Le donne palestinesi rappresentano oggi una componente centrale della società, non soltanto perché costituiscono quasi la metà della popolazione, ma perché svolgono un ruolo decisivo nella vita economica, sociale e familiare. Alla fine del 2025 le donne in Palestina erano circa 2,74 milioni, pari a circa il 49% della popolazione totale: 1,69 milioni in Cisgiordania e 1,06 milioni nella Striscia di Gaza.

In condizioni politiche ed economiche estremamente difficili, le donne continuano a sostenere il tessuto sociale, mantenendo la stabilità delle famiglie e contribuendo alla resilienza della società palestinese.


Un bilancio umano drammatico

I dati diffusi dal Ministero della Sanità palestinese mostrano la portata della crisi umanitaria iniziata il 7 ottobre 2023. Fino al 4 marzo 2026, nella Striscia di Gaza sono morte 72.117 persone. Tra queste, oltre 12.500 erano donne.

Secondo le statistiche ufficiali, 10.983 donne uccise sono state registrate negli ospedali entro la fine del 2025, mentre più di 9.000 delle vittime erano madri, con conseguenze devastanti per la struttura familiare palestinese. Tra le vittime figurano anche 34 giornaliste, segno che le donne sono state colpite anche mentre svolgevano attività professionali e di informazione.

Il numero dei feriti ha raggiunto 171.801 persone, e donne e bambini rappresentano oltre il 40% dei feriti. Inoltre, circa 9.500 persone risultano ancora disperse sotto le macerie, la maggior parte delle quali donne e minori.

Si stima che 23.769 donne abbiano subito ferite dirette dall'inizio della guerra. Molte convivono oggi con disabilità permanenti, traumi psicologici e continui spostamenti forzati.

Anche in Cisgiordania la violenza continua: fino a marzo 2026 sono stati uccisi 1.121 palestinesi, tra cui 23 donne, durante operazioni militari israeliane o attacchi di coloni.


Arresti e violazioni dei diritti

Le donne palestinesi affrontano anche la realtà delle detenzioni nelle carceri israeliane. Nel 2025 sono stati documentati oltre 7.000 arresti in Cisgiordania, tra cui 200 donne.

Al 19 febbraio 2026, nelle carceri israeliane si trovavano oltre 9.300 detenuti palestinesi, tra cui 70 donne, comprese due minorenni. Secondo organizzazioni per i diritti dei prigionieri, molte detenute subiscono maltrattamenti, interrogatori duri e condizioni di detenzione difficili.

Per quanto riguarda Gaza, i dati restano incompleti a causa delle denunce di sparizioni forzate.

Migliaia di vedove e famiglie guidate da donne

Uno degli effetti sociali più pesanti della guerra è l'aumento del numero di vedove. Nella Striscia di Gaza 22.057 donne hanno perso il marito dall'ottobre 2023.

Di conseguenza è cambiata la struttura delle famiglie: la percentuale di nuclei familiari guidati da donne è salita dal 12% prima della guerra a circa il 18% nel 2025.

Molte donne sono diventate l'unico sostegno economico della famiglia, dovendo mantenere i figli e gestire la vita quotidiana in un contesto di crisi economica totale.


Economia paralizzata e disoccupazione record

Il mercato del lavoro a Gaza è praticamente collassato. La partecipazione femminile alla forza lavoro resta attorno al 17%, un dato simile a quello precedente alla guerra, ma che nasconde una realtà drammatica: il 92% delle donne attive è disoccupato, contro l'81% degli uomini.

Tra i giovani con diploma o laurea la disoccupazione raggiunge il 79%, con una forte disparità di genere: 86% tra le donne contro 70% tra gli uomini.


Distruzione e sfollamento

La guerra ha devastato il patrimonio abitativo di Gaza. Sono state distrutte completamente circa 268.000 abitazioni, mentre 148.000 sono gravemente danneggiate e 153.000 parzialmente colpite.

Più di 288.000 famiglie hanno perso la casa. Oggi circa 1,4 milioni di sfollati vivono in oltre mille siti di accoglienza, spesso in tende o strutture sovraffollate senza servizi adeguati.

