"Per sostituire Buffon avevo scelto Toldo, preferendolo ad Antonioli della Roma e ad Abbiati del Milan, non senza dover affrontare qualche rimbrotto.
Ma per fortuna, persino la stampa italiana si rese conto di quanto fosse ridicolo criticare Zoff sulla scelta del portiere.
Toldo era un ragazzone alto quasi due metri, molto atletico, che veniva dall’Inter.
Sull’aereo che ci portava ad Amsterdam mi si avvicina e mi fa: «Mister, io e lei ci conosciamo, lo sa?».
Io lo guardo come si guardano i pazzi:
«Certo che ci conosciamo, ti alleno da qualche anno...».
«No, no, ci conosciamo da molto prima... Non ricorda?» No, non ricordavo.
Allora mi spiega: «All’inaugurazione dell’hotel Sheraton, a Padova dove vivevo, lei è arrivato un giorno col direttore, e io mi sono avvicinato per un autografo. Facevo il cameriere, allora».
Lo squadro bene, cerco di ricordare. Poi, di colpo, l’illuminazione: il mio amico Giorgio Manenti, che mi chiede di andare all’inaugurazione della catena di hotel di lusso che gestisce e, tra le tante facce che mi chiedono l’autografo, spunta fuori quella di un ragazzino lungagnone e simpatico, che mi racconta della sua passione per i pali.
All’epoca mi colpirono i suoi occhi: glielo leggevi dentro che era vero amore per il ruolo.
Adesso sì che mi ricordavo di Francesco Toldo.
Il 29 giugno ad Amsterdam c’era un clima perfetto per una gara di cartello come Olanda-Italia, semifinali degli Europei. Lo stadio era interamente arancione, interamente per l’Olanda padrona di casa, com’era ovvio.
Nella vita sportiva ti possono accadere molte disgrazie. Una delle peggiori è incrociare sul tuo cammino un grande portiere in stato di grazia.
Quella sfortuna capitò all’Olanda.
Toldo, il mio Toldo, si era svegliato bene, quel giorno, ed evidentemente aveva deciso che non sarebbe entrato niente nella sua porta."
[Dino Zoff]
Fonte: autobiografia Zoff - Dura solo un attimo la gloria.


