Scontro frontale tra la Casa Bianca e la Corte Suprema. Poche ore dopo la sentenza che ha bocciato gran parte dei suoi dazi globali, Donald Trump ha definito la decisione "profondamente deludente" e ha attaccato duramente i giudici che hanno votato contro la sua linea.

La Corte ha stabilito che il presidente non poteva utilizzare l'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre tariffe su larga scala senza una chiara delega del Congresso. Una pronuncia che ridimensiona in modo significativo l'uso dei poteri d'emergenza in materia commerciale.

La sentenza ha diviso anche i repubblicani. La senatrice del Maine Susan Collins ha accolto con favore la decisione, ribadendo che la Costituzione attribuisce al Congresso l'autorità sui dazi e che le tariffe unilaterali contro il Canada, da lei contestate in passato, danneggiano l'economia e i consumatori del suo Stato.

Diverso il tono dello speaker della Camera Mike Johnson, secondo cui nessuno può negare che la strategia dei dazi abbia portato miliardi di dollari nelle casse federali e rafforzato la posizione negoziale degli Stati Uniti. Johnson ha parlato di un confronto con la Casa Bianca nelle prossime settimane per individuare "la strada migliore".

Nella conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump ha preso di mira i sei giudici che hanno votato contro l'uso dell'IEEPA, accusandoli di essere "antipatriottici" e perfino influenzati da "interessi stranieri", senza fornire prove.

Ha riservato parole di elogio ai tre giudici dissenzienti – Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh – definendoli esempio di "forza e saggezza". Particolarmente apprezzata da Trump la posizione di Kavanaugh, che nel suo dissenso ha indicato altre possibili basi legali per imporre dazi.

Il presidente non ha risparmiato critiche nemmeno ai giudici da lui nominati, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett, che hanno aderito alla decisione di maggioranza. La sentenza, ha detto, sarebbe "un imbarazzo".

Nonostante la sconfitta, Trump ha annunciato un'immediata contromossa: l'imposizione di dazi globali al 10% facendo leva sulla Section 122 del Trade Act del 1974. La norma consente al presidente di introdurre tariffe fino al 15% per un massimo di 150 giorni, ma richiede l'approvazione del Congresso per eventuali proroghe.

Il presidente ha inoltre dichiarato che utilizzerà la Section 301 dello stesso atto per aprire indagini contro pratiche commerciali ritenute sleali e ha confermato che restano in vigore i dazi per motivi di sicurezza nazionale previsti dalla Section 232 del Trade Expansion Act del 1962, così come quelli già attivati sotto la Section 301.

Resta aperta la questione dei miliardi di dollari già incassati grazie ai dazi ora dichiarati illegittimi. La Corte non ha indicato rimedi specifici nella sentenza. Trump ha criticato l'assenza di chiarimenti sul destino delle somme raccolte, ipotizzando nuovi contenziosi nei prossimi anni.

Quando gli è stato chiesto se intenda prorogare indefinitamente i nuovi dazi al 10%, il presidente ha evitato di riconoscere esplicitamente i limiti temporali previsti dalla legge, sostenendo che gli Stati Uniti - più che altro lui - hanno il diritto di fare "più o meno quello che vogliono".

La conferenza stampa ha mostrato un presidente determinato a difendere la propria strategia commerciale e, al tempo stesso, a sottolineare quanto consideri centrale la lealtà della magistratura. Tra attacchi personali ai giudici e nuove mosse legislative, lo scontro tra Casa Bianca e Corte Suprema è destinato a proseguire.

Nel breve termine, i nuovi dazi al 10% garantiscono a Trump uno strumento immediato. Nel medio periodo, però, il terreno di gioco torna al Congresso e ai tribunali. E la battaglia sui poteri presidenziali in materia commerciale è tutt'altro che chiusa.