Ogni secolo ha le sue tragedie e siccome non sono accadute in “casa nostra” non ce ne siamo interessati più di tanto, era preferibile assaporare i piaceri offerti dal consumismo e da una cultura pervasa da ignoranza che ci ha resi soggetti passivi di una informazione falsa e/o fuorviante che, con il tempo ci ha trasportato lontano da una visione realistica del mondo. Per decenni ci siamo “abbeverati” a delle fonti avvelenate che non solo ci hanno abituati ad ignorare fatti gravi che solo apparentemente non ci coinvolgevano ma a considerali inutili o irrilevante approfondirli impedendo la conoscenza e il confronto.

L’informazione è stata utilizzata dal potere per confezionare “il pensiero unico” inondando i canali dei media con un eccesso di dati per rendere difficile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Altra tattica comune è presentare una verità parziale come se fosse completa, unendo fatti reali a falsità per confondere il lettore. Il risultato è che la cultura dominante è inquinata da pregiudizi, convinzioni errate o informazioni insufficienti che ostacolano il progresso e la comprensione in seno alla stessa comunità e, a livello internazionale, ha determinato la mancanza di una consapevolezza e una grave carenza di pensiero critico. Questo essere distaccati dai destini degli altri popoli ha permesso alle multinazionali di ben radicarsi ai vertici politici dei Paesi occidentali ed usarli per realizzare i loro obiettivi avvalendosi dei mezzi e dei sacrifici dei cittadini.

Per questo le voci delle vittime sacrificate a tale squallido programma di arricchimento illecito non si udivano! Per indifferenza e/o disinteresse le aberranti operazioni di pulizia etnica, violenze di ogni genere e genocidi consumati soprattutto in vari territori africani sono passati sotto silenzio censurati dalla riservatezza imposta alla stampa estera dai mandanti diretti e soprattutto indiretti che fanno capo alle multinazionali occidentali. Le cause di tali atrocità risiedono negli interessi illeciti e non nei “sacri principi di democrazia e libertà”.

Non amo internet e i social ma oggi devo ammettere che se le verità scomode sono giunte fino a noi lo dobbiamo a coloro che stanno avendo in prima persona tali aberranti esperienze e ce le comunicano in tempo reale fornendo un servizio di sana informazione con video che mai avrebbero visto luce nelle mani dei militari e dei governi coinvolti (vedi Julian Assange). 

Gaza rappresenta una dolorosa innovazione nel campo della diffusione dell’informazione che ha avuto il pregio di portare a conoscenza diretta della tragedia del popolo palestinese. Dal 2023 ai nostri giorni sono stati eliminati 247 giornalisti palestinesi perché trasmettevano notizie certe e documentate sul genocidio in corso, un operatore umanitario dell’Ong italiana Acs Sami Abu Omar è una delle rare persone che fanno trapelare notizie dalla Palestina tramite telefono perché internet è stato interrotto come la maggior parte delle comunicazioni dagli israeliani.

Da una intervista apparsa su di un quotidiano emerge con semplicità e chiarezza le tragiche condizioni in cui versa la popolazione palestinese anche dopo il cessate il fuoco. C’è una frase che mi ha colpito profondamente perché quelle parole scolpiscono il crudele ricatto che Israele esercita con cinismo certo dell’impunità nei confronti dei civili: 

“Poche ore fa, infatti, Nethanyau ha ordinato pesanti bombardamenti su tutta Gaza, in seguito alla restituzione da parte di Hamas dei resti di un corpo che apparterrebbero ad un ostaggio già restituito ad Israele e a degli scontri tra Hamas e Idf avvenuti nei pressi di Rafah. Ogni scusa è buona per bombardare Gaza, la scusa questa volta è la consegna dei corpi ma Gaza è tutta distrutta, a Gaza ci sono solo macerie, non ci sono mezzi per cercare i cadaveri, loro rivogliono 11 cadaveri ma qui sotto le stesse macerie ci sono oltre 10 mila corpi palestinesi, siamo costretti a cercare i nostri figli, i nostri cari a mani nude e non riusciamo a trovarli”.

Continua: “Hanno fatto il cessate il fuoco, hanno detto che il genocidio era finito, ma in realtà niente è cambiato. Qui la gente ha bisogno di ogni cosa, parliamo di un enorme bisogno di medicine, di tende, di cibo ma niente ancora è entrato, siamo in un limbo, non possiamo fare niente e la maggior parte di noi non ha soldi”.  “(…) hanno detto che aspettavano che Hamas ridesse i cadaveri degli ostaggi e dopo ci sarebbe stata la fase due dell’accordo, ma noi gazawi non ci abbiamo mai creduto, abbiamo sempre saputo che era falso, che questo è come un film per loro, sappiamo che i coloni vogliono entrare a Gaza, usano Hamas come scusa ma Israele vuole eliminare i cittadini di Gaza, le persone normali, per questo adesso hanno ricominciato a bombardare i civili, le tende, le poche case rimaste in piedi”. 

