Inflazione al 3% a giugno 2026, rallenta il carrello della spesa ma accelerano ancora i prezzi dell’energia
L’inflazione rallenta leggermente nel mese di giugno 2026, ma resta su livelli elevati e continua a incidere in misura diversa sui bilanci delle famiglie. Secondo i dati definitivi sui prezzi al consumo, l’indice nazionale per l’intera collettività, il NIC, al lordo dei tabacchi, non registra variazioni rispetto a maggio, mentre aumenta del 3% rispetto a giugno 2025. Il dato conferma la stima preliminare ed è inferiore al 3,2% rilevato nel mese precedente.
La stabilità dell’indice su base mensile nasconde movimenti differenti tra le varie componenti del paniere. Da una parte diminuiscono i prezzi degli alimentari non lavorati, mentre dall’altra aumentano quelli dei servizi legati al tempo libero, alla cura della persona e ai trasporti. Sul confronto annuale, invece, il rallentamento generale è dovuto soprattutto alla minore crescita dei prodotti alimentari freschi e di alcune categorie di servizi. A spingere ancora verso l’alto il costo della vita sono soprattutto i beni energetici.
I prezzi degli alimentari non lavorati, che comprendono numerosi prodotti freschi e maggiormente soggetti a oscillazioni stagionali, rallentano dal 5,5% di maggio al 4,4% di giugno. La crescita resta quindi sostenuta, ma meno intensa rispetto al mese precedente. Su base congiunturale, cioè nel confronto diretto tra maggio e giugno, questa categoria registra una diminuzione dell’1,5%.
La discesa mensile dei prezzi degli alimentari freschi contribuisce in modo significativo a mantenere invariato l’indice generale. Non significa, tuttavia, che questi prodotti costino meno rispetto a un anno prima: il loro livello rimane mediamente superiore del 4,4% rispetto a giugno 2025.
Rallentano trasporti, servizi ricreativi e cura della persona
Una dinamica più moderata interessa anche i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona. La variazione annua passa dal 3% di maggio al 2,7% di giugno. All’interno di questa categoria rientrano numerose spese legate al tempo libero, alla cultura, all’ospitalità e ai servizi personali.
Nel confronto mensile, tuttavia, i prezzi del comparto aumentano dello 0,6%. La riduzione dell’inflazione annuale non deriva quindi da una diminuzione dei prezzi rispetto a maggio, ma da un incremento meno intenso rispetto a quello verificatosi nello stesso periodo dell’anno precedente.
Rallentano anche i servizi relativi ai trasporti, il cui tasso di crescita annuo scende dall’1,7% all’1,1%. Su base mensile, invece, i prezzi aumentano dello 0,5%. Anche in questo caso, l’effetto sull’inflazione complessiva dipende dal confronto con la dinamica registrata un anno prima.
La frenata di alimentari freschi, servizi di trasporto e servizi ricreativi consente all’indice generale di scendere dal 3,2% al 3%, nonostante il nuovo aumento delle componenti energetiche.
Energia ancora in accelerazione
Il principale elemento di pressione sui prezzi arriva infatti dall’energia. I beni energetici regolamentati accelerano sensibilmente, passando da una crescita annua del 5,6% a una del 9,2%. Si tratta di un aumento di 3,6 punti percentuali in un solo mese.
I prodotti energetici non regolamentati, che già presentavano variazioni molto elevate, passano dal 12,5% al 13,3%. La crescita riguarda quindi entrambe le principali componenti energetiche, anche se con intensità diverse.
Gli energetici regolamentati comprendono i beni e i servizi i cui prezzi sono sottoposti a meccanismi di regolazione, mentre quelli non regolamentati rispondono in misura più diretta alle condizioni del mercato. Nel complesso, l’energia continua a sostenere l’inflazione e compensa in parte il rallentamento registrato negli alimentari e nei servizi.
Il dato assume particolare rilievo perché l’aumento dei prezzi energetici non incide soltanto direttamente sulle bollette e sulle spese per i carburanti. Può riflettersi anche sui costi di produzione, di trasporto e di distribuzione delle imprese, con possibili effetti successivi sui prezzi finali di beni e servizi.
