Alle 9 di ieri mattina, Sandra Manfrè ha detto basta.
Nel silenzio del suo ufficio, con addosso la divisa che aveva servito con onore.
42 anni, vice questore aggiunto a Brindisi.
Una donna stimata, forte, che non aveva mai chiesto aiuto.
Una madre. Una moglie. Una figlia che portava ancora dentro il lutto del padre.
Nessuno aveva colto segnali.
Era appena rientrata dalle ferie.
Sembrava tutto normale.
Ma il dolore, a volte, non si vede.
A volte si porta dentro. In silenzio. Fino a quando non ce la fai più.
I soccorsi sono arrivati subito, ma non c’era più nulla da fare.
L’ambulanza è rimasta ore nel cortile della questura.
Come a dire: qualcosa si è rotto.
E non si può più aggiustare.
Sandra lascia una figlia piccola, un marito che fa il suo stesso mestiere, e un mondo, quello delle forze dell’ordine, che troppo spesso chiede di essere forti, senza concedere il diritto di crollare.
Questa non è solo una tragedia.
È un grido. Una ferita aperta. Una richiesta di ascolto.
Dietro ogni uniforme c’è una persona.
E a volte, la persona ha solo bisogno che qualcuno la guardi.
Davvero.