Vi è un’altra voce che si è levata forte e senza paura e ha denunciato i responsabili diretti ed indiretti che hanno sostenuto l’economia di occupazione e il genocidio in corso a danno del popolo palestinese, la relatrice dell’ONU Francesca Albanese definita dall’ambasciatore israeliano Danny Danon una “strega malvagia” sollevando indignazione tra gli astanti: ormai le assemblee dell’ONU sull’argomento assumono le caratteristiche degli “antichi lavatoi pubblici”.

La dott.ssa Albanese con il suo quarto rapporto presentato alcuni giorni fa all’assemblea dell’ONU ha inferto un altro duro colpo alla malafede e all’ipocrisia dei protagonisti principali di questa tragica farsa infatti ha riportato che il 90% delle armi ad Israele sono state fornite dagli Stati Uniti e Germania al terzo posto compare l’Italia, non solo ma si sono prestati ad una falsa narrazione dei fatti secondo la quale il genocidio è stato causato dai palestinesi eletti a scudi umani di Hamas oppure definendo i palestinesi come gli autori del più grande crimine contro gli ebrei dopo l'Olocausto, tutta questa narrativa è servita a giustificare l'eccidio di migliaia e migliaia di palestinesi.

Afferma che il genocidio in corso a Gaza non sarebbe stato possibile senza il sostegno di altri paesi occidentali che: “(…) sia economicamente attraverso il commercio delle armi, sia logisticamente, attraverso la messa a disposizione dello spazio aereo e delle basi militari, e infine giuridicamente, rifiutandosi di applicare il diritto internazionale, possono essere considerati complici dei crimini commessi dalle autorità israeliane.” 

Continua: “L'obiettivo è far capire, non solo agli Stati, ma anche al mondo, ai milioni di cittadini che in questi Stati vivono, che il genocidio a Gaza non avrebbe potuto essere commesso senza la complicità di troppi governi, soprattutto, ma non solo, occidentali. Nel mio precedente lavoro ho parlato dell'economia del genocidio e dell'occupazione, di come aziende, università, fondazioni, alimentavano il genocidio, oggi il nuovo rapporto getta luce sulle criticità dell'aiuto diplomatico, militare, economico che tanti Stati, inclusa l'Italia, hanno continuato a dare ai governi israeliani, condonandone e giustificandone i crimini, anche davanti al genocidio, e continuando a dare sostegno economico e commerciando con uno Stato di apartheid. Uno degli aspetti più sinistri di questo mio ultimo rapporto è stata la farsa umanitaria, l'ultimo chiodo nella bara del multilateralismo, perché ha trasformato l'aiuto umanitario in un "‘killing field", attraverso la "Gaza Humanitarian Foundation", che certo ora è stata smantellata, però gli ideatori di tutti i crimini ancora devono essere puniti e quel modello rischia di essere trasferito nel piano di pace. Tutti gli Stati che hanno permesso tutto questo ora si divideranno le spoglie di Gaza.”

Nel frattempo l’ufficio stampa dell’amministrazione di Gaza ha accusato Israele di aver violato l’accordo di cessate il fuoco dall’entrata in vigore per ben 125 volte causando la morte di 94 palestinesi e il ferimento di oltre 340 persone inoltre denuncia 52 episodi di fuoco contro civili, 55 bombardamenti e 11 demolizioni di edifici residenziali, oltre a 21 arresti. 

Inoltre Suhail al-Hindi, membro dell'ufficio politico di Hamas a Gaza, ha dichiarato ad Al Jazeera che vi sono "gravi difficoltà" nel recupero dei corpi dei prigionieri israeliani. 

"Israele deve rendersi conto che siamo impegnati a rispettare l'accordo e deve smettere di accusarci falsamente di violarlo" aggiungendo che Hamas ha chiesto l'ingresso di squadre di ricerca nelle "zone rosse" per localizzare i corpi, richiesta che è stata rifiutata.

L’uccisione dei civili palestinesi dopo l’entrata in vigore della tregua è stata commentata da vari personaggi di spicco della politica internazionale in questo modo.

Il vicepresidente USA JD Vance: "Il cessate il fuoco sta tenendo. Credo che la pace in Medio Oriente resisterà nonostante le scaramucce".

Il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric. "Posso dirvi che queste notizie sugli attacchi israeliani contro Gaza sono estremamente preoccupanti. Non vogliamo che la situazione peggiori"

Il nostro Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato: "Ho parlato qualche minuto fa con l'ambasciatore d'Italia a Tel Aviv. C'è una situazione di tensione. Io mi auguro che alla fine siano soltanto dei segnali, delle scaramucce, quelle che sono in corso, che Hamas restituisca tutti i cadaveri"; continua: "(…) mi auguro che anche Israele rispetti gli impegni presi. Noi lavoriamo affinché la tregua possa essere rinforzata, sappiamo che è una tregua debole e dobbiamo lavorare tutti perché questa tregua si trasformi in un momento di pace".                       

AMEN!