Vincenzo Musacchio: “La riforma della Giustizia per ora è disorganica”
di Lucia De Sanctis
Lo scontro tra esecutivo e giudiziario si sta inasprendo notevolmente al punto che il Governo avrebbe accusato i magistrati di aver “iniziato la campagna elettorale”, citando l’indagine sulla ministra del Turismo Daniela Santanché e la decisione del Gip su Andrea Delmastro. In merito alle due questioni lei cosa pensa?
Non conosco i fatti, quindi, non mi esprimo nel merito ma sulla legittimità. Lo scontro tra poteri dello Stato non è mai una buona strada da percorrere in una democrazia che si regge sui pilatri dello Stato di diritto. Il principio della divisione dei poteri, aggiunto al bilanciamento tra essi, costituisce proprio uno degli elementi fondamentali dello Stato di diritto. Ogni tanto sarebbe cosa buona e giusta ricordarlo soprattutto a chi ricopre importanti ruoli nelle istituzioni democratiche.
Qual è il suo pensiero in merito all'ipotesi di abolire l’imputazione coatta?
Ritengo che fino a quando nel nostro ordinamento costituzionale sarà in vigore il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.) questo non sia possibile. Il pubblico ministero è vincolato al controllo del giudice. Se quest’ultimo ritiene che sussista un’ipotesi di reato ha l’obbligo di intervenire. L’ordinanza di formulazione dell’imputazione non sostituisce affatto l’esercizio dell’azione penale da parte del giudice per le indagini preliminari. Siamo di fronte alla garanzia dell’obbligatorietà dell’azione penale soddisfatta dal controllo giurisdizionale sull'inerzia del pubblico ministero. Qualora si volesse cambiare il sistema e introdurre la discrezionalità dell’azione penale, ovviamente, il discorso cambierebbe.
Il Governo è orientato anche verso la segretezza dell’avviso di garanzia, che ne pensa?
Sinceramente non so davvero come si possa realizzarla nella realtà. Credo sia solo uno specchietto per le allodole.
La destra vuole anche la separazione delle carriere, lei come la pensa?
Premettendo che la migliore riforma possibile parta dall'onestà intellettuale del magistrato, sono per la discrezionalità dell’azione penale e per la separazione delle carriere. Credo siano riforme necessarie se si vuole realmente il processo accusatorio. In caso contrario, si abbia il coraggio di ritornare a quello inquisitorio.
Che cosa pensa dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio?
Un errore. Andava riformulato meglio. Era uno spartiacque tra le forme più gravi. Il vuoto creato sarà colmato con altre fattispecie incriminatrici esistenti. Ho sempre detto ai miei studenti che quando si abroga un delitto contro la pubblica amministrazione, il primo a gioire è l’amministratore o il funzionario infedele.
La riforma dovrebbe prevedere anche l’obbligo di interrogare l’indagato prima di disporre una misura cautelare, è d’accordo con questa scelta?
(Il professore sorride). Mah! S’immagina questo istituto applicato nella pratica? Per arrestare un criminale dobbiamo avvisarlo e dirgli che vorremmo portarlo in carcere?
Lei crede che le riforme citate si approveranno in questa legislatura?
Non posso prevedere il futuro ma questa maggioranza di Governo ha i numeri per farle. Occorre vedere se abbia anche la volontà politica. Staremo a vedere.
Su cosa occorre intervenire secondo lei?
L’ho detto e scritto un’infinità di volte. Il problema vero della Giustizia in Italia risiede principalmente nella lentezza dei processi.
Come velocizzarli?
Il primo passo è sicuramente un’incisiva opera di depenalizzazione. Meno reati, meno processi. Rafforzare seriamente gli organici in ambito amministrativo e giudiziario. Sfoltire le fasi processuali partendo dal dibattimento e rendendo convenienti i riti alternativi. Nel processo ci sono un’infinità di testimoni che spesso confermano quello che hanno già detto nella fase delle indagini preliminari. Perché non utilizzare quelle dichiarazioni in dibattimento? Naturalmente vi sono anche altri tipi di riforme che per questioni di tempo non posso affrontare in tal contesto.
Chiudiamo con un suo giudizio su questa prima fase di riforma della Giustizia da parte del governo Meloni?
Da docente direi un 17 e mezzo portato a 18 come forma d’incoraggiamento.
Vincenzo Musacchio, criminologo forense, giurista, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). È ricercatore indipendente e membro dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni Ottanta. È tra i più accreditati studiosi delle nuove mafie transnazionali. Esperto di strategie di lotta al crimine organizzato. Autore di numerosi saggi e di una monografia pubblicata in cinquantaquattro Stati scritta con Franco Roberti dal titolo “La lotta alle nuove mafie combattuta a livello transnazionale”. È considerato il maggior esperto europeo di mafia albanese e i suoi lavori di approfondimento in materia sono stati utilizzati anche da commissioni legislative in ambito europeo.