Inflazione di fondo all’1,6%
Segnali di moderazione arrivano dall’inflazione di fondo, l’indicatore utilizzato per misurare la dinamica dei prezzi al netto delle componenti più volatili. Escludendo gli energetici e gli alimentari freschi, il tasso annuale scende dall’1,7% di maggio all’1,6% di giugno.
L’inflazione calcolata al netto dei soli beni energetici diminuisce invece dal 2,1% all’1,9%. La differenza tra i due indicatori evidenzia il ruolo ancora rilevante svolto dai prodotti alimentari freschi, che continuano a registrare aumenti superiori alla media.
La riduzione dell’inflazione di fondo indica che le pressioni sui prezzi delle componenti meno soggette a oscillazioni temporanee restano relativamente contenute. Il dato generale del 3% dipende quindi in misura significativa dall’andamento dell’energia e di alcune categorie alimentari.
Prezzi dei beni al 3,3%, servizi al 2,6%
Nel confronto annuale rallentano sia i prezzi dei beni sia quelli dei servizi. I beni passano da un aumento del 3,4% a uno del 3,3%, mentre i servizi scendono dal 2,8% al 2,6%.
La crescita dei prezzi dei beni rimane pertanto superiore a quella dei servizi. Il differenziale tra i due comparti, calcolato sottraendo la variazione dei beni da quella dei servizi, resta negativo e passa da meno 0,6 a meno 0,7 punti percentuali.
La distanza si amplia leggermente perché i prezzi dei servizi rallentano più di quelli dei beni. Il dato riflette anche il peso crescente dell’energia nella dinamica generale: i beni energetici sono infatti compresi nel comparto dei beni e presentano variazioni decisamente superiori alla media.
Carrello della spesa in rallentamento
Un’indicazione positiva arriva dal cosiddetto carrello della spesa, che comprende i beni alimentari, i prodotti per la cura della casa e quelli per la cura della persona. La crescita annuale dei prezzi di questa categoria diminuisce dall’1,9% di maggio all’1,3% di giugno.
Il rallentamento è consistente, pari a sei decimi di punto percentuale. Si tratta di prodotti che hanno un peso diretto e frequente nei bilanci familiari e la cui evoluzione viene percepita in modo immediato dai consumatori.
Anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto rallentano, passando da un aumento annuo del 4,4% a uno del 3,9%. La crescita resta comunque superiore al tasso generale d’inflazione, fermo al 3%.
In questa categoria rientrano beni e servizi acquistati abitualmente, per i quali anche incrementi percentuali relativamente contenuti possono produrre un effetto significativo sulla spesa complessiva delle famiglie. Il rallentamento non equivale inoltre a una diminuzione dei prezzi: indica che il loro aumento rispetto all’anno precedente prosegue, ma a un ritmo inferiore.
Indice mensile invariato
Nel confronto tra maggio e giugno 2026, l’indice generale non registra alcuna variazione. La stabilità deriva dalla compensazione tra le diminuzioni e gli aumenti osservati nelle diverse componenti.
Il calo più rilevante riguarda gli alimentari non lavorati, diminuiti dell’1,5%. Questa flessione viene controbilanciata dall’aumento dello 0,6% dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dalla crescita dello 0,5% dei servizi relativi ai trasporti.
La variazione congiunturale nulla segnala quindi che il livello medio dei prezzi è rimasto sostanzialmente stabile rispetto a maggio. Nel confronto con giugno 2025, tuttavia, il costo complessivo dei beni e dei servizi acquistati dalle famiglie risulta superiore del 3%.
Inflazione acquisita al 2,6% per il 2026
L’inflazione acquisita per il 2026 si attesta al 2,6% per l’indice generale e all’1,7% per la componente di fondo. Il dato generale resta stabile rispetto alla precedente rilevazione.
L’inflazione acquisita misura quale sarebbe la crescita media annuale dei prezzi nel caso in cui l’indice rimanesse invariato per tutti i mesi successivi. Non costituisce quindi una previsione sull’andamento futuro, ma rappresenta l’aumento già incorporato nei dati registrati fino a giugno.
