Negli ultimi anni gli ansiolitici a base di piante e fiori sono diventati sempre più popolari. Valeriana, passiflora, biancospino, melissa, camomilla, fiori di Bach: nomi che evocano calma, equilibrio, rimedi “dolci” contro lo stress e l’ansia. Ma naturale non significa necessariamente sicuro.
Molte di queste sostanze contengono principi attivi che agiscono davvero sul sistema nervoso, modificando la risposta dell’organismo allo stress. È lo stesso motivo per cui possono provocare effetti indesiderati o interazioni con altri farmaci. Alcuni estratti vegetali, se assunti in dosi elevate o per lunghi periodi, possono causare sonnolenza, vertigini, cali di pressione o persino danni al fegato.
Il rischio maggiore, però, è la falsa sicurezza. L’idea che “se è naturale non fa male” porta molte persone a usarli senza controllo, a volte in sostituzione di cure prescritte o combinandoli con psicofarmaci. Un errore che può avere conseguenze anche gravi: la valeriana, ad esempio, potenzia l’effetto dei sedativi; l’iperico riduce l’efficacia di antidepressivi, anticoncezionali e anticoagulanti.
Un altro problema è la scarsa standardizzazione. A differenza dei farmaci, gli integratori naturali non sempre garantiscono la stessa concentrazione di principio attivo. Una compressa di biancospino può essere molto diversa da un’altra, anche della stessa marca.
Ciò non significa che vadano evitati in blocco. Alcuni estratti, come la valeriana o la passiflora, hanno una certa base scientifica nel ridurre lievi stati d’ansia o favorire il sonno. Ma vanno usati con criterio, informando sempre il medico o il farmacista, soprattutto se si assumono altri medicinali.
In fondo, la natura è potente — e proprio per questo merita rispetto.
Usarla bene significa conoscerla, non sottovalutarla.


