ANTEPRIMA BERLINALE 2026: Rose – Il travestimento come atto politico nell'Europa della Guerra dei Trent'anni
Tra i titoli più attesi della Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2026, Rose segna il ritorno alla regia di Markus Schleinzer con un austero dramma storico che rimette al centro la forza interpretativa di Sandra Hüller. Ambientato nell’Europa del XVII secolo, in un contesto segnato dalle conseguenze della Guerra dei Trent’anni, il film racconta la storia di una donna che assume l’identità di un soldato per rivendicare diritti, proprietà e autonomia in una società che li nega sistematicamente al suo genere.
Schleinzer costruisce un racconto rigoroso e analitico, in cui il travestimento diventa molto più di un espediente narrativo: è un dispositivo politico che espone la fragilità delle strutture sociali fondate su documenti, fede e reputazione. Il personaggio di Rose si inserisce in una comunità protestante isolata, guadagnandone lentamente la fiducia; ma la sua integrazione si fonda su una menzogna necessaria, che rivela l’arbitrarietà delle gerarchie e l’impossibilità, per alcune identità, di esistere senza finzione.
Con una messa in scena sobria e controllata, Rose esplora il conflitto tra verità individuale e ordine collettivo, interrogandosi su quanto sia lecito reinventarsi per sopravvivere. Il film trasforma una vicenda ispirata a casi reali in una riflessione contemporanea su identità, potere e appartenenza, confermandosi come uno dei titoli più discussi e potenzialmente incisivi del concorso berlinese.
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