Esteri

Teheran sotto le bombe e il mondo con il fiato sospeso: l'ultimatum di Trump sullo stretto di Hormuz porta la crisi sull'orlo della guerra totale

Teheran sotto attacco, il Golfo in fiamme e il mondo sull'orlo di una crisi globale. È questo lo scenario che si delinea alla vigilia della scadenza dell'ultimatum imposto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, all'Iran: riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz oppure affrontare una devastante offensiva contro infrastrutture strategiche, ponti e centrali elettriche.

Martedì, il conflitto si è intensificato con attacchi aerei che hanno devastato quartieri residenziali di Teheran causando decine di vittime, le stesse che Trump e l'occidente dicevano di voler salvare dagli ayatollah, mentre il governo iraniano ha lanciato un appello senza precedenti: giovani, studenti, artisti e cittadini chiamati a formare catene umane per proteggere le centrali elettriche, simboli della sopravvivenza nazionale.

Trump ha alzato il tono fino a livelli estremi. “L'intero Paese può essere cancellato in una notte”, ha dichiarato, minacciando la distruzione sistematica di tutte le infrastrutture energetiche e dei ponti iraniani. Una retorica che ha fatto scattare l'allarme internazionale, con numerosi leader e giuristi che parlano apertamente di possibili crimini di guerra qualora tali minacce si concretizzassero.

Dall'altra parte, Teheran risponde con una mobilitazione di massa. Il presidente Masoud Pezeshkian ha affermato che 14 milioni di iraniani si sono dichiarati pronti a combattere. I Pasdaran promettono ritorsioni durissime: bloccare petrolio e gas nella regione per anni e colpire obiettivi americani e alleati in tutto il Golfo.

Una serie di raid ha colpito Teheran e altre città, inclusi siti industriali e aeroporti. In risposta, l'Iran ha lanciato missili balistici verso Arabia Saudita e Israele. A Riyadh, detriti di intercettazioni sono caduti nei pressi di infrastrutture energetiche, mentre il ponte King Fahd – collegamento vitale con il Bahrein – è stato temporaneamente chiuso.

Israele, dal canto suo, ha continuato a colpire obiettivi strategici iraniani, inclusi impianti petrolchimici a Shiraz, mentre l'escalation si estende anche al Libano, dove il conflitto con Hezbollah ha già provocato migliaia di morti e oltre un milione di sfollati.

Le immagini che arrivano dall'Iran mostrano un Paese allo stremo. Quartieri distrutti, infrastrutture civili colpite e una popolazione intrappolata tra bombardamenti e propaganda.

Le dichiarazioni di Trump hanno suscitato una reazione durissima da parte della comunità internazionale. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha ricordato che attacchi contro infrastrutture civili sono vietati dal diritto internazionale. Anche il segretario generale dell'ONU António Guterres ha ribadito il divieto assoluto di colpire obiettivi non militari.

Trump, tuttavia, ha liquidato ogni preoccupazione: “Non sono affatto preoccupato” di eventuali accuse di crimini di guerra.

Al centro della crisi resta lo Stretto di Hormuz, arteria strategica attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. La sua chiusura, decisa da Teheran dopo gli attacchi di fine febbraio, sta già producendo effetti devastanti sull'economia globale.

Il Brent ha superato i 108 dollari al barile, con un aumento di circa il 50% dall'inizio del conflitto. Benzina, energia e beni di prima necessità stanno registrando rincari a catena ben oltre il Medio Oriente.

L'Iran lega la riapertura dello stretto alla revoca delle sanzioni, mentre gli Stati Uniti sembrano disposti a concessioni limitate pur di stabilizzare i mercati. Ma il tempo stringe. Dietro le quinte, i negoziati non si fermano. Pakistan, Egitto e Turchia stanno tentando una mediazione last minute, mentre comunicazioni indirette tra Washington e Teheran restano aperte.

Ma la distanza tra le parti è ancora enorme: l'Iran chiede la fine permanente della guerra, mentre gli Stati Uniti insistono su condizioni ritenute “irrealistiche” da Teheran.

Con l'ultimatum ormai alle porte, il rischio è che una crisi già esplosiva si trasformi in un conflitto totale, con conseguenze incalcolabili per la sicurezza globale, i mercati energetici e milioni di civili intrappolati nel cuore della tempesta.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
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