicato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029 e confermato nel Documento programmatico di finanza pubblica 2025”. E l’impegno nel rigoroso rispetto del Piano di riassetto dei conti pubblici viene subito premiato. Il 18 ottobre, l’Agenzia Dbrs alza il rating dell'Italia ad 'A' - trend stabile ed il Ministro Giorgetti esulta: “frutto del lavoro costante di questi tre anni di governo, l’Italia torna in serie A con grande orgoglio”. Il 17 ottobre, in contemporanea che il varo della Manovra 2026 (modesta perché mancano soldi), l’Istat informa, con il Rapporto sull’economia non osservata nei conti pubblici”, che i soldi potrebbero anche esserci e cambierebbe anche la Manovra 2026 se l’impianto di contrasto alla slealtà fiscale dei Direttori delle entrate non si lasciasse fregare un centinaio di miliardi all’anno. Cioè, diventerebbe anche un falso problema l’obiettivo prioritario di rientro del deficit nel parametro del -3%/Pil con conseguente uscita dalla Procedura di infrazione e facoltà di utilizzare la Clausola di salvaguardia per la difesa (permette di escludere la spesa dal paniere di calcolo della spesa vincolata ai parametri del Patto). Cioè non sarebbe necessario utilizzare i soldi dei contribuenti per pagare gli interessi perché la crescita non ne produce a sufficienza (gli interessi verrebbero pagati dall’evasore fiscale) e rimarrebbero soldi sufficienti per un taglio strutturale consistente delle tasse per tutti e per migliorare i servizi di Stato.

Istituzioni e Politici evidentemente non leggono (o cestinano) i Rapporti dell’Istat. Anche quelli dell’opposizione (si limitano ad invocare soldi che non ci sono). Il senatore Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria del Pd chiosa: “è la manovra più modesta e rinunciataria degli ultimi anni. Di fronte a un'economia ferma, ai contraccolpi dei dazi americani e all'aumento delle disuguaglianze, il governo ha scelto la strada dell'austerità e della stagnazione. Tiene i conti in ordine, ma senza una strategia di crescita: il risultato è una manovra con un impatto zero sul Pil e addirittura negativo sugli investimenti. La pressione fiscale resta inchiodata al massimo degli ultimi dieci anni, mentre la sanità e molti altri servizi pubblici continuano a essere sotto finanziati”. Il leader M5s Giuseppe Conte scrive che: "il governo italiano annuncia una "manovrina" di bilancio in cui si pensa di affrontare col secchiello lo tsunami che colpisce milioni di italiani, alle prese con stipendi bassi, con oltre 20 miliardi in 3 anni di tasse che si mangiano i salari assieme a inflazione e carovita, con pensionati minimi a cui arriveranno 20 euro in più. Misure del tutto insufficienti per imprese che sono in crollo industriale da 31 mesi su 34, per una sanità nemmeno lontanamente vicina al 7% del Pil a cui doveva arrivare subito, per scuole che cadono a pezzi come raccontano le cronache”. Nessuno si è ancora accorto che l’Istat, ogni 2 anni, avverte che il modello dei Direttori delle entrate di contrasto alla slealtà fiscale non la contrasta e si lascia fregare più soldi di quelli che servono - che tutti invocano e si rinfacciano di non utilizzare.

Oltretutto, la stima è riduttiva come spiega l’Istat nel glossario, perché, ad esempio, non rientrano nelle stime le grandi imprese (con oltre 100 addetti) e le imprese che presentano condizioni di non trattabilità-di esclusione, avvalorando il falso luogo comune che ad evadere siano solo i lavoratori autonomi-i commercianti, cioè che l’evasione fiscale sia solo un fenomeno di massa per piccole cifre (infatti mancano le grandi cifre dei potenziali grandi evasori-elusori). Il glossario recita: “L’esclusione delle grandi imprese (oltre 100 addetti) dalla procedura di rivalutazione del valore aggiunto sommerso è dettata dal fatto che le evidenze delle analisi sugli accertamenti fiscali indicano che in genere le imprese di più grandi dimensioni adottano comportamenti evasivi complessi con strategie di tax planning che travalicano i confini nazionali.

In questo contesto, la stima necessiterebbe di modelli ad hoc (differenti da quelli individuati per le imprese di minori dimensioni) e accordi di coordinamento internazionali (che consentano di ri-allocare fra Paesi il valore aggiunto non dichiarato dalle imprese di maggiori dimensioni). Le condizioni di non trattabilità ed esclusione riguardano: (1) unità per le quali non esiste per definizione il fenomeno della sotto-dichiarazione quali le imprese controllate da unità istituzionali che fanno parte del settore delle Amministrazioni Pubbliche, oppure operanti in mercati regolamentati; (2) imprese per le quali non c’è adeguata disponibilità di fonti informative; (3) imprese per cui particolari eventi (procedure fallimentari, amministrazione controllata) o lo stato di avviamento impediscono un’efficiente applicazione dei modelli; (4) unità con valori economici influenzati da specifiche condizioni (imprese la cui attività principale è la compravendita di beni immobili propri, in cui il trattamento degli immobili come attivo circolante distorce la definizione di valore aggiunto). Appare sorprendente la sottovalutazione dei recenti rapporti (Rapporto Istat sul “noe” del 17 ottobre e Rapporto della Commissione per l’analisi del Magazzino fiscale del 18 settembre) che suggerirebbero una Commissione di valutazione delle qualità del vigente modello di contrasto alla slealtà fiscale e di riscossione. I numeri dicono che, dal 2000 (anno di nascita dell’Agenzia delle entrate), è stato cumulato meno debito dei soldi che i Direttori delle entrate si sono lasciati fregare e non sono riusciti ad incassare.

Cioè l’Istat sta informando i contribuenti (titolari effettivi – datori di lavoro dell’impresa Stato) che stanno stipendiando e finanziando Istituzioni–Politici–Esecutivi PA (i dipendenti dell’impresa Stato) che non avevano mai coperture - soldi e dissestavano i conti indebitandosi perché non si erano mai accorti che i soldi venivano fregati e adesso confezionano Manovre modeste (e continueranno a confezionarle) per rimettere in sesto i conti (e non riusciranno a normalizzare il debito) e perdono tempo a dibattere-correggere-sceneggiare/scambiarsi sbeffeggi e contumelie per distrarre-rendere più digeribile il conto del riassetto a chi ha sempre contribuito (cioè l’oca va spennata senza troppi strilli per non pregiudicare la stabilità del Governo/della legislatura – per migliorare il rating) perché non sono ancora riusciti ad attrezzarsi per fare pagare il conto a chi non contribuisce (e continuerà a non contribuire)?