Il presidente irlandese Michael Higgins ha rinnovato sabato il suo appello alle Nazioni Unite affinché intervengano militarmente nella Striscia di Gaza, con l'obiettivo di garantire il passaggio degli aiuti umanitari e fermare quella che ha definito senza mezzi termini una "campagna di genocidio" contro i palestinesi.

In un'intervista concessa all'emittente pubblica irlandese RTÉ (Ireland's National Television and Radio Broadcaster), Higgins ha descritto l'attuale fase della guerra come una "tragedia storica globale", richiamando l'attenzione sul recente rapporto di un'agenzia ONU (IPC) che parla di una vera e propria "epidemia di fame" a Gaza. Quel documento è stato duramente contestato e respinto da Israele, ma per il capo di Stato irlandese (coì 'come per la comunità internazionale) rappresenta la prova di una crisi umanitaria ormai fuori controllo.

"La guerra è arrivata a un punto in cui Israele non è più chiamata a rispondere delle proprie azioni. Questo è inaccettabile: devono esserci conseguenze per chi commette un genocidio", ha dichiarato.

Higgins ha inoltre criticato l'inefficacia delle istituzioni internazionali: "È necessaria una rivalutazione complessiva del ruolo dell'Assemblea Generale dell'ONU e della sua capacità di garantire il flusso degli aiuti umanitari ai civili".

Il presidente ha fatto riferimento al Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che assegna al Consiglio di Sicurezza il potere di autorizzare l'uso della forza militare per risolvere i conflitti (Il Capitolo VII è quello che permette all'ONU di passare dalla diplomazia alla coercizione.
È stato applicato in casi come la Guerra di Corea (1950), la Guerra del Golfo (1990-91) e le missioni in Bosnia e Kosovo negli anni '90). Secondo Higgins, però, anche di fronte a un veto nel Consiglio, "con un adeguato sostegno dell'Assemblea Generale, il Segretario Generale può comunque promuovere la creazione di una forza internazionale che assicuri l'accesso degli aiuti umanitari".

Non si tratta di parole teoriche: Higgins conosce la situazione da vicino. Ricordando una delle sue ultime visite in Palestina:

"Ho incontrato famiglie in tende a Gaza e in Cisgiordania. Una delle cose più scioccanti che ho letto è stato un rapporto medico che spiegava come i bambini palestinesi subiscano traumi più profondi nell'assistere all'umiliazione dei loro genitori che nella perdita stessa dei genitori".

La posizione dell'Irlanda non è nuova. Nel maggio 2024, Dublino ha ufficialmente riconosciuto lo Stato di Palestina. A fine anno, Israele ha reagito chiudendo la propria ambasciata nella capitale irlandese. Più recentemente, il governo irlandese ha annunciato l'intenzione di criminalizzare l'importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti in Cisgiordania.

Con queste prese di posizione, l'Irlanda si conferma tra i Paesi europei più critici verso la politica israeliana e tra i pochissimi che chiedono apertamente un passo deciso dell'ONU, fino a considerare l'opzione di un intervento militare internazionale... cosa che avrebbe dovuto essere fatta da mesi!