Sanità pubblica, primo passo per fermare la fuga dei medici: Anaao e Cimo-Fesmed firmano il Protocollo
Regioni e sindacati provano a invertire la rotta nella sanità pubblica. Anaao Assomed e Federazione Cimo-Fesmed hanno aderito al “Protocollo Sanità”, il documento elaborato congiuntamente dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dalle organizzazioni sindacali del comparto e della dirigenza sanitaria. L’obiettivo è chiaro: rendere di nuovo attrattivo il lavoro nel Servizio sanitario nazionale e fermare l’emorragia di professionisti verso il privato e l’estero.
Il Protocollo individua una serie di interventi concreti su condizioni di lavoro, retribuzioni e carriere. Per i sindacati si tratta di un passaggio importante, ma non sufficiente. “Il Protocollo contiene misure che riteniamo indispensabili – dichiarano Pierino Di Silverio, segretario Anaao Assomed, e Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed –. Ora la vera sfida è tradurre questi impegni in norme contrattuali, a partire dal Ccnl 2025-2027”.
Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri all’ipotesi di contratto 2022-2024, Anaao e Cimo-Fesmed chiedono tempi rapidi: convocazione immediata dell’Aran per la firma definitiva, adeguamento delle retribuzioni e pubblicazione dell’atto di indirizzo delle Regioni per aprire subito il tavolo del prossimo triennio contrattuale. Senza rinvii e senza passi indietro rispetto ai risultati già ottenuti, soprattutto sul piano normativo.
I sindacati chiedono inoltre un confronto diretto con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni sulla futura collocazione contrattuale del personale sanitario. “È inutile girarci intorno – sottolineano Di Silverio e Quici –: i contratti vanno discussi con chi decide davvero organizzazione del lavoro e obiettivi della sanità pubblica, cioè Ministero e Regioni”.
Nel merito, il Protocollo prevede:
- modelli organizzativi più flessibili per migliorare la qualità del lavoro e la conciliazione vita-lavoro, riportando straordinari e prestazioni aggiuntive alla loro funzione originaria;
- valorizzazione economica del personale, con retribuzioni allineate ai livelli europei e superamento dei tetti di spesa;
- percorsi reali di crescita professionale e tutela delle carriere del personale ospedaliero;
- rafforzamento delle relazioni sindacali per un’applicazione uniforme dei contratti su tutto il territorio nazionale;
- revisione e semplificazione dei profili professionali;
- coinvolgimento diretto dei professionisti nella governance della digitalizzazione;
- istituzione di un confronto permanente tra Regioni e sindacati.
Il segnale politico c’è. Ora il punto è uno solo: trasformare le promesse in atti concreti e contratti veri. Perché senza risposte rapide e credibili, la sanità pubblica continuerà a perdere pezzi. E questa volta non basteranno più i protocolli.