Le sirene sono sempre state creature di confine. Vivono dove la terra si interrompe e il mare comincia, dove la realtà si sfuma e il sogno prende forma. Fin dall’antichità sono state simbolo di fascino, fragilità, potere interiore e mistero. Una figura femminile capace di trattenere in sé due nature senza spezzarsi. Anzi, trovando forza proprio in quella doppiezza.
In Il Molo (Oltre il velo della realtà Vol. 1) di Lucia Zappulla questo immaginario si intreccia con un percorso emotivo che parla al lettore in modo immediato. Il testo che hai fornito racconta di sirene che emergono dal passato e arrivano fino a noi con toni diversi. Figure che incarnano la memoria, il desiderio di essere ricordate e quel richiamo intimo che ogni essere umano porta dentro di sé. Non serve conoscere la trama per cogliere il nucleo simbolico: la sirena come chiave per dare voce a ciò che non sempre riusciamo a esprimere.
La protagonista si muove tra realtà e sogno. Tra la sua vita concreta e un piano più profondo, quasi magico. Questa oscillazione non viene mostrata come un conflitto ma come un modo per accettare le parti interiori che spesso nascondiamo. La donna, la madre, l’essere sirena. Tre aspetti che non chiedono di essere scelti ma riconosciuti. La sirena diventa quindi un archetipo: la possibilità di abbracciare tutte le versioni di sé senza cancellarne nessuna.
Il fascino delle sirene non nasce dalla loro bellezza. Nasce dalla libertà. Dalla capacità di muoversi in un mondo sommerso senza paura e di risalire quando è necessario. Simboleggiano l’intuito, la memoria, la vulnerabilità che diventa forza. Sono la parte di noi che sente, percepisce, ricorda, immagina. E il testo del libro parla proprio di questo: della ricerca di un punto in cui ciò che siamo in superficie e ciò che siamo in profondità possano finalmente guardarsi senza timore.
Le poesie che l’autrice ha inserito arricchiscono questo viaggio interiore. Non spiegano. Evocano. Funzionano come frammenti di conchiglia lasciati sulla riva per chi desidera ascoltare qualcosa oltre le parole. Ogni poesia diventa un respiro, un frammento di luce, un richiamo verso quel mare simbolico che appartiene a tutti.
Il molo, nel titolo, è un luogo di passaggio. Un limite e insieme un invito. È il punto da cui si osserva l’acqua e ci si chiede cosa esista dall’altra parte del velo. È la soglia che apre la possibilità di un incontro tra ciò che viviamo e ciò che sogniamo. In questo senso il libro parla a chiunque senta di avere dentro una voce antica che non trova spazio nella vita quotidiana.
Alla fine, il mare diventa una metafora del femminile profondo. Non per genere ma per sensibilità. La sirena allora non è una creatura fantastica. È un modo di respirare il mondo. È la parte che non smette mai di cercare la verità emotiva sotto la superficie. È un invito a guardare dentro gli abissi personali senza timore di quello che potrebbero rivelare.
IL Molo è quindi un primo punto di accesso a un viaggio che non parla solo di miti ma di identità. Di coraggio. Di memoria. E di quella voce interiore che, come il canto delle sirene, continua a tornare anche quando la crediamo silenziosa.


