Scienza e Tecnologia

Riduzione emissioni climalteranti

L’Europa ha fissato alcuni target di riduzioni delle emissioni ambientali climalteranti per il breve periodo ( ormai ) – 55% nel 2030, - 90% nel 2040  e di neutralità climatica nel 2050.

Si tratta di obiettivi difficili da realizzare o per la mancanza della soluzione tecnologica e degli investimenti o per l’esistenza di importanti forze antagoniste.

In ITALIA abbiamo fatto  riduzioni nei diversi settori:

  • nell’industria parte per efficientamento e parte per cessazione di attività 
  • nella produzione termoelettrica eliminando l’uso del carbone e del BTZ, e crescendo  nella generazione  dalle rinnovabili 
  • nel domestico  sostituendo le tradizionali caldaie con le pompe di calore, migliorando l’isolamento degli edifici e, visto il caro-gas, impostando temperature e durate più basse 
  • nel navale sostituendo il bunker con altri carburanti meno inquinanti 

raggiungendo una riduzione del 38% circa (monitoraggio PNIEC del ministero) che, come noto, è più facile da ottenere nei primi anni di attuazione di un progetto di miglioramento applicato quando nel passato non era stato fatto nulla. Visto però che il target finale è molto di più occorre fare qualche considerazione sul futuro.

Un metodo  di valutazione a medio termine si basa sulla misura dei carburanti, cioè di tutti quei prodotti che nel loro uso vengono “bruciati “ poco dopo la loro consegna all’utenza finale emettendo sicuramente qualcosa di più o meno dannoso per l’ambiente.

Il Ministero DGFTA DIV II pubblica mensilmente la situazione dei derivati dal petrolio e del gas naturale dalla quale è ricavata la tabella sottostante che sintetizza i numeri più importanti  e le differenze 2024-2025.


 DERIVATI DAL PETROLIO

La diminuzione nella produzione del gasolio è superata dall’aumento di quella della benzina.

Non ci sono variazioni importanti su carbo turbo ( carburante per aerei ) e su GPL

La decisa riduzione del bunkers è motivata dall’adeguamento in corso delle navi alle prescrizioni d’uso di  altri carburanti meno emissivi ma non alla riduzione del trasporto navale.

Quindi dai derivati dal petrolio non c’è stato nessun miglioramento significativo nelle emissioni spiegabile in:

  • Scarsa evoluzione verso la mobilità elettrica al 100%. Le motivazioni tecniche, economiche e ambientali sono ampiamente superate dal mercato che nel settore del automotive regna sovrano. Nel 2025 sono state immatricolate 1.525,722 autovetture nuove ( dato del Ministero dei Trasporti ) delle quali 94.230 elettriche al 100% ( = +6,1 % ) raggiungendo un circolante di 380.000 unità che è inferiore all’1% del totale ( circa 40 milioni )
  • Nessun beneficio dalle soluzioni ibride che, pur essendo molto vendute, non modificano il risultato finale anzi forse lo peggiorano.In quantità la produzione di benzina, usata nella quasi totalità dei modelli ,è aumentata di più della diminuzione del gasolio.
  • Mancanza di  modifiche significative nel trasporto delle merci  ( nel 2024 era il 92,1% su strada  secondo ISTAT ).Lo spostamento su rotaia o l’uso dell’idrogeno come carburante non sono previsti né prevedibili.
  • Poche sostituzioni di autobus urbani con gli equivalenti elettrici che non vanno verso la riduzione dell’uso dell’auto propria perché’i percorsi, le frequenze e i tempi restano gli stessi. Un ampliamento o aggiunta di metropolitane                   ,più utile per la completa autonomia di percorrenza, la maggior capacità e velocita di trasporto, non è avvenuto né ci sono importanti cantieri in corso.
  • Crescita del trasporto aereo che ha superato la pausa COVID  dove non ci sono soluzioni alternative al tradizionale turbogas alimentato a kerosene.

Per i derivati dal petrolio occorre inoltre aggiungere che

  • l’estrazione, il trasporto via mare  e la raffinazione generano ulteriori consumi emissivi e il greggio è necessario anche per la produzione di lubrificanti, bitumi, materia prima per le plastiche.
  • la loro sostituzione con l’uso dell’energia elettrica non azzera il problema perché’la sua produzione è al 50% di tipo emissivo 

GAS NATURALE

Si rileva un aumento modesto dei consumi di gas naturale essenzialmente dovuto alla maggior produzione delle centrali termoelettriche che forse può essere considerata congiunturale.

