Un’opera che nasce dall’esperienza e si trasforma in riflessione condivisa. Federico Gargano, con “Tutte le poesie che ti ho scritto. Tutto l’amore che ti ho dato”, costruisce un equilibrio tra immediatezza e profondità, affrontando temi come memoria, vulnerabilità e identità nella poesia contemporanea.

 

 

La tua poesia è molto immediata, ma mai semplice. Come hai lavorato per mantenere questo equilibrio?

Quando scrivo, lo faccio in maniera naturale, senza creare troppe forzature. Credo che questa sia una mia qualità da scrittore, ovvero quella di trasmettere concetti e messaggi non semplici in maniera però molto veloce e immediata. Infatti, mi piace giocare con le parole e inserire parole magari che possono sembrare complicate o addirittura negative in versi che in realtà sono semplici e positivi. Ci sono molte poesie dove uso questa tecnica, una parola, a cui spesso noi attribuiamo un’accezione negativa, è utilizzata in un verso che in realtà racconta un qualcosa di bello. E forse quel pezzo di poesie o di narrativa risulta ancora più bello proprio per questo contrasto che si crea tramite l’utilizzo di un lessico ricercato e mai banale. Scrivere poesie è un compito molto complicato, perché appunto si devono trasmettere concetti complicati in pochi versi, molto spesso anche solamente in un verso. A differenza dei romanzi, dove si hanno centinaia di pagine per raccontare un’idea o condividere un concetto, e, a volte, dopo averlo letto, dei dubbi permangono. La poesia permette ad un momento di diventare eterno in tutta la sua fragilità. E credo che questo sia un potere bellissimo di questa meravigliosa arte. Inoltre, credo anche che ognuno di noi possa essere poeta. Basta mettersi davanti ad un foglio bianco e iniziare a scrivere qualche verso. 

“Tutte le poesie che ti ho scritto” è anche un esercizio di memoria sentimentale. Quanto pesa, secondo te, la memoria nelle relazioni?

La memoria nelle relazioni ha un peso molto importante, ma spesso è anche un’arma a doppio taglio. Ci appigliamo a momenti che magari sono accaduti mesi o anni prima, ignorando, a volte consapevolmente, che la persona che ci troviamo di fronte non è altro che un sosia di quella che era tempo prima. La memoria, così come i ricordi, spesso ci permettono anche di emozionarci in certi momenti, permettendoci di riviverli, e questo è anche uno dei poteri infiniti della poesia, permettere di rivivere un certo momento semplicemente leggendo qualche strofa. Ogni volta che io rileggo la poesia “Potevamo essere” rivivo quel momento e tutta la memoria di quei giorni riaffiora, tutta la sofferenza e tutto il dolore attraversato, ma, ed è questa la forza, poi mi ricordo che sono rinato, che sono riuscito a sconfiggere i mostri di quei giorni, e quindi, riesco a trasformare un ricordo da negativo a positivo. La memoria nelle relazioni incide anche su come trattiamo l’altra persona, spesso, perché ci ricordiamo di certi comportamenti o di certe abitudini, partiamo prevenuti in determinate situazioni, non permettendo all’altra persona di esprimersi liberamente. Ma, ripeto nuovamente, io non sono più la stessa persona che ero ieri. Ogni giorno sono una persona nuova, non solo metaforicamente, ma anche fisicamente, proprio perché le cellule del nostro corpo si rinnovano completamente, e in sei mesi, siamo totalmente diversi da quelli che eravamo prima, anche se allo specchio c’è sempre la stessa persona. A volte, forse, sarebbe più facile vivere senza memoria, ripartendo da zero ogni giorno.

L’opera sembra voler restituire dignità alla fragilità. È una scelta poetica o una scelta etica?

È una scelta soprattutto etica. Essere fragili vuol dire innanzitutto essere veri e non avere paura. Molto spesso, quando ci nascondiamo dietro a delle maschere, lo facciamo perché abbiamo paura di mostrarci per come siamo realmente. Mostrarci per come siamo, con tutti i nostri pregi e anche i nostri difetti, significherebbe esporre tutte le nostre ferite all’aria aperta, con la possibilità che qualche predatore ci aggredisca senza darci possibilità di difesa. Ma quando lo facciamo, dopo le prime difficoltà iniziali, scopriamo in realtà che anche gli altri non vedono l’ora di farlo, spesso tutto ciò che vogliamo, in una relazione con un’altra persona, è la possibilità di essere vulnerabili.

Nel panorama poetico attuale, qual è secondo te il valore di un libro che nasce dichiaratamente da una storia reale?

Ultimamente noto che sempre più autori preferiscono portare la loro storia su carta, magari romanzando un po' le varie dinamiche, ma la tendenza è proprio quella di condividere la propria storia, proprio perché molto spesso, quando le leggiamo, ci ritroviamo di fronte alla nostra di storia. Condividere con i lettori una storia dichiaratamente reale è sicuramente un esercizio che richiede coraggio, proprio perché ci si mette a nudo e ci si mostra in tutta la propria vulnerabilità e fragilità. In conclusione, credo che la poesia, proprio come una storia vera, abbia il potere di avvicinare le persone e farle sentire meno sole. È un rifugio e una finestra sul mondo, capace di trasformare il vissuto in qualcosa di universale, dove ognuno può riconoscersi e trovare conforto.

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