Entri in campo e, all'improvviso, tutto diventa facile. La palla sembra pesare il giusto, il campo si allarga e ogni colpo entra senza sforzo, quasi da solo. Non stai pensando a cosa fare: sta semplicemente succedendo. Se hai mai provato questa sensazione, sei entrato in quello che la psicologia dello sport chiama "Stato di Flow".
Nel tennis – uno sport solitario e psicologicamente crudele – questo stato di grazia è tanto evidente quanto effimero. I grandi campioni come Roger Federer hanno spesso descritto queste giornate in cui il gioco non è una lotta, ma una conversazione fluida e priva di attrito.
Ma qual è la vera differenza tra il giocare "in fiducia" e l'essere in "flow"?
La fiducia è solida, razionale e si costruisce con l'allenamento. Ti fa pensare: "Questo colpo lo so fare".
Il flow è anarchico, etereo e leggero. Ti fa sentire come se il colpo "non lo stessi nemmeno facendo tu".
Il vero mistero del flow è che non si può allenare a comando. Cerca di trattenerlo, e lo avrai già perso. Esistono però delle condizioni mentali ed esercizi di routine che possono "invitarlo" ad entrare in campo con noi.
Per approfondir evi rimando all'articolo completo in link.
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