Ci sono persone che, pur senza clamore, riescono a lasciare un segno profondo nel cuore di chi le incontra. Persone che custodiscono il dono raro della leggerezza, della gentilezza autentica, dell’ironia che sa accarezzare la vita senza mai ferirla. Stefano Astazi era una di queste persone.

La sua scomparsa, avvenuta qualche giorno fa, lascia un vuoto sincero in quanti lo hanno conosciuto e apprezzato, non soltanto come poeta, ma soprattutto come uomo capace di incarnare il volto più bello della romanità: quella fatta di calore umano, battute mai banali, amore per la propria città e per le piccole cose della quotidianità.

Stefano viveva Roma da figlio innamorato. La raccontava con affetto, con quella leggerezza solo apparentemente semplice che appartiene ai veri poeti. Scriveva per diletto, ma nei suoi versi in dialetto romano c’era molto più di un gioco linguistico: c’erano memoria, sentimento, ironia, nostalgia, vita vera. La “sua” lingua diventava musica popolare e poesia dell’anima.

Accanto a lui, sempre, la carissima Lina Chiro, poetessa raffinata e anima della storica pagina “Carmenchiro”, autentica antesignana della diffusione della poesia sui social, quando ancora pochi intuivano che internet potesse diventare uno spazio di condivisione culturale e poetica. Lina, con la sua sensibilità e il suo impegno, ha ispirato anche il nostro Concorso Internazionale di Poesia “Il Parnaso – Premio Angelo La Vecchia”. E Stefano, insieme a lei, è stato amico sincero del nostro percorso culturale, partecipando con entusiasmo e discrezione.

Nel 2021 volle prendere parte al concorso con una poesia intensa e delicata, “L’Ultimo sorriso”. Oggi rileggendola, quei versi sembrano assumere un significato ancora più profondo. La poesia è dedicata al nonno, ma in quelle parole affettuose, in quel sorriso finale donato come ultimo regalo, sembra quasi di intravedere il saluto che Stefano lascia a tutti noi.

Il sorriso del nonno, alla fine, si confonde dolcemente con il sorriso del nostro caro Stefano.

L’ULTIMO SORRISO
di Stefano Astazi

“A Dani’ che fa sta Roma’”….A nò e nun me rompe”
Co me ce stavi sempre a scherzà
e nun perdevi l’occasione de stamme a stuzzicà.
Ogni vorta che arrivavo pe te era na gran festa
Se a quarcuno venivo presentato
L’orgoglio tuo era appagato.
Me sei sempre corso appresso
mai na vorta m’hai menato
de regali m’hai sommerso
e l’anima tua m’hai regalato.
Me ricordo bene quella mattina
che te trovai solo pe la cucina
“ciao nò…auguri” io te dissi
e tu a rimiramme come se fossi la meio stella.
Hai cominciato poi a piagne
come se fossi na fontana
“quant’è bello sto nipote”
e la gioia quella lacrima allontana.
Che gran giorno fu poi quello
tu e nonna l’anelli avete ricambiato
pieni de gioia e imbambolati
di nuovo insieme come due innamorati.
Poi quarcuno ha deciso
che pe te er tempo era finito.
Mo lo so che stai lassù
a godette quella meio stella.
Ma prima d’annattene
un urtimo regalo m’hai fatto.
Er più bello e de maggior valore.
Il tuo ultimo sorriso m’hai donato.
Oggi quel sorriso resta anche a noi, come eredità preziosa di un uomo semplice e vero, capace di fare poesia con le parole e con la vita.

Alla cara Lina, ai familiari e a tutti coloro che gli hanno voluto bene, giunga l’abbraccio affettuoso del Concorso Internazionale di Poesia “Il Parnaso – Premio Angelo La Vecchia”.

Ciao Stefano. Roma avrà sempre la tua voce.

(Calogero La Vecchia)