In gelateria: “Un cono fragola, limone e panna per me, e una coppetta per Roberto”.

"Roberto"!? Roberto è il volpino, un cane, della signora che sta davanti a me al banco della gelateria. Strabuzzo gli occhi. Mi si rizzano i capelli. Osservo la scena con un misto di stupore e incredulità. La signora, felice e contenta, esce dalla gelateria con due gelati: uno per lei, l’altro per il cane.

La commessa, notando la mia espressione incredula, mi spiega: “È un gelato pensato apposta per loro - riferendosi a Roberto, il cane - al gusto fiordilatte, senza zucchero, senza lattosio e con pochi grassi. Sta andando alla grande”. 

Ma diciamolo chiaramente: nessun cane ha mai chiesto un gelato! I cani non conoscono il gelato, non lo desiderano, non ne hanno bisogno. Se lo leccano è solo perché ha un odore interessante, è fresco, o semplicemente perché sono curiosi. Ma non è certo un’esigenza fisiologica. Per loro, il gelato è un oggetto estraneo. I cani si dissetano con l’acqua, si rinfrescano all’ombra, o sdraiandosi sul pavimento. Hanno un loro modo, naturale e sano, di vivere anche le giornate più calde.

E questo vale anche se il prodotto è stato confezionato “apposta per loro”. Rimane, nella sostanza, un capriccio. Un gesto che serve più a noi, che non a loro.

Ma ecco il punto. Il gelato per cani esiste per compiacere i padroni. Per coccolare il nostro ego, per farci sentire padroni “moderni”, “attenti”, “inclusivi”. È l’ennesima trovata dell’industria che monetizza sull’umanizzazione degli animali: ordinare “due coppette, una per me e una per lui” fa sentire parte di un rituale condiviso, ma non rende più felice il cane.

 Amare gli animali significa anche rispettare la loro natura e non confonderli con gli esseri umani. Perché – diciamolo con chiarezza – l’amore autentico per gli animali non passa per i gelati, per i gonnellini, i cappottini e gli occhiali da sole, per i compleanni in ludoteca o le birrette analcoliche for dog. Passa per il rispetto dei loro bisogni reali: una corsa al parco, una lunga passeggiata, una carezza, del tempo insieme. Questo li rende davvero felici.

Trasformare il rapporto con gli animali in un’imitazione del rapporto genitore-figlio rischia di snaturarlo. È una forma di antropomorfizzazione che, alla lunga, fa più bene a noi che a loro. Gli animali ci danno tanto: compagnia, affetto, fedeltà. Meritano tutto il nostro amore. Ma non ci stanno chiedendo di essere trattati come bambini. E nemmeno come clienti in gelateria.

Amarli davvero significa riconoscere la loro diversità, rispettare la loro natura animale, senza ridurli a caricature umane. Altrimenti, più che un gesto d'affetto, si rischia di cadere nel ridicolo. E francamente, certe scene fanno davvero rizzare i capelli in testa.