La bresaola della concordia: anatomia di una (supposta) genialata diplomatico-alimentare targata Lollobrigida
Mancano solo tre giorni alla scadenza della "tregua commerciale" tra Stati Uniti e Unione Europea, una tregua che riguarda anche... trattori e forme di parmigiano. Infatti, la partita a scacchi transatlantica tra Washington e Bruxelles, voluta da Trump, riguarda anche gli agricoltori europei (e italiani) su cui incombe la minaccia di dazi del 17%.
A guidare le truppe con cui il fronte italiano cerca di arginare il pericolo incombente non poteva che esserci lui: il ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida. Ospite al Forum in Masseria – perché le grandi decisioni geopolitiche si prendono sempre sotto l'ombrello di Bruno Vespa – il ministro ha confermato che l'Italia vuole crescere negli Usa.
Il problema? Gli europei, quei rompiscatole col feticismo per la salute pubblica, non vogliono sentir parlare di carne agli ormoni. E siccome dagli Stati Uniti arriva soprattutto quella, l'accordo langue. Ma ecco la trovata che nemmeno Machiavelli col grembiule da norcino avrebbe osato: Lollobrigida propone di importare carne ormonata dagli USA per farci la bresaola, da destinare poi al mercato americano. Una sorta di "bresaola extracomunitaria", un salume transgenico che non vedrà mai la luce del banco gastronomia di un Esselunga.
«Nel caso della bresaola», ha detto Lollobrigida «importiamo il 90% di carne per produrla. Se la importiamo dagli Stati Uniti, la possiamo poi produrre per il loro mercato secondo il loro modello alimentare».
Con questa genialata, ipotizza il ministro, si potrebbe forse convincere Washington ad abbandonare l'ipotesi di dazi sui prodotti agricoli!
Poco dopo, però, lo stesso Lollobrigida sembra ripensarci e tiene a precisare: «Io la sconsiglio». Quindi: la carne si può importare, la bresaola si può fare, ma non la mangerei.
In fondo, è anche questa la grandezza dell'ingegno italico: trovare la soluzione che mette d'accordo tutti, tranne la logica. Washington potrà avere la sua bresaola, Bruxelles potrà lavarsi le mani ("non l'abbiamo mica fatta per noi!"), e noi potremo continuare a guardare questa commedia agro-diplomatica chiedendoci se stiamo assistendo a una riedizione di Boris ambientata al Ministero dell'Agricoltura.
Insomma, se il compromesso è l'arte del possibile, questa proposta è l'arte dell'impossibile: esportare qualcosa che non vorremmo mai importare, produrla secondo standard che non riconosciamo, e venderla a un Paese che ci minaccia con i dazi. E se non funziona, pazienza: c'è sempre la possibilità di vendere direttamente le idee... naturalmente bislacche. Quelle, in Italia, non mancano mai... grazie a Francesco Lollobrigida, ministro di Fratelli d'Italia.