Legittime domande senza doverosa risposta
Vi è mai capitato di rivolgervi, come cittadini, ad una istituzione e non ricevere nessuna risposta?
Ho lavorato 40 anni nella pubblica amministrazione e non ho rubato lo stipendio, stipendio che sapevo pagatomi dal contribuente.
Gli ultimi anni prima della pensione li ho passati all'Ufficio Protocollo della Regione Toscana.
L'Ufficio Protocollo riceve, classifica, smista ed assegna tutta la corrispondenza che arriva all'ente, quindi chi ci lavora ha una panoramica dei vari uffici. Accanto a colleghi che davvero lavorano con scrupolo e diligenza ed acquisiscono competenze, ci sono personaggi di altro tipo.
Per fare un esempio, mi è rimasto impresso un impiegato della Protezione Civile che avrebbe avuto il dovere di rispondere ad un cittadino la cui pec segnalava un problema relativo ad un ristagno d'acqua: il problema non era gravissimo però meritava almeno un sopralluogo.
Il suddetto impiegato si ostinava ad ignorare la richiesta, il cittadino non si arrendeva e continuava ad inviare pec in attesa di risposta.
Dopo averne assegnate un bel po', come ufficio protocollo, ho chiesto all'impiegato “sordo” perché non rispondesse. Lui affermò di essere infastidito dall'insistenza del cittadino e che la sua segnalazione era irrilevante. Temo che di persone così ne esistano non poche, purtroppo, in enti ed istituzioni.
Figurarsi, un tale si lamentava di non aver ricevuto risposta neppure dalla questura.
Stando alla mia personale esperienza, fa eccezione la Corte dei Conti: la loro risposta mi arrivò nel giro di due o tre giorni.
In questo stato di cose, se qualcuno vuole essere ascoltato quando chiede o segnala qualcosa ad un ente, è buona norma includere fra i destinatari della propria mail, pec o lettera anche i media.
Quando si arriva a rendere pubblica una questione, è più facile che chi è in posizione di responsabilità si muova o, almeno, si degni di rispondere.