Si è svolto oggi presso la sede della FIGC a Roma l'incontro tra il presidente Gabriele Gravina e i presidenti delle componenti federali. A inizio lavori, Gravina ha informato i massimi rappresentanti della Lega Calcio Serie A Ezio Maria Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell'Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell'Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri, di aver rassegnato le dimissioni dall'incarico affidatogli nel febbraio 2025 e di aver provveduto ad indire l'Assemblea Straordinaria Elettiva della FIGC per il prossimo 22 giugno a Roma. La data è stata individuata nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l'espletamento della procedura d'iscrizione ai prossimi campionati professionistici.Durante la riunione, inoltre, Gravina ha ringraziato le componenti per aver rinnovato, in forma pubblica e privata, la vicinanza e il sostegno alla sua persona e ha informato i presidenti di essersi reso volentieri disponibile ad intervenire in audizione il prossimo 8 aprile (ore 11) in VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano.Sarà in quella sede che il presidente Gravina esporrà, nella maniera più compiuta ed esaustiva possibile, una relazione sui punti di forza e di debolezza del movimento, toccando anche alcuni dei temi già affrontati nella conferenza stampa svoltasi dopo la gara della Nazionale giocata a Zenica lo scorso martedì 31 marzo. A tal proposito, Gravina si è detto rammaricato per l'interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici).
Questa la nota stampa con cui oggi il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha rassegnato le proprie dimissioni, dando anche la propria disponibilità ad intervenire in audizione l'8 aprile in VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano.
Il fallimento è diventato ufficiale sul campo, ma le conseguenze si consumano ora nei palazzi. Dopo l'eliminazione della Nazionale italiana dai Mondiali 2026, il calcio italiano entra in una nuova fase di incertezza e resa dei conti. Il primo atto è arrivato oggi: Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza della FIGC.
La decisione è stata comunicata nel corso di una riunione straordinaria nella sede federale di Roma, alla presenza di tutti i vertici del sistema calcio: dalle leghe professionistiche fino ai rappresentanti di calciatori e allenatori. Un passaggio formale, ma dal peso politico enorme, che certifica la gravità della crisi.
Gravina, eletto appena nel febbraio 2025, lascia dopo pochi mesi segnati da uno dei momenti più bui della storia recente della Nazionale. Contestualmente ha annunciato la convocazione dell'Assemblea Straordinaria Elettiva per il prossimo 22 giugno, sempre a Roma.
Una scelta non casuale: la tempistica, spiegano fonti federali, serve a garantire alla nuova governance il tempo necessario per gestire le iscrizioni ai campionati professionistici. Un passaggio tecnico che però nasconde una realtà ben più complessa: il sistema calcio ha bisogno di essere rifondato, non semplicemente amministrato.
All'incontro hanno partecipato i rappresentanti delle principali componenti federali: la Serie A, la Serie B, la Lega Pro, i dilettanti, oltre alle associazioni di calciatori e allenatori. Una presenza compatta, almeno formalmente, che Gravina ha voluto ringraziare per il sostegno ricevuto “in forma pubblica e privata”.
Parole che suonano come un tentativo di ricomporre un fronte interno che negli ultimi mesi si è progressivamente incrinato. Perché dietro l'eliminazione mondiale non c'è solo un problema tecnico, ma una crisi strutturale che coinvolge governance, modelli di sviluppo e sostenibilità economica.
Prima dell'uscita definitiva di scena, Gravina tornerà ancora una volta sotto i riflettori istituzionali. L'8 aprile è atteso in audizione davanti alla Commissione Cultura della Camera, dove presenterà una relazione sullo stato di salute del calcio italiano.
Sarà un passaggio chiave, non solo per chiarire le responsabilità del fallimento, ma anche per delineare le prospettive future. Gravina ha già annunciato che affronterà nel dettaglio punti di forza e criticità del sistema, riprendendo anche i temi emersi dopo la partita di Zenica, simbolo della débâcle azzurra.
Nel suo intervento, l'ex presidente ha anche voluto precisare alcune dichiarazioni che avevano sollevato polemiche, in particolare quelle relative al confronto tra sport dilettantistici e professionistici. Gravina ha respinto ogni accusa di voler sminuire altre discipline, chiarendo che il riferimento era esclusivamente alle differenze normative e organizzative.
Un chiarimento che arriva però in un clima ormai deteriorato, dove ogni parola pesa e ogni scelta viene letta come parte di uno scontro più ampio.
La sensazione è che le dimissioni di Gravina rappresentino solo il primo passo di un cambiamento inevitabile. Dopo l'ennesima esclusione dal palcoscenico mondiale, il problema non è più rimandabile. E mentre si apre la corsa alla nuova presidenza della FIGC, una domanda resta sospesa: basterà un cambio al vertice per salvare un sistema che da anni mostra crepe sempre più evidenti?


