Negli ultimi anni, il cinema bulgaro sta vivendo una vera rinascita. Dopo il collasso dell’industria cinematografica seguito alla caduta del regime socialista nel 1989, una nuova generazione di registi ha iniziato a modulare il linguaggio e le storie del Paese per raccontare il presente, affrontando le ferite del passato e la complessità della transizione.
Film come Blaga’s Lessons di Stephan Komandarev (Miglior Film a Karlovy Vary) ci mostrano un volto crudo e commovente della società bulgara: Blaga è un’insegnante in pensione che perde tutti i risparmi in una truffa telefonica. La disperazione la spinge a compiere scelte sempre più oscure, in un film che esplora la fragilità morale di fronte alla povertà e all’abbandono sociale.
Ma la Bulgaria non è solo realismo sociale.
Nel 2024 è arrivato un caso che ha scosso il box office: Gundi: Legend of Love, biopic su Georgi Asparuhov, calciatore e icona nazionale, ha superato il mezzo milione di spettatori diventando il film bulgaro più visto degli ultimi 35 anni. Dietro il racconto sportivo, una riflessione potente sul sogno collettivo e la disillusione sotto il regime socialista.
Quest’anno la Bulgaria si presenta agli Oscar con Tarika di Milko Lazarov che racconta la storia toccante di una bambina affetta da una rara malattia ossea ereditaria che la rende estremamente fragile. Al suo fianco c’è il padre Ali, determinato a proteggerla non solo dalla malattia, ma soprattutto dall’ostilità e dai pregiudizi della società.
Questo è il nuovo cinema bulgaro: politico e metaforico senza essere didascalico, intimo senza essere autoreferenziale, capace di parlare a un pubblico globale pur rimanendo profondamente radicato nella propria realtà. Un cinema che merita attenzione.


