Con la proiezione al Telluride Film Festival, avvenuta nella giornata di ieri, Carrie Coon viene catapultata direttamente al centro della conversazione per gli Oscar, dopo che la sua performance ha letteralmente conquistato la critica. L'impatto di The Liberation potrebbe attivare così una delle dinamiche più potenti della Awards Season: la cosiddetta overdue narrative, quel momento in cui l'Academy sceglie di riconoscere un'interprete straordinaria che per anni ha collezionato ruoli memorabili senza mai ottenere la prima consacrazione cinematografica.
Nel film diretto dal premio Oscar Guy Nattiv, l'attrice affronta un ruolo d'impatto e viscerale: Rita, una madre sopravvissuta all'Olocausto che, nel tentativo di liberarsi da un trauma mai sopito, abbandona la famiglia per unirsi a una setta isolata. Questa prova fisicamente ed emotivamente complessa rappresenta il veicolo perfetto per guidare una campagna premi mirata alla categoria Best Actress.
Già consacrata sul piccolo schermo da quattro candidature agli Emmy per ruoli in Fargo, The Gilded Age e The White Lotus, oltre ai plausi per pellicole come The Nest e Gone Girl, Coon vanta una solida reputazione nell'industria. Con la strategia distributiva di Bleecker Street concepita per la stagione dei premi, l'attrice ha tutte le carte in regola per trasformare l'entusiasmo del festival nella sua prima storica candidatura all'Oscar.