Anche nel caso in cui i prezzi non aumentassero ulteriormente nella seconda parte dell’anno, la variazione media del 2026 rispetto al 2025 sarebbe dunque pari al 2,6%. Per la componente di fondo, al netto di energia e alimentari freschi, l’aumento acquisito è più contenuto e si ferma all’1,7%.
IPCA al 3%, corretta al ribasso la stima preliminare
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo, l’IPCA, utilizzato per confrontare l’andamento dell’inflazione tra i diversi Paesi europei, non registra variazioni rispetto a maggio e aumenta del 3% su base annua.
Anche in questo caso si osserva un rallentamento rispetto al 3,2% del mese precedente. Il dato definitivo risulta inoltre inferiore di un decimo rispetto alla stima preliminare, che aveva indicato una crescita del 3,1%.
La coincidenza tra la variazione annua del NIC e quella dell’IPCA non significa che i due indici siano identici. Il paniere, la popolazione di riferimento e alcuni criteri di calcolo presentano differenze, ma a giugno producono lo stesso risultato tendenziale.
Indice FOI in aumento del 2,9%
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, il FOI, al netto dei tabacchi, resta invariato su base mensile e cresce del 2,9% rispetto a giugno 2025.
Il FOI viene utilizzato come riferimento per numerosi adeguamenti economici, tra cui quelli previsti in determinati contratti, assegni e canoni. La sua variazione annua risulta leggermente inferiore a quella del NIC e dell’IPCA, entrambi al 3%.
Anche questo indicatore conferma quindi un quadro caratterizzato da una sostanziale stabilità mensile e da una crescita dei prezzi vicina al 3% su base annuale.
Inflazione più alta per le famiglie con minore capacità di spesa
I dati relativi al secondo trimestre del 2026 mostrano che l’inflazione non pesa allo stesso modo su tutte le famiglie. Misurati attraverso l’indice armonizzato IPCA, i prezzi aumentano del 3,7% per i nuclei con i livelli di spesa più bassi e del 2,6% per quelli con i livelli di spesa più elevati.
La differenza è pari a 1,1 punti percentuali. Le famiglie con minore capacità di spesa subiscono quindi una crescita dei prezzi sensibilmente superiore rispetto a quelle che dispongono di maggiori risorse.
Il divario dipende dalla diversa composizione dei consumi. Nei bilanci delle famiglie meno abbienti, le spese essenziali, come quelle alimentari ed energetiche, assorbono una quota più elevata del reddito e della spesa complessiva. Quando queste componenti aumentano più della media, l’effetto sui nuclei economicamente più fragili risulta più intenso.
L’accelerazione dei prodotti energetici contribuisce quindi non soltanto a sostenere l’inflazione generale, ma anche ad ampliare la distanza tra le diverse fasce di popolazione. Il rallentamento del carrello della spesa attenua parzialmente questa pressione, senza eliminarla.
Un rallentamento limitato e legato soprattutto agli alimentari freschi
Nel complesso, i dati definitivi di giugno descrivono un’inflazione in lieve discesa, dal 3,2% al 3%, ma ancora sostenuta dalla componente energetica. Il rallentamento deriva principalmente dalla minore crescita degli alimentari non lavorati, dei servizi di trasporto e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.
Il carrello della spesa scende dall’1,9% all’1,3% e l’inflazione di fondo si riduce dall’1,7% all’1,6%. Questi dati indicano una moderazione delle pressioni più diffuse sui prezzi. Allo stesso tempo, l’accelerazione degli energetici regolamentati, saliti dal 5,6% al 9,2%, e di quelli non regolamentati, passati dal 12,5% al 13,3%, impedisce una diminuzione più netta dell’indice generale.
La variazione mensile nulla mostra che a giugno il livello medio dei prezzi non è ulteriormente aumentato rispetto a maggio. Il confronto annuale continua però a indicare un incremento del costo della vita del 3%, con un impatto più marcato sulle famiglie con minori livelli di spesa.
L’inflazione acquisita per l’intero 2026 resta infine al 2,6%. Il dato conferma che una parte significativa dell’aumento medio dei prezzi previsto per l’anno è già stata accumulata nella prima metà del 2026.