La gestione diretta di traffico di droga e esseri umani la giustificazione di Trump per il sequestro di Maduro, ma l'intelligence USA aveva smentito da tempo tale accusa
Un memorandum dell'intelligence statunitense di alcuni mesi fa, parzialmente declassificato, ridimensionava una delle principali tesi sostenute dall'amministrazione Trump sul legame diretto tra il regime venezuelano di Nicolás Maduro e le attività criminali negli Stati Uniti della gang Tren de Aragua (TDA). Secondo il documento, è “probabile che il regime di Maduro non stia dirigendo” l'ingresso e le operazioni di quel gruppo criminale sul territorio americano.
Il rapporto, elaborato dal National Intelligence Council (NIC) e inizialmente condiviso con il New York Times, sottolinea come la struttura stessa di Tren de Aragua renda improbabile un coordinamento su larga scala. Le cellule di quella organizzazione sono piccole, decentralizzate e impegnate soprattutto in attività criminali a bassa specializzazione. Per questo, l'intelligence ritiene altamente improbabile che TDA gestisca grandi flussi di traffico di esseri umani o di migranti.
La questione è politicamente rilevante perché l'amministrazione Trump ha cercato di collegare il governo di Maduro a gruppi criminali transnazionali per giustificare l'uso dell'Alien Enemies Act del 1798, una legge di epoca bellica, al fine di deportare immigrati irregolari con procedure accelerate e, secondo i critici, con scarso o nullo rispetto del diritto al giusto processo.
Tren de Aragua è uno degli otto cartelli accusati anche del traffico di droga negli Stati Uniti che l'amministrazione Trump ha designato come gruppi terroristici. La Casa Bianca ha affermato che questi cartelli “controllano di fatto, attraverso assassinii, terrore, stupri e forza bruta, quasi tutto il traffico illegale” lungo il confine tra Stati Uniti e Messico.
Pur concordando sul fatto che non esista un controllo diretto da parte di Caracas, gli analisti dell'FBI ritengono però che alcuni funzionari venezuelani abbiano facilitato la migrazione di membri di Tren de Aragua verso gli Stati Uniti. Secondo l'FBI, tali soggetti sarebbero talvolta utilizzati come “proxy” per perseguire quello che viene percepito come un obiettivo del regime Maduro: destabilizzare altri Paesi e minarne la sicurezza pubblica.
Questa valutazione, che si basa su informazioni raccolte dall'FBI e dal Dipartimento per la Sicurezza Interna fino a febbraio 2024, arriva però in un momento delicato per l'amministrazione Trump, già sotto accusa per dichiarazioni considerate false o eccessivamente generalizzate su un'altra gang, la Mara Salvatrucha (MS-13). Il governo ha ripetutamente descritto MS-13 come un'organizzazione criminale transnazionale paragonabile a gruppi terroristici o ai grandi cartelli messicani.
Diversi esperti contestano questa lettura. Lidia E. Nuño, docente di criminologia alla Texas State University e specialista di MS-13, ha spiegato che si tratta essenzialmente di una gang di strada, nata in California tra rifugiati centroamericani degli anni Ottanta, e che non esistono prove solide di un funzionamento sofisticato simile a quello dei cartelli o della mafia.
L'amministrazione ha inoltre rilanciato accuse non dimostrate contro Kilmar Armando Ábrego García, residente nel Maryland deportato per errore in El Salvador, indicato come membro di MS-13. Lo stesso Trump ha affermato erroneamente che l'uomo avesse il nome della gang tatuato sulla mano, senza poi ammettere che la scritta “MS-13” fosse stata aggiunta digitalmente a una fotografia.
In risposta alle critiche, la direttrice dell'Intelligence Nazionale Tulsi Gabbard ha dichiarato che è “oltraggioso” che alcuni media, a suo dire, distorcano le valutazioni dell'intelligence per indebolire l'agenda del presidente sulla sicurezza. Dal canto suo, un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha ribadito che Tren de Aragua è una gang violenta che ha terrorizzato cittadini americani e che il DOJ è impegnato a rimuovere questi soggetti dal Paese.
