L'Italia ferma al palo: il Pil resta immobile mentre l'industria arretra e la domanda interna si sgonfia
Nel terzo trimestre del 2025, il Prodotto interno lordo italiano è rimasto esattamente dov'era: fermo.
Nessuna crescita rispetto al trimestre precedente, un modesto +0,4% su base annua, e un'economia che, dopo mesi di promesse e annunci, continua a vivacchiare (grazie al PNRR!!!) tra stagnazione e declino strutturale.
L'Istat parla con il linguaggio freddo dei numeri: “stazionarietà” del Pil, “contributo positivo della componente estera netta”, “valore aggiunto in crescita nell'agricoltura”. Ma dietro questa terminologia tecnica si nasconde un dato politico preciso: l'Italia non cresce, e quando cresce, lo fa solo perché esporta più di quanto consuma.
L'industria arretra, segno evidente di un tessuto produttivo indebolito da anni di delocalizzazioni, precarizzazione e assenza di politica industriale. I servizi restano immobili, a conferma che la ripresa post-pandemia è ormai un ricordo lontano e che il settore terziario sopravvive più che espandersi. Solo l'agricoltura, ancora una volta, mostra un barlume di vitalità – ironia della sorte, proprio quel comparto che riceve meno attenzione strategica dalle istituzioni.
Dal lato della domanda, il quadro è ancora più sconfortante: la componente interna è negativa. Tradotto: famiglie e imprese non spendono. Il potere d'acquisto è stato eroso dall'inflazione, i salari reali sono fermi, e gli investimenti privati languono. A tenere in piedi il Pil, ancora una volta, sono le esportazioni. Ma un Paese che cresce solo grazie ai mercati esteri e non grazie ai propri cittadini non è un Paese sano: è un sistema che si regge sull'inerzia e sulla dipendenza.
La “variazione acquisita” per l'intero 2025 resta allo 0,5%. Una cifra che dice tutto: non un crollo, ma una paralisi. Non un disastro improvviso, ma un lento logoramento. Il governo potrà anche rivendicare di aver evitato la recessione, ma non può fingere che la stagnazione sia un successo.
L'Italia è ferma perché le sue politiche economiche lo sono: incentivi una tantum, tagli fiscali spot, assenza di una strategia industriale e ambientale di lungo periodo. Mentre le grandi potenze investono in transizione energetica, intelligenza artificiale e rilancio manifatturiero, il nostro Paese si accontenta di tirare a campare, come se bastasse “non andare indietro” per poter dire di andare avanti.
La fotografia del Pil nel terzo trimestre 2025 non è solo un dato economico: è il ritratto di un sistema che non sa più immaginare il futuro.