Salute

Salute mentale, meno pazienti nei servizi ma boom di accessi al pronto soccorso: i dati del Rapporto 2024

Nel 2024 diminuiscono leggermente le persone seguite dai servizi specialistici di salute mentale, ma aumentano in modo significativo le situazioni acute che finiscono in pronto soccorso. È questa, in sintesi, la fotografia che emerge dal Rapporto sulla Salute Mentale pubblicato dal Ministero della Salute: un sistema che regge, ma sotto pressione e con segnali contraddittori.

Meno utenti, più emergenze
Nel corso del 2024 gli utenti assistiti dai servizi psichiatrici sono stati 845.516, in calo dell’1% rispetto agli 854.040 del 2023. Una riduzione contenuta, ma significativa se letta insieme a un altro dato: gli accessi in pronto soccorso per problemi psichiatrici sono aumentati del 10%, passando da 573.663 a 636.113.

Questo significa che, mentre diminuisce leggermente la presa in carico continuativa, cresce il numero di situazioni che esplodono in emergenza. Un segnale che indica difficoltà nella prevenzione e nella gestione precoce dei disturbi.

Parallelamente, calano anche i ricoveri ospedalieri: i dimessi con diagnosi psichiatrica sono stati 141.317 nel 2024 contro i 144.246 dell’anno precedente.

Più attività sul territorio
A fronte di questi dati, cresce però l’attività dei servizi territoriali. Le prestazioni erogate superano i 10 milioni (10.061.000), rispetto ai 9,6 milioni del 2023, con una media di 13,6 interventi per utente.

La maggior parte degli interventi (81,7%) avviene nelle strutture, ma resta significativa anche l’attività domiciliare (8,3%). Il lavoro è sostenuto soprattutto da infermieri (44,1%) e medici (28,9%).

Le attività principali sono:

assistenza infermieristica territoriale (33,9%)
attività psichiatrica (25,4%)
riabilitazione (10,7%)
supporto psicologico e psicoterapia (7,4%)
Si tratta quindi di un sistema che punta sempre più sulla gestione territoriale, anche se l’aumento degli accessi in emergenza suggerisce che questa rete non intercetta tutti i bisogni.

Chi sono i pazienti
Il profilo degli utenti riflette l’invecchiamento della popolazione: il 66,3% ha più di 45 anni. Le donne rappresentano il 55,9% dei pazienti.

Dal punto di vista diagnostico emergono differenze nette:

gli uomini sono più colpiti da disturbi schizofrenici e dipendenze
le donne presentano più disturbi depressivi e d’ansia
Particolarmente rilevante il dato sulla depressione: il tasso tra le donne è quasi doppio rispetto agli uomini.

Nel 2024 sono stati oltre 272.000 i nuovi utenti entrati in contatto con i servizi, e nel 95% dei casi si trattava della prima volta nella vita.

Residenzialità e lunga durata dei trattamenti
Le strutture residenziali continuano ad avere un ruolo centrale: quasi 11,3 milioni di giornate di presenza per poco più di 29.000 utenti. La durata media del trattamento supera i tre anni (1.236 giorni), segno di percorsi complessi e spesso cronici.

Anche le strutture semiresidenziali sono molto utilizzate, con oltre 1,3 milioni di accessi.

Ospedali e pronto soccorso
Sul fronte ospedaliero, nel 2024 si registrano oltre 1,1 milioni di giornate di degenza, con una durata media di 12,2 giorni.

Le riammissioni restano un punto critico:

14,3% entro 30 giorni
8,1% entro una settimana

I trattamenti sanitari obbligatori sono stati 4.586, pari al 5,3% dei ricoveri nei reparti pubblici.

In pronto soccorso, il 75% dei pazienti viene dimesso a domicilio, mentre solo il 12,1% viene ricoverato. Le diagnosi più frequenti riguardano disturbi nevrotici e somatoformi.

Farmaci: cresce la spesa
Continua ad aumentare la spesa per antidepressivi, che supera i 419 milioni di euro (400 milioni nel 2023), con quasi 39 milioni di confezioni distribuite.

Molto più contenuta la spesa per:

antipsicotici (89 milioni)
litio (4,5 milioni)

Anche nella distribuzione diretta si registrano valori significativi, soprattutto per gli antipsicotici (circa 70 milioni).

Costi e risorse
Il costo medio annuo dell’assistenza psichiatrica è di 75,2 euro per residente adulto.

La spesa territoriale complessiva supera i 3,5 miliardi di euro, così distribuiti:

1,57 miliardi per attività ambulatoriali e domiciliari
404 milioni per strutture semiresidenziali
1,59 miliardi per residenzialità

L’assistenza ospedaliera vale circa 192 milioni.

Personale in aumento dopo anni di calo
Dopo anni di riduzione, nel 2024 si registra un’inversione di tendenza: il personale delle unità psichiatriche pubbliche sale a 33.142 unità, contro le 29.114 del 2023.

Le figure principali sono:

infermieri (37%)
medici (14,5%)
psicologi (7%)

Un segnale positivo, anche se ancora insufficiente rispetto alla domanda crescente.

Strutture: meno servizi, più residenzialità
Il sistema conta:

1.236 servizi territoriali
1.962 strutture residenziali
800 strutture semiresidenziali

I posti letto ospedalieri risultano leggermente in calo, con 9,2 ogni 100.000 abitanti adulti.

Il nuovo Piano nazionale
Il Rapporto arriva mentre è stato definito il nuovo Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, che introduce risorse aggiuntive:

80 milioni nel 2026
85 milioni nel 2027
90 milioni nel 2028
30 milioni annui dal 2029

Una quota stabile di 30 milioni all’anno sarà destinata alle assunzioni.

Gli obiettivi sono chiari:

diagnosi precoce
rafforzamento della neuropsichiatria infantile
sviluppo di équipe multidisciplinari sul territorio
maggiore integrazione con scuole e famiglie

Il nodo irrisolto
Il quadro complessivo è quello di un sistema che si espande sul territorio e rafforza il personale, ma che continua a intercettare troppo tardi una parte rilevante del disagio.

L’aumento degli accessi in pronto soccorso è il dato più evidente: significa che molte situazioni sfuggono alla prevenzione e arrivano ai servizi solo quando diventano acute.

Per questo, più che aumentare le prestazioni, la sfida vera è migliorare l’organizzazione e l’accesso precoce. Senza questo salto di qualità, i numeri rischiano di continuare a muoversi in direzioni opposte.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
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