Presentato in concorso alla Berlinale 2026, Queen at Sea segna il ritorno alla regia di Lance Hammer diciotto anni dopo Ballast. Il cineasta statunitense costruisce un dramma intimo e rigoroso che indaga i confini dell’autonomia e del consenso all’interno di una famiglia segnata dalla malattia. Girato tra Regno Unito e Stati Uniti, il film è guidato da un’intensa Juliette Binoche, affiancata da Tom Courtenay e Anna Calder-Marshall.
La storia segue Amanda, che si trasferisce a Londra con la figlia adolescente per assistere la madre Leslie, affetta da demenza avanzata. Quando sorprende la donna in un momento d’intimità con il marito Martin, Amanda teme che la malattia renda impossibile un consenso consapevole. La sua denuncia alle autorità innesca un’indagine legale e sociale che trasforma la casa in un campo di tensioni, mentre Martin difende la relazione come gesto di cura e vicinanza.
Hammer evita il melodramma e costruisce un’opera di precisione etica, dove gli spazi domestici riflettono le distanze morali tra i personaggi. La demenza diventa così una lente per interrogare il diritto al desiderio e all’intimità quando la parola viene meno. Queen at Sea pone lo spettatore davanti a un dilemma irrisolvibile: difendere i più vulnerabili può significare anche sottrarre loro l’ultima forma di libertà.