In generale dipendono in maniera proporzionale ad eventi climatici completamente fuori dal controllo umano .

I valori di temperature e le loro durate nel periodo invernale  incidono sui consumi di tutti gli impianti di riscaldamento che usano il gas o direttamente nelle caldaie o indirettamente nelle pompe di calore che sono alimentate da energia elettrica prodotta termicamente al 59 %

Nel periodo estivo gli stessi valori incidono sui consumi elettrici per il raffrescamento e il fabbisogno totale  è soddisfatto solo a 41% dalle rinnovabili.

L’intensità delle nevicate e delle piogge  determinano la produzione delle centrali idroelettriche che quando mancante viene ripristinata con l’uso delle termiche a gas.

La riduzione importante sembra ormai avvenuta e stabilizzata forse potranno ancora crescere le rinnovabili preferibilmente nell’eolico e nell’idraulica dove però oggi non esiste questa tendenza.

La continua microgenerazione distribuita su tutto il territorio e molto variabile renderà sempre più difficile l’installazione di impianti nucleari che hanno una ragione di esistere solo se funzionano al 100% delle potenze per tutto l’anno.

E’invece evidente il cambio di mix sulla provenienza dove l’aumento del “ liquefatto “ è  del 41,7 % `rispetto all’anno precedente a conferma della graduale ma sistematica sostituzione del gas russo proveniente da tubo.

Per le emissioni ambientali globali il cambio è sicuramente dannoso perché’ai bassi consumi di pompaggio nei metanodotti si sostituiscono quelli di raffreddamento ( a -160 Co) e di trasporto navale. Dall’America sono da percorrere 8700 km di mare che richiedono circa 14 giorni per la sola andata, uguale il ritorno dove la nave non può essere utilizzata per altri trasporti. Dal Quatar la distanza è inferiore di 1000 km circa ma c’è l’attraversamento di Suez che rallenta.


BIOMASSE

A completamento delle fonti esistono anche le biomasse che, pur non essendo di origine fossile,vengono utilizzate in un processo di combustione sicuramente generatore di CO2 e forse anche di altro.

Si tratta di rifiuti solidi urbani indifferenziati (circa 5,7 milioni di tonnellate delle 10 disponibili) per i quali si preferisce  la termovalorizzazione rispetto al conferimento a discarica. Gli impianti esistenti funzionano tutti al massimo delle loro capacità’produttiva e  sono previsti aggiuntivi o in ampliamento a Roma, Genova, Palermo, Catania, Gioia Tauro e Bari.

Difficile prevedere le conseguenze sulle emissioni di CO2 equivalente perché’alla riduzione della generazione di metano dalla fermentazione dell’organico si aggiunge la combustione di carta, plastica, legno e tessuti che in discarica non rilasciano nulla e aumentano i trasporti quasi giornalieri per raggiugere i pochi centri esistenti mentre le discariche sono migliaia e si trovano all’interno delle aree provinciali.

Certamente vantaggiose sono la generazione di calore e/o di energia elettrica che si sostituisce a quella fatta usando il gas o altri combustibili.

 Anche l’uso di pellet e legna contribuisce alle emissioni ambientali. Non esistono dati affidabili sulla legna perché’in molti casi viene autoprodotta  o approvvigionata in modo “ non tracciabile “ mentre le vendite del pellet  sono state valutate ( European Pellet Forum Febbraio 26) in 3 milioni di tonnellate e previste in sensibile aumento. In termini energetici sono equivalenti a 1500 milioni di smc di gas naturale ma con maggiori rilasci verso l’atmosfera.

Sono trascurabili nei numeri le altre produzioni di biocarburanti ad eccezione di biodiesel e bioetanolo che sono compresi nei rispettivi prodotti fossili riportati in tabella.

Concludendo quindi i dati e la situazione attuale degli investimenti generano seri dubbi sul raggiungimento dei target del 2030 e la certezza sull’insostenibilità’di quelli del 2040- 2050.

I tempi sono lunghi ma per migliorare ulteriormente e molto servono investimenti enormi e progressi nelle tecnologie che tardano ad arrivare.

Il motivo della resistenza lo si trova:

  • nel volume di affari e di profitti derivante dalla vendita di tutto quanto descritto sopra che può essere stimato in 130 miliardi di euro/anno 
  • nei milioni di posti di lavoro nelle attività di produzione, distribuzione e vendita che sarebbero o cancellati o drasticamente ridotti 

Profitti e occupazione sono oggi e lo resteranno in futuro prioritari rispetto all’ambiente.

Autore Edoardo bruno
Categoria Scienza e Tecnologia
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