Milano torna a essere crocevia di culture e creatività con la nuova tappa di Mad Mood, il format ideato dalla salentina Marianna Miceli, che da dieci anni porta nella Fashion Week una visione inclusiva e profondamente legata al mondo mediterraneo prima, ma anche un profondo sguardo a tutto il mondo della moda, anche quello più remoto. Un progetto che, come ricordato in recenti interviste, nasce per “intrecciare identità culturali, tecnologia e artigianato”, trasformando la moda in un atto identitario. 

All’Hotel Melià, per l’edizione di febbraio 2026, hanno sfilato brand ormai fedeli alla manifestazione, come quello del kazako Aidarkhan Kaliev, insieme alle presenze più recenti dell’argentina Andrea Garmendia e della bulgara Radi Lazarova. A sorprendere il pubblico, le creazioni dell’italiana Barbara Braghin, accanto all’immancabile Istituto Cordella, realtà leccese che negli ultimi anni ha conquistato premi e riconoscimenti alla Milano Fashion Week grazie ai suoi giovani talenti. 

In passerella anche due modelle simbolo del progetto, Jenny Di Marco (nella foto di Massimiliano Bordignon) e Veronika Stefanova, mentre tra gli ospiti si sono affacciate figure note della tv come Susanna Messaggio e Simona Tagli. Ma il cuore pulsante dell’evento resta l’idea della Miceli: avvicinare il pubblico a un mondo spesso percepito come distante, portandolo “sul red carpet” e trasformando la moda in un’esperienza accessibile.
Mad Mood si conferma così un ponte tra Lecce e Milano, tra tradizione e futuro, tra sogno e realtà: una moda che, più che da porter, è da guarder, capace di emozionare e includere.