Inquinamento dell’aria: nel 2025 l’emergenza sanitaria resta strutturale nelle città italiane
L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una grave emergenza sanitaria nelle città italiane. Lo confermano i dati definitivi del 2025 del progetto nazionale CAMBIAMO ARIA, che delineano un quadro netto e privo di ambiguità: i livelli di esposizione cronica agli inquinanti sono ancora largamente incompatibili con la tutela della salute umana.
Il dossier, promosso da ISDE Italia – Medici per l’Ambiente in collaborazione con Kyoto Club e Clean Cities Campaign, analizza i dati ufficiali delle reti regionali ARPA/APPA relativi a 27 città italiane. Le concentrazioni degli inquinanti sono state confrontate non solo con i limiti della normativa attuale (D.Lgs. 155/2010), ma anche con i nuovi standard fissati dalla Direttiva europea 2024/2881, che entreranno in vigore nel 2030, e con i valori raccomandati dalle Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2021).
Particolato e biossido di azoto: limiti di legge insufficienti
I risultati mostrano che neppure la normativa vigente viene rispettata in modo uniforme. Ma è soprattutto il confronto con i nuovi limiti europei e con le indicazioni OMS a evidenziare il ritardo accumulato dall’Italia.
Il PM10 continua a registrare superamenti diffusi, sia per la media annua sia per il numero di giorni oltre il limite giornaliero. Ancora più allarmante è la situazione del PM2,5, il particolato fine riconosciuto come il più pericoloso per la salute: in tutte le città monitorate i livelli superano i valori raccomandati dall’OMS, senza eccezioni.
Critico anche il quadro del biossido di azoto (NO₂), inquinante strettamente legato al traffico veicolare e, nelle città portuali, alle emissioni del trasporto marittimo. Nel 2025 alcune aree urbane registrano centinaia di giorni di superamento dei valori guida, a fronte dei 18 giorni annui consentiti dalla nuova normativa europea.
Se i limiti della Direttiva 2024/2881 fossero applicati già oggi, la quasi totalità delle città analizzate risulterebbe fuori norma per uno o più inquinanti.
L’impatto sulla salute: migliaia di morti premature evitabili
Il punto centrale del dossier riguarda la valutazione dell’impatto sanitario dell’esposizione al PM2,5, effettuata secondo metodologie consolidate a livello internazionale e coerenti con le Linee guida OMS e le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità.
Considerando la popolazione residente con età pari o superiore ai 30 anni nelle 27 città esaminate, nel solo 2025 si stimano 6.731 morti premature attribuibili al PM2,5. Si tratta di circa l’8% di tutta la mortalità per cause non traumatiche nella popolazione adulta.
L’impatto varia da città a città in base a popolazione, livelli di inquinamento e profilo di mortalità, ma interessa l’intero Paese: dalle grandi aree metropolitane della Pianura Padana fino alle città del Centro e del Sud, dove il traffico urbano continua a essere una delle principali fonti di esposizione.
Un rischio evitabile, non una fatalità
Il dossier ribadisce un punto spesso rimosso dal dibattito pubblico: l’inquinamento atmosferico non è una fatalità, ma un fattore di rischio evitabile. Il legame causale tra esposizione agli inquinanti, aumento delle malattie e mortalità precoce è ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica.
Continuare a valutare la qualità dell’aria esclusivamente sulla base di limiti di legge ormai superati dalle evidenze sanitarie significa accettare consapevolmente un carico di malattie e di morti che potrebbero essere prevenute.
Politiche strutturali, non misure tampone
Secondo ISDE Italia e Kyoto Club, servono interventi immediati e strutturali:
- il rapido recepimento e la piena attuazione della Direttiva europea 2024/2881, senza deroghe;
- un’azione incisiva su traffico veicolare, riscaldamento degli edifici e organizzazione urbana;
- l’integrazione delle politiche per la qualità dell’aria con quelle climatiche e di salute pubblica.
Misure parziali o temporanee non sono sufficienti. Senza un cambiamento profondo dei modelli di mobilità, energetici e urbani, i nuovi standard europei resteranno irraggiungibili e l’impatto sanitario continuerà a pesare sulle generazioni presenti e future.
Respirare aria pulita è un diritto, oggi
Il messaggio che emerge dal dossier CAMBIAMO ARIA è chiaro e scientificamente fondato: non esiste una soglia sicura di esposizione agli inquinanti atmosferici. I cittadini di oggi hanno lo stesso diritto di quelli del 2030 a respirare un’aria che non li faccia ammalare.
Rimandare ancora significa trasformare un’emergenza prevenibile in una scelta politica consapevole, con conseguenze sanitarie, sociali ed economiche che il Paese non può più permettersi.