Verso gli Oscar 2026: i film che hanno già acceso il radar dell’Academy
Dopo le line-up ufficiali di Venezia e Toronto, e in attesa di Telluride, possiamo iniziare a stringere il perimetro: ecco 25 titoli che stanno davvero emergendo nella scacchiera dell’Awards Season che è già in movimento.
Tra rientri eccellenti, film rivelazione e titoli ad alto potenziale, si delinea un ecosistema complesso: blockbuster strategici, arthouse da festival, drammi esistenziali, biopic musicali e incursioni internazionali fuori schema.
A guidare i favoriti troviamo Jay Kelly di Noah Baumbach, che promette di essere una delle proposte più sofisticate di Netflix, puntando su una scrittura raffinata, performance attoriali di alto livello e un sottotesto esistenziale tipico della poetica del regista. Subito dietro, Sinners di Ryan Coogler ha già generato un notevole "buzz" critico e virale, dimostrando come un horror morale dal potere simbolico possa imporsi nella conversazione dell'Awards Season, grazie a temi profondi, un cast potente e una narrazione incisiva.
Il quartetto d'élite si arricchisce ulteriormente con Marty Supreme di Josh Safdie e One Battle After Another di Paul Thomas Anderson, due titoli che mettono in campo registi al massimo della loro forma, garantendo originalità, potenza visiva e una forte personalità autoriale.
Non mancherà lo spettacolo, con Avatar: Fire and Ash, F1: The Movie, Wicked: For Good e Frankenstein pronti a stupire con soluzioni visive all'avanguardia e a concorrere nelle categorie tecniche. Per gli amanti delle performance intense e dei biopic d'autore, The Smashing Machine e Springsteen: Deliver Me From Nowhere saranno i titoli da tenere d'occhio.
Il versante più sofisticato e di ricerca stilistica è rappresentato da Bugonia, Nouvelle Vague e After the Hunt, film d'autore che intrecciano estetica, racconto e stratificazione politica.
Infine, sul fronte internazionale, spiccano quattro titoli in pole position per il "doppio binario" (Miglior Film Internazionale + Miglior Film) su cui l'Academy si muove sempre più spesso. Dal frontrunner Sentimental Value (Norvegia) a The Secret Agent (Brasile), da Sound of Falling (Germania) a It Was Just An Accident, probabile voce dal Lussemburgo (dato il bando di Jafar Panahi dal suo Paese, l'Iran), queste quattro opere portano con sé l'autorevolezza dei premi ottenuti a Cannes nelle principali categorie.
Questo percorso, già consolidato da successi come Parasite e ripetuto negli ultimi anni (come con Anatomy of a Fall, anche in caso di mancata submission nazionale nella categoria internazionale), conferma che la doppia candidatura non è più un'eccezione, ma una strada sempre più battuta.
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