E’ un racconto autentico che trasforma la fragilità in resistenza, “La vita che ci sorprende”, l’opera di Patrizia Zallio, pubblicata nella collana “I Diamanti della Narrativa” dell’Aletti Editore. Una testimonianza nuda e coraggiosa che attraversa i territori impervi della malattia mentale, dei ricoveri e delle cadute, senza mai perdere di vista la ricerca di uno spiraglio nel buio. «Ho scelto questo titolo perché rispecchia buona parte di ciò che mi è successo - confessa l’autrice, che vive a Genova -. Non avrei mai pensato di potermi innamorare in modo travolgente di un altro uomo e invece è accaduto. Se mi avessero detto che una malattia mentale avrebbe travolto la mia vita spingendomi a compiere gesti estremi, avrei risposto: a me? No. Invece è successo proprio a me, ha travolto la mia vita, ha provocato tanto dolore ma mi ha reso una persona diversa, credo migliore».
Scrivere di sé è un atto di estrema generosità. L’autrice confida quanto sia stato delicato bilanciare il desiderio di proteggere gli altri con la necessità di mettersi a nudo. «Il primo timore, essendo un libro autobiografico, è quello di poter ferire qualcuno, anche senza volerlo, e poi mettere la propria anima, le fragilità nelle mani dei lettori, ma tutto questo viene compensato dalla speranza di poter essere d’aiuto a chi lo leggerà». Il percorso narrativo muove i primi passi dal legame con il padre, perso prematuramente ma rimasto per sempre un “luogo sicuro”. Il racconto si snoda attraverso la quotidianità di donna, madre e insegnante, segnata dall’irruzione della malattia mentale, vissuta come una sfida costante e instabile. «Tutto è diventato una lotta, una montagna da scalare, un’altalena da cui non riesci mai a scendere». In questo percorso, i ricoveri diventano paradossalmente luoghi di autenticità, dove l’incontro con l’altro permette di spogliarsi di ogni maschera, scoprendo tra la sofferenza dell’abisso una profonda e salvifica umanità. «Conservo nel cuore persone con cui sono nati rapporti unici perché quando ti guardi negli occhi vedi l’abisso, ma vedi anche l’infinito».
Patrizia Zallio ci ricorda che la sofferenza non ha confini. Il suo racconto si rivolge non solo a chi vive il disagio psichico, ma soprattutto a chi, immerso nel silenzio, non ha ancora trovato la forza di chiedere aiuto. L’intento è quello di dire: «Guardateci abbiamo una malattia, ma non siamo la nostra malattia». A completare l’opera, Mentine di zucchero colorate: una narrazione simbolica e intensa in cui una giovane protagonista, specchiandosi nei propri ricordi, trova la chiave per guardare in faccia il dolore e trasformarlo in consapevolezza. In un mondo che spesso giudica ciò che non comprende, l’opera restituisce dignità alla fragilità. È un inno alla resilienza: abitare il proprio dolore senza fuggire, restare, è l’atto più rivoluzionario che si possa compiere. L’autrice racconta con voce autentica e senza filtri il proprio vissuto, ponendosi come ponte tra la sofferenza solitaria e la possibilità di una nuova rinascita: «Vorrei che i lettori provassero speranza, che anche per queste malattie così infide c’è possibilità di cura, almeno per tenerle sotto controllo. Che possano dire: se lei ce la fa, posso farcela anch’io. Inoltre, di radunare tutte le proprie forze, che a volte quando si sta male sono proprio poche, e non subire».
“La vita che ci sorprende”, disponibile anche nella versione e-book, sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «È quasi un sogno. Sei mesi fa non sapevo neanche che avrei pubblicato un libro! Direi che è una festa di famiglia, infatti, verrò al Salone insieme a mia figlia, alle mie due nuore e ai miei nipotini».

