Politica

L'ipocrisia dei malpensanti sul genocidio a Gaza

Ogni volta che si parla del genocidio in corso a Gaza, c'è sempre qualcuno che si sente in dovere di alzare il dito moralista. Prima – dicono – bisogna “condannare il pogrom del 7 ottobre”, e subito dopo bisogna pretendere la liberazione degli “ostaggi” israeliani. È il solito riflesso condizionato di chi vuole sembrare imparziale ma finisce per riprodurre la propaganda dello Stato di Israele.

Sia chiaro: i miliziani di Hamas hanno commesso crimini quel giorno, hanno ucciso civili e non c'è da negarlo. Ma il punto è un altro: come mai l'indignazione a senso unico non vale quando a uccidere civili sono le forze armate israeliane? Se il 7 ottobre è stato un “pogrom” per la morte di alcune centinaia di israeliani, come bisogna definire i circa 14mila palestinesi assassinati da Israele tra il 2000 e il settembre 2023? Non lo dice qualche oscuro attivista, lo documentano B'Tselem e OCHA. Quella lunga scia di sangue palestinese non merita la stessa parola?

E se i morti del 7 ottobre diventano la giustificazione per un genocidio, allora bisogna ammettere che la logica è perversa: perché allora Hamas avrebbe avuto a sua volta “il diritto” di fare quello che ha fatto. Chi sostiene questa equazione, anche senza volerlo, giustifica la barbarie su entrambi i fronti.

Poi c'è la questione degli “ostaggi”. Si piange – giustamente – per i prigionieri israeliani, ma dal 7 ottobre Israele ha preso in ostaggio almeno 18mila palestinesi, e più di 10mila di loro marciscono nelle carceri militari senza processo, senza accuse precise, spesso sottoposti a torture, malnutrizione e abusi. Perché quei prigionieri non contano? Perché non si apre ogni discorso ricordando anche i loro volti, le loro famiglie, la loro sofferenza? La risposta è semplice: perché la vita palestinese, per chi segue questa logica ipocrita, vale meno.

È questa la verità che i “malpensanti” non vogliono guardare in faccia. Si trincerano dietro la condanna obbligatoria di Hamas per potersi lavare la coscienza e giustificare in silenzio l'annientamento di un popolo. Ma un genocidio non si può coprire con le formule di rito. Non c'è equilibrio possibile quando da un lato c'è la popolazione rinchiusa, affamata, bombardata e massacrata da decenni, e dall'altro c'è uno Stato che si presenta come vittima mentre continua a produrre vittime a decine di migliaia.

O si sta con la verità, o si partecipa alla menzogna.

E se c'è qualcuno che, a livelo pubblico, si rifiuta di partecipare alla menzogna, come ad esempio Francesca Albanese, viene assalito dai propagandisti che sono al soldo del genocidario Stato ebraico di Israele.

È anche ora di dire basta. 

Autore Federico Mattei
Categoria Politica
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