Che non rimangano voci nel deserto!
Non ci dobbiamo accontentare di un cessate il fuoco né tantomeno confidare che quel “pezzo di carta” firmato a Il Cairo possa garantire la pace e il rispetto dei diritti ad un popolo disumanizzato, deportato e massacrato.
Sono cessati i bombardamenti ma si continua ad uccidere e a praticare la violazione dei diritti umani con disinvoltura. Netanyahu con le lacrime agli occhi annunciava al suo popolo che la guerra era vinta. La guerra si combatte tra due eserciti, è una ben squallida “guerra” quella di sparare su inermi esseri umani.
Il “leone americano ha ruggito” che se non saranno restituiti tutti i corpi degli ostaggi sepolti sotto le macerie entro il termine di pochi giorni, il “lavoro” verrà portato a termine. Gli israeliani hanno a disposizione i caterpillar con i quali hanno raso al suolo una città invece i palestinesi devono scavare con le mani quindi tale situazione sicuramente verrà considerata pretestuosamente una violazione del cessate il fuoco e intanto anche i valichi di accesso alle macerie di Gaza City rimarranno chiusi con gli aiuti umanitari fermi fino a domani, poi si vedrà.
Questa vicenda ha mostrato al mondo la “debolezza” dell’ONU come strumento di prevenzione delle guerre e del rispetto dei diritti umani che sono fondamentali per la pace. Ma Francesca Albanese con il suo rapporto è riuscita a scuotere le fondamenta del palazzo di vetro di New York e far tremare la Casa Bianca; il Presidente della Colombia Gustavo Francisco Petro, con doppia cittadinanza italiana, ha denunciato mandanti ed esecutori del genocidio di Gaza ma ha parlato anche di come sono stati risolti, anche se parzialmente, alcuni gravi problemi che affliggono la Colombia come la povertà, la coltivazione della coca e il conseguente narcotraffico, la corruzione e le pesanti interferenze americane nelle scelte politiche ed economiche interne attraverso un duro e costante lavoro sul territorio ispirato da un autentico amore per il proprio Paese. Facciamo che queste voci che hanno testimoniato la verità non rimangano isolate.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Volker Turk lo scorso gennaio, aveva presentato il nuovo Human Rights Appeal 2025 che mira a raccogliere fondi essenziali per sostenere le attività dell’Ufficio in tutto il mondo. Nel documento sono contenuti alcuni piani e priorità principali per l’anno in corso come il consolidamento della democrazia e la costruzione di un movimento globale per i diritti umani, la promozione dell’inclusione e dell’uguaglianza e un’azione per il clima e l’ambiente che tuteli i diritti delle persone, la protezione dei diritti dei più vulnerabili, la promozione della giustizia e dello stato di diritto e il rafforzamento della responsabilità per le violazioni dei diritti umani. È proprio sulle responsabilità per le violazioni dei diritti umani che la Corte di Giustizia internazionale deve essere messa in grado non solo di emettere giuste sentenze ma anche di farle eseguire.
Abbiamo sostenuto le barche della Sumud Flotilla durante il loro viaggio di solidarietà e di sostegno al popolo palestinese dimostrando apertamente la nostra disapprovazione su quanto stava accadendo a Gaza, ora dobbiamo continuare a sostenere le decisioni dell’ONU nello stesso modo affinché vengano rispettati i diritti non solo dei palestinesi ma di tutti i popoli oppressi. È fondamentale oggi attuare il punto contenuto nel documento sopra menzionato: costruire sul territorio un movimento globale per il rispetto dei diritti umani che agisca concretamente e soprattutto pacificamente lavorando per stroncare lo strapotere dei gruppi finanziari e imprenditoriali che investono nei conflitti per aumentare i loro profitti.
Non bisogna perdere di vista che la terribile situazione di Gaza e della Cisgiordania è un problema legale e morale e come tale deve essere trattato e risolto; è necessario perseguire le numerose e continuative violazioni del Diritto internazionale e dei diritti umani, ci sono montagne di prove da mandare all’ergastolo tutti i responsabili e qui si presenta l’ostacolo maggiore perché sono coinvolti capi di stato potenti con una vasta corte di complici anch’essa molto potente perché ricca.
Sono state disintegrate, senza alcun pudore, le regole giuridiche e tutte quelle morali; ignorate le sentenze della Corte internazionale di giustizia; violati gli accordi sul cessate il fuoco; impedito illegalmente agli aiuti umanitari di raggiungere i luoghi di destinazione; violati i diritti umani e quasi o tutte le norme del Diritto internazionale; praticato arresti senza giusta causa, torturato e ucciso indiscriminatamente cittadini indifesi; praticato il sequestro di persona e l’omicidio nei confronti di operatori umanitari, attivisti e giornalisti soprattutto palestinesi, e via dicendo, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Per tale ragione tecnicamente non sarebbe difficoltoso incriminare i principali mandanti perché le loro intenzioni, seguite dai fatti, le hanno manifestate pubblicamente e ciò li inchioda alle loro responsabilità. L’ombra sinistra del presidente degli Stati Uniti, di suo genero, del suo staff che hanno usato e protetto Israele nel ruolo di esecutore materiale di un’orrenda operazione di pulizia etnica si stende su quel campo di sterminio a cielo aperto: hanno offerto agli occhi del mondo uno spettacolo di arroganza e mancanza di scrupoli mai vista prima, il distacco e l’indifferenza dimostrati di fronte a quanto provocato in quel pezzetto di terra svela inequivocabilmente qualcosa di più profondo e pericoloso: il superamento di una soglia oltre la quale ognuno di noi non ha più alcuna difesa.
Abbiamo il diritto e il dovere di proteggere quel popolo con la nostra costante presenza perché sono parte di noi, oggi dobbiamo sentirci tutti palestinesi e agire pacificamente e fermamente contro la prepotenza dei violenti.
I nostri governi sono complici? Noi dimostriamo di non esserlo! Costoro sono in minoranza e nella sala dei bottoni ci sono arrivati grazie ai voti degli elettori, noi siamo milioni di esseri umani che possiamo cambiare il mondo, dobbiamo scegliere il nostro destino e lavorare onestamente per realizzarlo.
Se vogliamo salvare la nostra Costituzione, rimbocchiamoci le maniche e iniziamo a conoscerla a fondo e ad agire di conseguenza per togliere democraticamente l’ossigeno a chi ci sta riducendo in povertà, a chi mina la nostra salute inquinando l’ambiente, a chi semina odio e provoca conflitti armati e sociali. Iniziamo a chiedere conto fino all’ultimo centesimo a chi ci amministra perché è denaro nostro non loro; aboliamo con un referendum – se necessario - lo scudo penale per le forze dell’ordine perché nessuno deve ledere i nostri diritti costituzionali e la nostra incolumità ( la Scuola Diaz di Genova insegna); ricominciamo a considerare il lavoro un diritto non una grazia elargita dai corrotti; lavoriamo sul territorio per strappar via le erbe cattive e iniziamo a piantare il buon seme del rinnovamento: abbiamo il diritto e il dovere di reinventarci un Paese se non vogliamo fare la fine dei diseredati.