Le donne e le ragazze sono tra le più esposte alle conseguenze dello sfollamento: mancanza di privacy, condizioni igieniche precarie e maggiore rischio di violenza.

Anche nel nord della Cisgiordania, dal 2025, operazioni militari hanno costretto circa 50.000 palestinesi a lasciare le loro case, in particolare nei campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams.


Il sistema sanitario al collasso

La guerra ha quasi distrutto il sistema sanitario di Gaza: il 94% delle strutture sanitarie è stato danneggiato o distrutto.

La situazione ha colpito in modo particolare le donne. Si stima che circa 37.000 donne incinte o che allattano soffrano di grave malnutrizione tra il 2025 e il 2026.

Il tasso di mortalità materna è salito drasticamente: 145 decessi ogni 100.000 nascite nel 2024, rispetto ai 17,4 del 2022.

Anche la cura delle malattie croniche è diventata estremamente difficile. Il cancro al seno rappresenta circa il 30% dei tumori tra le donne a Gaza, ma per oltre due anni molte pazienti non hanno avuto accesso a screening, radioterapia o cure adeguate.


Lavoro e disuguaglianze in Cisgiordania

In Cisgiordania le condizioni economiche sono meno drammatiche rispetto a Gaza, ma le disuguaglianze restano marcate. Alla fine del 2025 solo il 19% delle donne in età lavorativa partecipava al mercato del lavoro, contro il 72% degli uomini.

La disoccupazione femminile è del 27%. Tra i giovani laureati il divario è ancora più evidente: 45% di disoccupazione tra le donne, contro 28% tra gli uomini.

Le lavoratrici affrontano anche disparità salariali: il 31% guadagna meno del salario minimo, mentre tra gli uomini la percentuale è del 10%. Inoltre circa il 30% delle donne lavora senza contratto, e oltre la metà non ha accesso a diritti fondamentali come il congedo di maternità retribuito o l'indennità di fine rapporto.


Rappresentanza politica limitata

Con l'avvicinarsi delle elezioni locali dell'aprile 2026, torna al centro il tema della partecipazione politica femminile. Attualmente solo l'1% delle amministrazioni locali in Cisgiordania è guidato da donne, mentre il 21% dei membri dei consigli locali è femminile.

Le prossime elezioni rappresentano quindi un'occasione per aumentare la presenza delle donne nelle istituzioni locali e rafforzare il loro ruolo nei processi decisionali.

 
Nonostante le enormi difficoltà, le donne palestinesi continuano a sostenere le loro famiglie e le comunità. Tuttavia i dati mostrano chiaramente come siano anche tra le principali vittime delle conseguenze umanitarie, sociali ed economiche della guerra.


Conclusione logica

In Italia ci sono dei deficienti, sia nel mondo dei media che in quello della politica, che pretendono di far credere che l'illegale guerra iniziata da USA e Israele contro l'Iran sia giustificabile per come il regime degli ayatollah ha represso le contestazioni, sottolineando i crimini commessi soprattutto contro le donne. 

Se la logica vale ancora qualcosa, perché gli stessi deficienti non sbraitano le loro bestialità invocando un cambio di regime anche nello Stato ebraico di Israele? Stiamo parlando di uno Stato canaglia che, fin dal 1948, ha applicato una sistematica pulizia etnica del popolo palestinese, applicando dal 1967 un sistema di apartheid che, dal 2023 si è trasformato in genocidio. E quando si parla di Stato, non stiamo parlando solo del governo Netanyahu, ma di "gran" parte della società ebraico israeliana che, fin dall'infanzia, è stata educata ad odiare i palestinesi, considerati occupanti e trogloditi... né più né meno che delle bestie. 
E invece di auspicare una guerra contro Israele, in Parlamento si cerca di approvare una legge che definisce antisemita chiunque osi criticare lo Stato ebraico di Israele.
E tutto questo è normale? Se si invoca il rispetto dei diritti, se si denunciano i crimini, se si invoca la legalità... questo deve valere per tutti. E se i crimini sono commessi da degli ebrei, anche questi devono essere denunciati e perseguiti... non perché ebreo, uno può essere al di sopra della legge, dell'etica, della morale.
È così difficile capirlo?