Stati Uniti e Israele attaccano l'Iran, Trump rivendica via social: “Operazione militare massiccia e in corso”
Nelle scorse ore, Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco coordinato contro l'Iran, aprendo una nuova e pericolosissima fase della crisi mediorientale. Le esplosioni sono state segnalate in più aree del Paese, compresa Teheran, mentre da Washington Donald Trump ha annunciato l'inizio delle operazioni con un messaggio diffuso sui social, parlando di una offensiva “massiccia e in corso” contro la Repubblica islamica.
Nel suo annuncio, Trump ha presentato l'attacco come una scelta necessaria per fermare quella che la Casa Bianca descrive come una minaccia diretta alla sicurezza americana e a quella degli alleati. La motivazione espressa dal presidente statunitense è netta: impedire all'Iran di consolidare le proprie capacità nucleari e missilistiche, colpendo al tempo stesso infrastrutture militari, forze navali e apparati che Washington ritiene responsabili di destabilizzazione regionale e sostegno a gruppi armati ostili. Nello stesso messaggio, Trump ha anche rivolto un appello agli iraniani contro il loro governo, spingendosi fino a evocare un possibile rovesciamento del regime.
Israele ha definito l'operazione un attacco “preventivo”, sostenendo di aver agito di fronte a un pericolo imminente. Secondo Reuters, l'azione era stata pianificata da mesi in coordinamento con gli Stati Uniti. Sul terreno, però, il risultato immediato è quello che si temeva: l'innesco di una risposta iraniana praticamente istantanea e il rischio concreto che il conflitto travalichi i confini dei due Paesi coinvolti.
Teheran, infatti, ha reagito poche ore dopo con il lancio di missili e droni contro Israele e contro obiettivi collegati alla presenza militare statunitense nel Golfo: Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein e Giordania sono stati impegnati nell'intercettare missili lanciati dall'Iran contro le basi militari statunitensi presenti sul loro territorio. Le autorità iraniane hanno promesso una risposta dura, mentre in Israele sono risuonate le sirene d'allarme e il governo ha imposto misure eccezionali di emergenza. Scuole e posti di lavoro sono stati chiusi, gli assembramenti vietati, l'aviazione civile bloccata e parte delle attività ospedaliere trasferite in aree protette sotterranee.
Secondo media statunitensi, gli attacchi aerei contro l'Iran continueranno per giorni con Israele prende di mira la leadership iraniana, mentre Washington colpisce obiettivi militari.
Le prime conseguenze si vedono già ben oltre il campo di battaglia. Il traffico aereo in ampie zone del Medio Oriente è stato sconvolto: numerose compagnie hanno sospeso i voli, mentre gli spazi aerei di Iran, Israele, Iraq, Kuwait e Bahrain sono stati fortemente limitati o svuotati. Reuters riferisce di un impatto immediato su una delle rotte aeree più trafficate del mondo, con cancellazioni diffuse e timori di ulteriori chiusure.
C'è poi la ricaduta politica e strategica. L'attacco allontana ulteriormente la prospettiva di una soluzione diplomatica sul dossier nucleare iraniano e riapre lo scenario di una guerra regionale allargata. Le reazioni internazionali sono già durissime: Mosca ha definito i bombardamenti un “atto di aggressione armata” e diversi governi stanno lanciando appelli alla de-escalation, mentre altri, come la Norvegia, mettono apertamente in discussione la legalità di un attacco “preventivo” in assenza di una minaccia immediatamente imminente.
Resta adesso la domanda più pesante: se questa sia stata, come sostiene Trump, un'azione per “prevenire” una minaccia, oppure il primo atto di una guerra molto più grande. Per ora, il dato certo è uno solo: il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti non è più una minaccia evocata nei comunicati, ma una realtà già in movimento, con effetti immediati sulla sicurezza regionale, sui trasporti internazionali e sugli equilibri politici del Medio Oriente.