Il rapporto Air Quality Life Index (AQLI) 2025 conferma un dato ormai inequivocabile: l’inquinamento da particolato fine (PM2.5) rappresenta oggi il principale fattore di rischio ambientale per la salute umana a livello globale. Il suo impatto supera quello di rischi tradizionalmente considerati prioritari, come il consumo di alcol, gli incidenti stradali, la malnutrizione e persino malattie infettive ad alta letalità come l’HIV/AIDS. L’AQLI quantifica questo impatto non in termini astratti di mortalità, ma come riduzione diretta dell’aspettativa di vita, rendendo il problema misurabile e confrontabile.
Quadro globale della concentrazione di PM2.5
Nel 2023 la concentrazione media globale di PM2.5 ha raggiunto 24,1 µg/m³, con un incremento dell’1,5% rispetto al 2022. Questo valore è quasi cinque volte superiore alla linea guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), fissata a 5 µg/m³ come livello di esposizione annuale sicuro.
Secondo le stime AQLI, il rispetto del limite OMS produrrebbe un beneficio medio globale di 1,9 anni di vita per individuo, equivalente a 15,1 miliardi di anni di vita cumulativi. In termini comparativi, l’impatto del PM2.5 risulta:
- 4 volte superiore a quello dell’alcol,
- 5 volte maggiore rispetto a incidenti stradali e acqua non sicura,
- 6 volte più rilevante dell’HIV/AIDS.
Questo confronto evidenzia una sproporzione tra il reale peso sanitario dell’inquinamento atmosferico e l’attenzione politica e mediatica che riceve.
Analisi delle tendenze regionali
Nord America
Il Nord America ha registrato un peggioramento marcato a causa degli incendi boschivi record in Canada. Oltre il 50% della popolazione canadese è stata esposta a livelli di PM2.5 superiori agli standard nazionali. Negli Stati Uniti, il 2023 ha segnato il livello di inquinamento più alto dal 2011, interrompendo una tendenza pluriennale di miglioramento.
Asia meridionale
Il Sud Asia rimane la regione più inquinata del pianeta. In India, l’esposizione cronica al PM2.5 comporta una perdita media di 3,5 anni di vita, che sale a 8,2 anni per i residenti di Delhi. Qui l’inquinamento atmosferico non è più un problema ambientale, ma una vera e propria emergenza sanitaria strutturale.
Cina
Dopo circa dieci anni di riduzione costante delle concentrazioni, la Cina ha registrato un aumento del 2,8%. Nonostante i progressi ottenuti con politiche industriali e urbane aggressive, la popolazione continua a respirare aria con livelli di PM2.5 otto volte superiori ai limiti OMS.
Europa
L’Europa mostra un miglioramento di lungo periodo, con una riduzione del 31,5% rispetto al 1998. Tuttavia, persistono criticità significative in Italia e nell’Europa orientale. A Milano, ad esempio, il rispetto dei valori OMS consentirebbe un guadagno stimato di 1,4 anni di vita per residente, segno che anche in contesti avanzati il problema è tutt’altro che risolto.
Africa
In Paesi come Camerun e Repubblica Democratica del Congo, l’inquinamento da PM2.5 riduce l’aspettativa di vita di oltre 2,7 anni, un impatto superiore a quello combinato di malaria e HIV/AIDS. In questi contesti, l’inquinamento atmosferico è un moltiplicatore silenzioso di disuguaglianze sanitarie.
Il ruolo critico dei dati e del monitoraggio
Il rapporto AQLI sottolinea come la disponibilità di dati affidabili e accessibili sia un fattore determinante per l’adozione di politiche efficaci. Esperienze negli Stati Uniti, in Cina e in Polonia dimostrano che la trasparenza dei dati ambientali porta a:
- normative più stringenti,
- maggiore pressione dell’opinione pubblica,
- riduzioni misurabili delle emissioni.
Nonostante ciò, 5,5 miliardi di persone vivono ancora in Paesi privi di sistemi di monitoraggio adeguati, rendendo l’inquinamento invisibile sia ai cittadini sia ai decisori politici.
Iniziative di colmamento del divario informativo
Per affrontare questa lacuna, l’EPIC Air Quality Fund ha avviato reti di monitoraggio in 19 Paesi sottoserviti, dall’Africa subsahariana al Pakistan. Questi interventi permettono per la prima volta la raccolta sistematica di dati, creando le condizioni minime per politiche ambientali basate su evidenze.
Il messaggio dell’AQLI 2025 è diretto e difficilmente contestabile: l’aria pulita non è una variabile accessoria del benessere, ma una determinante primaria della durata della vita. La riduzione del PM2.5 non è solo una questione ambientale, ma un elemento centrale di giustizia sanitaria, equità sociale e transizione ecologica. Ignorare l’inquinamento atmosferico significa accettare consapevolmente una perdita di anni di vita su scala globale.