Al momento, né il Dipartimento di Giustizia né la Casa Bianca hanno chiarito se la valutazione dell'intelligence (NIC) resti ufficialmente valida o meno, lasciando aperta una frattura evidente tra analisi degli apparati informativi e narrativa politica.
Il chiarimento non c'è stato, ma in compenso, utilizzando social media e media tradizionali che supportano la narrativa MAGA in America e fascista nel resto del mondo, all'opinione pubblica viene fatto credere che l'attacco al Venezuela con il sequestro del suo presidente in carica, Nicolas Maduro, fosse comunque un atto giustificabile.
A livello istituzionale, solo la premier Giorgia Meloni, si è bevuta la giustificazione, tanto da far diffondere la seguente nota:
"Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico".
C'è anche da aggiungere che anche se le accuse di traffici illegali (droga e esseri umani) fossero state direttamente collegabili a Maduro, il diritto internazionale non giustificherebbe comunque quanto fatto dall'amministrazione Trump.
Il procuratore generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, ha illustrato ieri le accuse mosse al presidente venezuelano e a sua moglie Cilia Flores. Nicolás Maduro è stato accusato di cospirazione per narcoterrorismo, importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi evidentemente finalizzati a danneggiare gli Stati Uniti. Infatti, successivamente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riassunto queste accuse definendole "campagna di narcoterrorismo mortale" di Maduro contro gli Stati Uniti e i suoi cittadini. Ha anche definito Maduro un "dittatore illegittimo", aggiungendo di aver chiesto al leader venezuelano di "arrendersi" una settimana prima degli attacchi. Bondi ha anche dichiarato che Maduro e sua moglie "affronteranno tutta l'ira della giustizia americana sul suolo americano, nei tribunali americani".
E il Venezuela?
Su questo punto, nessuno è in grado di dare una risposta... a partire da Trump! In base alle sue dichiarazioni, gli Stati Uniti "governeranno il Venezuela" finché non ci sarà una "transizione sicura", lasciando intendere che fossero già avvenuti dei colloqui con gli alleati di Maduro e con i funzionari rimasti al potere, tra cui la vicepresidente Delcy Rodríguez, ora divenuta ufficialmente presidente ad interim a Caracas.
Il problema è che le parole di Rodríguez sono tutt'altro che accomodanti nei confronti di Trump e della sua amministrazione:
"Non diventeremo una colonia di un impero",
ha dichiarato Rodriguez, insistendo sul fatto che il presidente venezuelano è uno solo: Nicolás Maduro. In un altro commento che ha lasciato sbalorditi molti, Trump ha anche liquidato l'opposizione venezuelana, tra cui il premio Nobel María Corina Machado, che aveva elogiato il presidente degli Stati Uniti e aveva affermato che meritava il suo premio per la pace.
Come avverrà, quindi, la "transizione" auspicata dal presidente USA considerando anche che l'esercito venezuelano era un baluardo del regime di Maduro Trump, rinnegando ulteriormente quanto da lui dichiarato in campagna elettorale, ha anche detto di non essere preoccupato se i militari degli Stati Uniti dovessero essere dispiegati sul terreno.
Tutte dichiarazioni che segnano un'inversione a U rispetto a ciò che aveva promesso di non fare nel suo secondo mandato al potere: la promessa di essere un presidente che avrebbe fermato le guerre, non che le avrebbe iniziate.
Infine, a rendere la vicenda ancor più intricata - oltre che assurda e surreale - l'accusa rivolta dal governo venezuelano agli Stati Uniti di aver colpito alcune zone residenziali durante gli attacchi di sabato, aggiungendo che sta raccogliendo tutti i dati per un bilancio complessivo di danni e vittime (morti e feriti).
Il New York Times ha riferito che un complesso residenziale è stato colpito, che una donna anziana è rimasta uccisa e altre persone sono rimaste ferite, e che ci sono state almeno 40 vittime, sebbene non sia chiaro se si tratti di civili o militari.