Gaza City si trova in una condizione definita dalle Nazioni Unite come "niente di meno che catastrofica", mentre l'esercito israeliano continua l'offensiva di terra per il terzo giorno consecutivo. Secondo fonti delle Nazioni Unite, centinaia di migliaia di civili sono ancora intrappolati nella città, nonostante il flusso costante di persone che cercano di fuggire verso sud.


L'avanzata militare israeliana

L'esercito israeliano dichiara che le sue operazioni hanno l'obiettivo di smantellare l'infrastruttura di Hamas, liberare gli ostaggi ancora detenuti e sconfiggere circa 3.000 combattenti presenti a Gaza City, definita "la principale roccaforte" del gruppo. Le forze armate hanno intensificato le operazioni in diversi quartieri, tra cui Sheikh Radwan e Tal al-Hawa, colpiti da bombardamenti pesanti. Testimoni riferiscono della distruzione di numerose abitazioni tramite veicoli esplosivi telecomandati.

Il capo di stato maggiore israeliano, generale Eyal Zamir, ha ordinato ai suoi uomini di "intensificare i colpi contro Hamas" per riportare a casa gli ostaggi e smantellare le capacità militari e di governo del movimento.


Emergenza umanitaria e ospedali al collasso

La crisi umanitaria si aggrava di ora in ora. Olga Cherevko, portavoce dell'Ufficio  delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), ha dichiarato alla BBC di aver visto un flusso continuo di civili in fuga a piedi, molti con solo un materasso o una busta di plastica in mano. Tuttavia, centinaia di migliaia di persone restano bloccate nella città.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), gli ospedali della Striscia sono al limite del collasso: 17 strutture funzionano solo parzialmente, con tassi di occupazione dal 180 al 300%. Nel territorio restano appena 1.790 posti letto per una popolazione di 2,1 milioni di persone.

La situazione più grave riguarda l'ospedale pediatrico al-Rantisi di Gaza City, colpito da tre attacchi aerei che hanno danneggiato impianti elettrici, sistemi di comunicazione e serbatoi d'acqua. Circa 40 piccoli pazienti sono stati evacuati, mentre altri 40, inclusi bambini in terapia intensiva e neonati prematuri, sono ancora all'interno della struttura.

Il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha denunciato che l'offensiva israeliana "sta costringendo famiglie traumatizzate in aree sempre più ristrette, inadatte alla dignità umana".


Sfollamenti di massa e mancanza di rifugi

Dal mese di agosto, quando Israele ha annunciato l'intenzione di conquistare Gaza City, circa 200.000 persone sono state registrate dall'ONU mentre si spostavano verso sud. Solo negli ultimi giorni oltre 55.000 civili hanno compiuto il viaggio.

Tuttavia, per molti lo sfollamento è impossibile: i costi di trasporto sono proibitivi e chi riesce a partire lo fa spesso a piedi. Una volta raggiunte aree come Deir al-Balah o Khan Younis, i rifugi non sono garantiti. "Molti dormono per strada, senza sapere dove andare", ha dichiarato Cherevko.

Il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) ha lanciato un ulteriore allarme: donne costrette a partorire per strada, senza assistenza medica, ospedali, acqua potabile o condizioni igieniche minime.


Condanna internazionale
L'assalto a Gaza City, che prima della guerra contava circa un milione di abitanti e dove è stata confermata una carestia lo scorso mese, ha provocato forti critiche a livello globale.

Nonostante gli appelli delle organizzazioni internazionali per un cessate il fuoco e un accesso costante di aiuti umanitari, la situazione peggiora ogni giorno, con bombardamenti incessanti, civili intrappolati e strutture sanitarie ormai al limite.



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