Francia, Germania e Italia si alleano contro Francesca Albanese mentre ignorano Israele che continua il genocidio del popolo palestinese
A 126 giorni dall'entrata in vigore del cessate il fuoco, nella Striscia di Gaza si continua a morire. Nelle ultime 24 ore, secondo fonti sanitarie locali, due persone sono state uccise e diverse altre sono rimaste ferite in varie aree del territorio.
All'alba di venerdì, l'esercito israeliano ha condotto vaste operazioni di demolizione a est di Khan Younis, nel sud della Striscia. Sempre nella stessa zona, due cittadini sono stati feriti da colpi d'arma da fuoco sparati da mezzi militari israeliani.
Droni israeliani di tipo “quad copter” hanno lanciato ordigni nei pressi del Club Al-Zeitoun, a sud-est di Gaza City. Spari e avanzata di carri armati hanno provocato diversi feriti lungo la strada Salah al-Din, una delle principali arterie della città, dove il traffico civile si è fermato. Colpi di arma da fuoco sono stati segnalati anche dal mare, con unità navali israeliane che hanno aperto il fuoco al largo di Gaza City.
Nelle ultime 24 ore sono arrivati negli ospedali della Striscia quattro corpi senza vita – due vittime recenti e due recuperate dalle macerie – oltre a cinque feriti.
Dal cessate il fuoco dell'11 ottobre, il bilancio complessivo parla di 591 morti e 1.583 feriti, oltre a 724 corpi recuperati. Dall'inizio dell'offensiva, il 7 ottobre 2023, le vittime complessive a Gaza sarebbero 72.049, con 171.691 feriti.
Intanto si registra un nuovo decesso tra i detenuti palestinesi. L'Autorità per gli Affari Civili ha informato la Commissione per gli Affari dei Detenuti ed ex detenuti e la Palestinian Prisoner's Society della morte di Hatem Ismail Rayan, originario della Striscia di Gaza.
Rayan, paramedico, era detenuto dal 27 dicembre 2024 nel centro di detenzione del Negev. Era stato arrestato presso l'ospedale Kamal Adwan insieme al figlio ferito, Muath, che risulta ancora in custodia israeliana.
Sul piano diplomatico si apre un nuovo fronte. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha inviato una lettera formale al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu criticando duramente la demolizione del complesso dell'UNRWA a Gerusalemme.
Secondo Guterres, le autorità israeliane hanno preso possesso del sito senza il consenso dell'ONU, in violazione del diritto internazionale. Nella lettera si avverte che, in caso di mancato rispetto degli obblighi internazionali, potrebbe aprirsi un contenzioso legale davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.
Il complesso di Sheikh Jarrah, sede delle Nazioni Unite dal 1952 e centro logistico chiave per le attività dell'UNRWA nei territori palestinesi, è stato in gran parte demolito con mezzi pesanti: uffici, magazzini e officine risultano distrutti. L'edificio principale non è stato abbattuto ma ha subito saccheggi e, il 25 gennaio, danni a seguito di un incendio.
Il segretario generale ha inoltre denunciato la chiusura temporanea del centro sanitario UNRWA a Gerusalemme e la sospensione di servizi essenziali in altre strutture di Gerusalemme Est, tra cui il centro di formazione di Qalandiya, rimasto senza elettricità e costretto a interrompere i corsi per oltre 300 tirocinanti palestinesi.
Il 28 ottobre 2024 la Knesset ha approvato in seconda e terza lettura di una legge che pone fine alle attività dell'UNRWA in Israele, aggravando uno scontro già acceso tra il governo israeliano e l'agenzia ONU.
Mentre sul terreno si moltiplicano morti e distruzioni e cresce la tensione con le Nazioni Unite, le autorità di Francia, Germania e Italia, invece di promuovere boicottaggi, sanzioni e disinvestimenti contro il genocidario Stato ebraico di Israele se la prendono con Francesca Albanese, cercando di farla passare all'opinione pubblica dei rispettivi Paesi come il male assoluto per delle parole che non ha neppure pronunciato partecipando con un videomessaggio ad un evento organizzato la scorsa settimana dalla tv qatariota Al Jazeera.
Che le autorità statali di Francia, Germania e Italia ne siano consapevoli o meno, così facendo, supportano apartheid e genocidio, violano il diritto internazionale e diventano complici di uno Stato canaglia, come lo Stato ebraico di Israele.