C'è una "area grigia di matrice colta e borghese" che rispetto alle violenze degli antagonisti a Torino nutre un atteggiamento di "benevola tolleranza". Lo ha detto Lucia Musti, procuratore generale del Piemonte, all'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il magistrato ha parlato di "lettura compiacente" da parte di "taluni soggetti della upper class, i quali con il loro scrivere, il loro condurre a normalizzazione, il loro agire in appoggio, vanno a popolare quella area grigia" che invece "dovrebbe svolgere una illuminata azione di deterrenza e di rispetto delle regole democratiche". I cittadini subiscono "la limitazione della propria libertà di locomozione e di vita in una Torino blindata e allo scacco di pochi ma violenti facinorosi" ha aggiunto Musti. Il magistrato ha fatto riferimento alle manifestazioni di piazza che si sono svolte fra settembre e novembre.

Per Musti a Torino, città attraversata da profonde tensioni sociali negli ultimi mesi quasi tutte riconducibili, nella matrice, ad aree antagoniste vicine o interne al centro sociale Askatasuna (ultimo avamposto in Italia di Autonomia operaia) sgomberato il 20 dicembre scorso, «abbiamo assistito a un’escalation impressionante di comportamenti violenti rivolti nei confronti delle forze dell’ordine che, all’esito di ogni servizio di ordine pubblico, contano i feriti». E fa un elenco di fatti: «Dal 22 settembre al 28 novembre 2025: stazioni Porta Nuova e Porta Susa, sede universitaria Palazzo Nuovo, aeroporto Sandro Pertini, sede Ogr in concomitanza di evento mondiale (Von Der Leyen, Bezos), sede azienda Leonardo, sede della Città metropolitana di Torino, sede del quotidiano La Stampa».

«Parliamo - argomenta Musti - di danneggiamenti, lesioni, resistenze, violenze private, impedimento della libera circolazione, interruzioni di pubblico servizio, cui aggiungo una condotta, non punita penalmente, ma che la cittadinanza ha subito, ovverosia la limitazione della propria libertà di locomozione e di vita in una Torino blindata e allo scacco di pochi ma violenti facinorosi». «Per non parlare - ha detto ancora Musti - di piazza Castello, scenario di guerriglia urbana nella notte tra il 3 ed il 4 ottobre».

 
Se l'obiettivo delle proteste violente sia la difesa di diritti asseritamente violati o meno, per Musti è chiaro: «Non posso non rilevare che la ripetitività di tali azioni, l’ampliamento e la scelta di molteplici e diversi obbiettivi (blocchiamo tutto), come rappresentazione della volontà di colpire con forme violente, anche con pregiudizio dei diritti altrui e scagliandosi a volte su quella parte di lavoratori preposti alla tutela dei loro stessi obbiettivi, la presenza costante di taluni personaggi ripetutamente denunciati e processati, siano in realtà il segnale che manifestare per diritti propri o altrui sia lo specchietto per le allodole per nascondere una finalità diversa che è proprio quella della turbativa dell’ordine pubblico e dell’intento dell’utilizzo delle piazze quale strumento di lotta al di fuori del contesto democratico e in violazione della legalità».

Ci sarebbe una strategia, una struttura, secondo il magistrato, dietro i fatti avvenuti, come d'altronde sostenuto dal suo stesso ufficio in un processo d'appello in corso contro i vertici - passati e recenti - del centro sociale, ai quali si contesta l'associazione a delinquere: «E invero l’agire sistematico e organizzato, laddove in ogni corteo si stacca una frangia nella quale si ritrovano sempre le stesse persone, oltre a nuovi sodali e manovalanza varia, vecchi capi che incitano a distanza alla rivolta e consigliano le scelte di attuazione della stessa, e nuovi capi che incitano sul campo, ma altresì l’analisi di condotte illuminanti, quali il presidio presso scuole medie superiori che porta al reclutamento di forze nuove (per tutti, il liceo Einstein), è già di per sé stesso indice di un agire organizzato in cui si finisce per minimizzare il grave disvalore, non solo giuridico ma sociale, delle condotte violente commesse in occasioni di pur legittime manifestazioni di protesta e che invece finiscono con delegittimare chi protesta pacificamente».

Negli scontri, lo raccontano anche le recenti inchieste della Procura guidata da Giovanni Bombardieri, sono coinvolti sempre più giovani. Un punto su cui la Pg Musti insiste: «Sul reclutamento di cui ho accennato, (com’è dimostrato, in primissima battuta dai recenti interventi dell’Autorità giudiziaria minorile), ricordo quel campeggio che viene organizzato a settembre, a margine dell’inizio dell’attività scolastica, laddove vengono richiamati giovani studenti - la più parte minorenni che gli organizzatori è ragionevole ritenere - indottrinano indirizzandoli all’agire illegale. Iniziativa ben diversa da un campo Wwf ove si educa al rispetto per la natura, ovvero dai campi di Libera di don Ciotti dove si educa al rispetto della legalità».

Chissà se a qualcuno dalle parti di quei partiti che hanno partecipato alla manifestazione con loor esponenti politici nazionali e locali, siano fischiate le orecchie, e c'è da augurarsi che l'appello lanciato dalla procuratrice generale di Torino sia raccolto dai magistrati incaricati delle indagini per punire i colpevoli di queste atrocità.