Neonato morso da un ratto in una tenda per sfollati: questa la vita quotidiana tra i sopravvissuti a Gaza
Le urla di Adam Al-Ustaz, appena 28 giorni di vita, quella notte erano diverse da tutte le altre. Grida acute, disperate, che hanno svegliato di colpo suo padre nella tenda di fortuna dove la famiglia vive dopo essere stata costretta a lasciare la propria casa, nell’area di Al-Maqousi, a ovest di Gaza City.
Quando Youssef Al-Ustaz si è precipitato dal figlio, si è trovato davanti a una scena che difficilmente dimenticherà: il volto del neonato coperto di sangue, segnato da profondi morsi sulla guancia. Un grosso ratto stava fuggendo dalla tenda.
Adam è stato trasportato d’urgenza all’Al-Rantisi Children’s Hospital, dove ora è sotto osservazione medica. È sopravvissuto a un attacco che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, ma il caso mette in luce una realtà diffusa e spesso invisibile: le condizioni estreme in cui vivono migliaia di famiglie sfollate nella Striscia di Gaza.
Il padre racconta con voce ancora segnata dallo shock: «Mi sono svegliato verso l’una di notte per un pianto strano, interrotto. Quando mi sono avvicinato ho visto il sangue sul viso del mio bambino e il ratto che scappava. Ho pensato solo a salvarlo».
La famiglia vive in una tenda di tela sottile, senza porte, né protezioni. All’interno, lo spazio è condiviso con roditori che ormai infestano i campi. La presenza di ratti è diventata costante, favorita dal sovraffollamento, dall’accumulo di rifiuti e dal degrado generale.«Non possiamo permetterci nemmeno i mezzi più semplici per tenerli lontani», spiega Al-Ustaz. La perdita del lavoro e la povertà diffusa impediscono a molte famiglie di difendersi anche dai pericoli più basilari.
Il caso di Adam non è isolato. Episodi simili vengono segnalati con crescente frequenza, soprattutto tra i più vulnerabili: i bambini. In un contesto già segnato dalla guerra, nuovi rischi emergono ogni giorno dentro i campi.
La famiglia Al-Ustaz è stata costretta a spostarsi più volte dall’inizio del conflitto, dopo la distruzione della loro casa nel quartiere Sheikh Radwan. L’attuale rifugio offre ben poco: freddo notturno, pioggia che filtra all’interno e una costante sensazione di pericolo.
In ospedale, i medici stanno curando le ferite del neonato e monitorano il rischio di infezioni batteriche, particolarmente elevate nei casi di morsi di roditori. I genitori non si allontanano dal suo letto, in attesa di segnali di miglioramento.
Quella che doveva essere una notte qualunque si è trasformata in un incubo. Un episodio che, più di molti altri, racconta con crudezza la fragilità della vita nei campi per sfollati e i pericoli quotidiani che incombono anche sui più piccoli.
fonte: Reem Sweisi per l'Agenzia WAFA
Questo accade perché lo Stato canaglia di Israele, lo Stato ebraico di Israele, nonostante quanto pattuito con l'accordo di cessate il fuoco, impedisce l'accesso a Gaza di tende e container, oltre che di beni di sopravvivenza, per consentire che la popolazione civile possa vivere se non decentemente almeno quel tanto che basta per non dover combattere con topi, malattie, epidemie.
Questa schifosa cattiveria è alimentata da quello che potremmo definire un vero e proprio disturbo mentale che affligge gran parte degli ebrei, israeliani e non, che pretendono di essere giustificati nel loro intento genocidario in quanto popolo eletto, detentore del possesso di tutto il territorio che si estende dal Giordano al Mediterraneo e, in base a ciò, giustificato nel compiere qualsiasi crimine per mettere in atto tale str.... stupidaggine.
E quel che è peggio è che la comunità internazionale, invece di mettere in atto ciò che imporrebbe il diritto internazionale a difesa del popolo palestinese, supporta questi delinquenti ebrei, israeliani e non, nel continuare a perpetrare i loro crimini... perché ebrei. E non a caso, perché in base a quanto anche il Parlamento italiano vuol fare, si pretende di voler etichettare come antisemita qualsiasi critica allo Stato ebraico di Israele.
A quei cerebrolesi, perché di cerebrolesi si tratta, che pretendono di adottare questa legge, sarebbe interessante chiedere quale sarebbe il loro giudizio nei confronti dello Stato ebraico di Israele, dei loro cittadini e dei loro supporter, se un buon ebreo rubasse loro beni, casa e vita.