Referendum dell'8 e 9 giugno: Meloni diserta il voto? E allora andiamo in massa alle urne!
"Perché ho scerto de dì che vado ar seggio, ma nun ritiro 'a scheda? A famo semplice: ho detto che ce vado perché so' er presidente der Consiglio, e me pare ggiusto dà 'n segno de rispetto pe' le urne e pe' 'sto referendum. Però nun so' d'accordo co' quelo che ce sta scritto, e come s'è sempre fatto in 'sta nazzione, quanno nun te sta bene 'n referendum, te poi pure astene'. Perché, come dice 'n partito serio qua n'Itaglia, nun votà ar referendum è 'n diritto mio, tuo, e de tutti, pure de chi lavora e de chi no".
Così la sora premiere, Giorgia Meloni, Meloni, a Palazzo Brancaccio a Roma ospite della seconda edizione de "Il giorno de La Verità" (secondo Belpietro... pensate voi!), ha spiegato quanto da lei affermato il 2 giugno, quando, rispondendo ad una domanda di un giornalista (evento quasi epocale), aveva detto che sarebbe andata a votare, ma che non avrebbe ritirato la scheda.
Una dichiarazione commentata così da Gianni Cuperlo, PD:
"... È possibile che a pranzo si regali un'ottima cacio e pepe, senza pepe e senza cacio.
Poi, una passeggiata ai Fori Imperiali, ma senza i resti romani.
Verso sera l'aperitivo, un gin tonic senza gin.
E a sera un bel film senza video e audio.
Per un governo senza politica è la quadratura del cerchio".
"Dalle ultime dichiarazioni di Giorgia Meloni abbiamo scoperto due cose - ci informa la deputata di AVS, Elisabetta Piccolotti -. La premier... 1) Ha un sacco di tempo libero. 2) Se ne frega della condizione dei lavoratori..."
Che cosa fare dunque l'8 e il 9 giugno? Se Meloni e i (post) fascisti non vanno a votare, allora sarà necessario andare a votare... in massa!
Ci sono 5 buone ragioni per andare a votare l'8 e il 9 giugno e votare sì:
- ripristinare il reintegro sul posto di lavoro in caso di licenziamento ingiusto,
- eliminare il tetto per i risarcimenti quando si viene licenziati senza giusta causa,
- limitare il precariato facendo sì che i contratti a termine abbiano una motivazione valida,
- dare la responsabilità anche dell'azienda appaltante in caso di infortunio o morte sul lavoro invece che soltanto a quella che subappalta,
- permettere alle persone che vivono in Italia stabilmente e legittimamente, lavorano regolarmente in Italia, pagano le tasse qui e non hanno commesso reati possano chiedere la cittadinanza dopo 5 anni e non dopo 10.
È una questione di civiltà, di diritti sociali e civili, di lavorare per una società più giusta ed equa.
Diamo una pessima notizia ai (post) camerati Meloni, La Russa e Salvini: l'8 e il 9 giugno andiamo a votare... in massa!