Mario Draghi, ospite al Meeting di Rimini nell'incontro "Quale orizzonte per l'Europa?", ha offerto una diagnosi severa ma lucida sulla condizione dell'Unione Europea e sulle scelte che non possono più essere rinviate.
L'ex presidente del Consiglio ha dichiarato superata l'illusione secondo cui la sola dimensione economica, con i suoi 450 milioni di consumatori, potesse assicurare influenza geopolitica. Gli ultimi anni hanno dimostrato il contrario: dazi statunitensi, pressioni militari della Nato, marginalità europea nei negoziati per la pace in Ucraina, rapporti squilibrati con la Cina, esclusione dai grandi dossier mediorientali."Lo scetticismo verso l'Ue non riguarda i suoi valori fondanti, ma la sua capacità di difenderli", ha affermato Draghi, indicando la necessità di una trasformazione politica e istituzionale dell'Unione.
Le priorità: mercato interno e tecnologie critiche
Draghi ha richiamato l'attenzione sulle inefficienze del mercato unico, ancora frammentato da barriere che rallentano appalti e aumentano i costi, con effetti negativi sulla produttività. Secondo il FMI, l'eliminazione di tali ostacoli porterebbe a un incremento del 7% della produttività del lavoro in sette anni, a fronte di un misero +2% registrato nell'ultimo decennio.
Sul fronte tecnologico, l'ex premier ha sottolineato la dipendenza europea da Stati Uniti e Cina in settori strategici come i semiconduttori, dove i progetti europei rimangono piccoli e dispersi rispetto ai mega-investimenti concentrati oltreoceano. In assenza di massa critica, l'Ue rischia di restare ai margini della competizione globale.
Debito comune e politica industriale
Riprendendo un concetto già enunciato in passato, Draghi ha distinto tra "debito cattivo" e "debito buono". Il primo finanzia consumi, il secondo investimenti strategici. Ma oggi, ha aggiunto, il livello nazionale non è più sufficiente: solo strumenti di debito comune possono sostenere la scala necessaria per difesa, energia e tecnologie dirompenti.
In parallelo, i governi devono definire priorità di politica industriale, semplificare regole e permessi – in particolare nel settore energetico – e concordare un piano di investimenti stimato in almeno 1.200 miliardi di euro annui.
Un cambio di passo politico
Draghi ha ricordato che l'Ue ha dimostrato capacità di adattamento in fasi emergenziali – dalla pandemia alla risposta all'invasione russa – ma ha insistito sulla necessità di decisioni rapide anche in tempi ordinari. "Il mondo non aspetta i nostri processi comunitari", ha ammonito.
L'ex premier ha concluso con un appello ai cittadini, soprattutto ai giovani, a superare lo scetticismo: "L'Europa è il nostro strumento per garantire pace, sicurezza e indipendenza. Ma saremo noi, come cittadini, a definirne le priorità".
Il testo completo dell'intervento è consultabile alla pagina seguente:
www.meetingrimini.org/trasformate-lo-scetticismo-in-azione-lintervento-di-mario-draghi-al-meeting


