Questa mattina è stato messo in rete il video del Ministro Ben Gvir che presentava i terroristi della Sumud Flotilla seduti in terra in attesa di essere inviati presso una prigione e le armi che trasportavano per attentare alla sicurezza di Israele: succhi di frutta, pacchi pasta e di farina, latte in polvere ecc. ecc. 

Le stupidaggini sparate dal Ministro degli interni israeliano sono riuscite ad eguagliare quelle di alcuni dei nostri esponenti dell’attuale governo.

Mentre Ben Gvir “latrava” i suoi insulti, gli attivisti gli cantavano: “Free, free Palestine”.

È un video grottesco, che sicuramente servirà da catalizzatore – nel bene e nel male - alle coscienze di tutti coloro che lo vedranno.

Vengono definiti terroristi persone comuni che mossi da compassione e sete di verità e giustizia hanno affrontato un viaggio rischioso per testimoniare solidarietà ad un popolo destinato allo sterminio. 

Quel video rappresenta una testimonianza contro l’indifferenza e la complicità degli stati occidentali abituati ad usare i genocidi per affermare la loro supremazia e interessi speculativi: guadagnare con la distruzione e guadagnare con la ricostruzione.

Personalmente non considero la scelta di processare i responsabili di tali orrori dopo che hanno eliminato centinaia di migliaia di vittime: occorre a tutti i costi preservare le vite degli innocenti altrimenti questi assassini avranno vinto.

Non so che farmene di una condanna a morte (alla quale sono contraria) o un ergastolo postumo perché al danno della perdita di vite umane non si può più porre rimedio: voglio che il diritto alla vita, all’autodeterminazione - sia collettiva che individuale - sia difesa concretamente da tutti i governi e le organizzazioni preposte a tale scopo prima che accadano certe tragedie: le leggi ci sono e devono essere rispettate.

Se un esaltato, con funzioni pubbliche di alto livello come un ministro di un governo genocidario, definisce pubblicamente terroristi, dinanzi a milioni di testimoni, coloro che “danno da mangiare agli affamati e da bere agli assetati” (questa frase dovrebbe ricordargli qualcuno del suo popolo che la pronunciò duemila anni fa) come possiamo definire chi usa la fame, i bombardamenti, le pallottole e il terrore per eliminare e deportare dei cittadini inermi?  L'operazione militare per fermare il transito di natanti inoffensivi che trasportavano generi alimentari e medicine include una serie di violazioni gravissime del diritto internazionale e del diritto umanitario contenuto nella Convezione di Ginevra. Vi è il "presunto" reato di pirateria e sequestro di persona, il trasporto di prigionieri in territorio israeliano dove sono stati sottoposti ad un processo per violazione del diritto di immigrazione irregolare (falso perché erano in acque internazionali e trasportati con la forza in territorio israeliano) e imprigionati con la falsa accusa di terrorismo consumato a colpi di pacchi di farina e latte in polvere.

Prima di aspettare che la “storia” li giudichi abbiamo il dovere di fermarli, possiamo farlo alla barba dei nostri governi: non diveniamo complici di quanto sta accadendo.

I portuali di Genova hanno detto che non faranno passare neanche un chiodo da e per Israele; la Spagna ha chiuso tutto il territorio; il Presidente della Colombia ha preso a calci l’ambasciatore israeliano & C. e sta preparando un’azione legale contro Israele invitando tutti gli stati a parteciparvi. Questa è un'ottima iniziativa!

Ieri sono partite 45 imbarcazioni turche della “Freedom Flotilla” dal porto di Arsuz, nella provincia di Hatay, in segno di solidarietà alla Global Sumud Flotilla con lo stesso obiettivo: rompere il blocco navale israeliano sulla Striscia di Gaza e nessuno ne parla. Male! Seguiamoli e stiamo loro vicini come abbiamo fatto con la Sumud Flotilla, anche questi attivisti rappresentano e lottano per gli stessi valori e hanno bisogno della nostra solidarietà e vigilanza.

Da parte nostra dobbiamo combattere tutti i giorni per difendere questi principi perché la solidarietà, la pace, la verità e la giustizia la “costruiamo” quotidianamente partendo dalla nostra vita, come cittadini, come lavoratori e, soprattutto nelle nostre famiglie coltivando e trasmettendo ciò che ci differenzia dai mostri che governano il mondo.

Il “piano di pace” trumpiano è la svendita dei diritti e della dignità di un popolo destinato ad essere espropriato del suo territorio e, se la proposta fallisce, i signori della guerra “termineranno il lavoro”: questa non è pace è uno squallido ricatto del più forte contro degli indifesi dati in pasto all’imprenditoria predatoria dell’occidente.