Si sono aperti i lavori a Washington della prima riunione del “Board of Peace”
Si sono aperti i lavori a Washington della prima riunione del “Board of Peace”, il surreale club privato di Donald Trump incaricato - come obiettivo iniziale - di gestire la fase post-bellica nella Striscia di Gaza.
Il presidente Trump, intervenendo all'incontro inaugurale alla presenza di leader e rappresentanti dei Paesi aderenti (monarchi sauditi, autocrati, dittatori, affaristi, delinquenti e, naturalmente, osservatori), ha dichiarato l'impegno degli Stati Uniti affinché “Gaza diventi un luogo migliore e sia governata in modo adeguato”. Ha poi annunciato uno stanziamento di 10 miliardi di dollari ricordando che diversi Stati hanno già contribuito con oltre 7 miliardi finalizzati ad un pacchetto di salvataggio. “Ogni dollaro speso è un investimento nella speranza”, ha affermato.
Trump ha aggiunto che il Giappone si è impegnato a raccogliere ulteriori fondi per la Striscia. Ha sostenuto che la guerra è terminata [mentre lo Stato ebraico continua a bombardare e a uccidere sistematicamente i palestinesi in tuotto il territorio palestinese] e che Hamas consegnerà le armi come promesso, “altrimenti sarà affrontata con durezza”. Ha riconosciuto che Hamas ha svolto un ruolo significativo nelle operazioni di ricerca dei corpi degli ostaggi, ma ha ribadito che ora “il mondo aspetta Hamas”, definendo il movimento di resistenza islamica l'unico ostacolo rimasto. Secondo il presidente, non è necessario inviare soldati americani per eliminarlo.
Il presidente della Commissione nazionale per l'amministrazione di Gaza ha dichiarato che si procede “passo dopo passo” per costruire le basi di una pace sostenibile, lavorando al ripristino dei servizi essenziali, alla riattivazione dell'economia e al ripristino della sicurezza sotto “un'unica autorità e un'unica forza di sicurezza”. Ha ammesso che la situazione è fragile e che si opera in condizioni straordinarie, ma ha ribadito l'impegno per stabilità e sviluppo.
Il ministro degli Esteri israeliano ha affermato che la visione di Trump e la determinazione del primo ministro Benjamin Netanyahu hanno riportato tutti gli ostaggi a casa. Ha definito l'attacco del 7 ottobre il culmine di una lunga campagna di Hamas contro Israele, sostenendo che i precedenti piani di pace sono falliti perché non hanno affrontato la radice del problema, ossia terrorismo e odio. A suo dire, il piano di Trump è il primo a intervenire sulle cause profonde del conflitto.
Il presidente del Paraguay ha invitato il Consiglio ad affrontare anche altri conflitti nel mondo, dichiarando il sostegno del suo Paese all'iniziativa americana. Il primo ministro ungherese ha parlato di discussioni serie in Europa sul ruolo futuro del Consiglio, sottolineando che quanto accade a Gaza incide direttamente sulla sicurezza europea.
Il ministro di Stato saudita per gli Affari esteri, Adel al-Jubeir, ha ribadito l'impegno del Regno per la giustizia e la pace in Medio Oriente, annunciando un contributo di un miliardo di dollari nei prossimi anni per alleviare le sofferenze dei palestinesi. Il ministro degli Esteri kuwaitiano ha rinnovato il sostegno al popolo palestinese e alle iniziative volte a stabilire la pace.
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato che la Turchia è pronta a contribuire con personale a una forza internazionale di stabilizzazione, oltre a sostenere la ripresa dei settori sanitario ed educativo e la formazione della polizia a Gaza. Ha ribadito che la soluzione dei due Stati resta la base per una pace duratura.
Dal Marocco è arrivato l'annuncio della creazione di un ospedale da campo a Gaza e della partecipazione a programmi contro l'incitamento all'odio e a favore della convivenza, oltre alla disponibilità a inviare forze di sicurezza e ufficiali di alto livello.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato un contributo di 1,2 miliardi di dollari attraverso il Board of Peace, ricordando l'avvio degli Accordi di Abramo come passo verso un futuro migliore per la regione.
Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha confermato l'impegno di Doha nei processi di mediazione e ha promesso un miliardo di dollari a sostegno della missione del Consiglio, sottolineando la necessità di attuare integralmente il piano in 20 punti.
Il primo ministro egiziano ha ribadito il sostegno al diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione e ha apprezzato la posizione americana contraria all'annessione della Cisgiordania, auspicando una nuova fase di coesistenza nella regione.
Il presidente dell'Indonesia ha annunciato la disponibilità a contribuire con oltre 8.000 soldati alla forza internazionale di stabilizzazione, confermando l'adesione al Consiglio e l'impegno per il successo del piano.
Sul fronte economico, il presidente della Banca Mondiale, Ajay Banga, ha comunicato l'avvio di un fondo per la ricostruzione e lo sviluppo di Gaza presso l'istituto.
Il direttore esecutivo del Board of Peace ha dichiarato che “non c'è alternativa al disarmo a Gaza”, rendendo noto che 2.000 persone hanno presentato domanda per entrare nella polizia transitoria e che è iniziato il reclutamento nella polizia palestinese.
Il Board of Peace prende così avvio tra grandi promesse finanziarie e impegni politici e militari, con l'obiettivo dichiarato di trasformare la fase post-bellica in un percorso concreto verso stabilità e ricostruzione.