Emerge un filo rosso inquietante nella stagione dell’Inter: la difficoltà cronica nel reggere l’urto contro avversari del proprio livello, o superiore. Il copione si ripete in Italia e in Europa, come certificato dall’ultimo 3-1 incassato a San Siro contro l’Arsenal, una delle squadre più brillanti del panorama continentale. La formazione di Cristian Chivu continua a dominare contro le medio‑piccole, ma si inceppa puntualmente quando il livello si alza.
In Serie A i nerazzurri hanno già rimediato sconfitte pesanti contro Juventus, Milan e Napoli, riuscendo a strappare solo un pareggio nel ritorno con i partenopei e una vittoria risicata contro la Roma. A completare il quadro, l’eliminazione immediata in Supercoppa per mano del Bologna. Numeri che raccontano una squadra capace di imporre il proprio gioco solo quando il divario tecnico è evidente.
Il trend si ripropone in Champions League: dopo quattro successi contro avversarie prive di tradizione europea, l’Inter ha incassato tre ko consecutivi contro Atletico Madrid, Liverpool e Arsenal. Il bilancio stagionale parla chiaro: sette sconfitte in ventotto partite, quasi tutte maturate contro rivali di rango.
Se in campionato la fragilità negli scontri diretti non ha impedito ai nerazzurri di mantenere la vetta, è altrettanto evidente come ciò sia più un indice della modestia generale della Serie A che della solidità dell’Inter. In Europa, dove il livello si alza e gli alibi svaniscono, le crepe diventano voragini. La lezione impartita dall’Arsenal a San Siro non è solo una battuta d’arresto: è uno specchio impietoso delle reali gerarchie del calcio continentale.


